In Basilicata a rischio aree carsiche, bacini idrici e importante grotta

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Grotta Castel di Lepre

Il progetto Eni di raddoppio delle estrazioni di petrolio a Marsico Nuovo prevede di costruire pozzi e oleodotti situati a poche centinaia di metri più a monte, con il pozzo «Pergola 1» che, nelle sue diverse fasi di perforazione ed estrazione, utilizzerà fanghi, fluidi ed additivi chimici con la possibilità di utilizzo della tecnica di acidificazione in pressione

La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) denuncia all’opinione pubblica il grave rischio per l’ambiente e per la salute derivante dalle attività petrolifere nel territorio di Marsico Nuovo, dove è in fase di procedura Via (Valutazione impatto ambientale) il progetto di messa in produzione del pozzo «Pergola 1»;, unitamente alla realizzazione e alla messa in esercizio delle condotte interrate dell’oleodotto di collegamento con il Centro Olio di Viggiano.

 

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Nel preannunciare la presentazione di proprie osservazioni/opposizioni al progetto dell’Eni, la nostra Organizzazione paventa la possibilità futura di inquinamento petrolifero nel bacino sotteso al pozzo ed agli oleodotti se realizzati nell’attuale ubicazione. I rischi sono reali e lo studio Eni non li prende in considerazione.
La Grotta Castel di Lepre, ad esempio, nello studio Eni non viene presa in considerazione pur essendo molto conosciuta in sede scientifica e dai numerosi gruppi speleologici italiani ed esteri che frequentano il geosito di rilevanza nazionale. Così come evidenziato da alcune associazioni speleologiche (con i suoi 2 chilometri di sviluppo) la Grotta Castel di Lepre, in gran parte ancora inesplorata, detiene il primato della grotta più lunga della Basilicata ed una delle più interessanti del Sud Italia, anche dal punto di vista faunistico, essendo popolata da una comunità di invertebrati e pipistrelli.
Le fotografie dei gruppi speleologici documentano (al di là di ipotesi e studi geologici) come il sottosuolo di Marsico Nuovo sia interessato da fenomeni carsici e vi scorra un lungo e copioso fiume sotterraneo che si alimenta dai numerosi percolamenti sovrastanti e che alimenta le sorgenti situate a valle. Una vocazione «idrica» che trova conferme in evidenze inconfutabili e da oggi sotto gli occhi di tutti.

La grotta di Marsico Nuovo e le aree carsiche dell’Alta Val d’Agri, a cavallo dei sistemi e bacini idrici dell’Agri-Tanagro-Sele sono oggi minacciate, fa rilevare la Ola, dal progetto Eni di raddoppio delle estrazioni di petrolio che a Marsico Nuovo prevede di costruire pozzi e oleodotti situati a poche centinaia di metri più a monte, con il pozzo «Pergola 1»; che, nelle sue diverse fasi di perforazione ed estrazione, utilizzerà fanghi, fluidi ed additivi chimici con la possibilità di utilizzo della tecnica di acidificazione in pressione.
Lo studio Eni appare da questo punto di vista carente e scarno di informazioni non solo sui prodotti chimici impiegati ma anche sul piano tecnico e sui piani ingegneristici con le stratigrafie riscontrate sia dai rilievi sismici, sia durante la perforazione considerate segreto industriale. Un rischio che può diventare un vero e proprio disastro ambientale, in caso di incidenti tutt’altro remoti, a giudicare dalla frequenza in cui essi si sono verificati in Basilicata derivanti da perforazioni, esercizio e trasporto di greggio. Incidenti fatti passare come «eventi» o addirittura sabotaggi.

La Ola, nel chiedere che le istituzioni neghino le nuove autorizzazioni ambientali ad Eni, fa appello alla comunità scientifica, agli studiosi ma soprattutto ai cittadini affinché facciano sentire la propria voce per scongiurare un possibile disastro ambientale, purtroppo annunciato.

 

(La foto del titolo è frutto di una ricerca condotta da Centro altamurano ricerche speleologiche, Gruppo grotte Grottaglie, Gruppo speleologico leccese Ndronico, Gruppo speleo Statte)