La salvezza del pianeta non è ideologica

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Proviamo a confrontare le tesi da un punto di vista puramente scientifico. La posizione classica del Global Warming si presenta e viene rappresentata, secondo Ipcc, con un indice unico fondamentale: la temperatura della Terra. Non si fa riferimento al Global Dimming (Raffreddamento Globale). Nonostante il Rapporto Ipcc sia il risultato degli studi della grande Comunità scientifica sussistono diverse interpretazioni delle causa e degli effetti del Cambiamento Climatico. In particolare la scuola ambientale e meteorologica russa che fa capo allo scienziato Abdus Amatov ma anche a Stanislav Perov, ritengono che gli effetti del Sole e del sistema solare siano le cause primarie del Riscaldamento Globale anzi credono piuttosto al prossimo Raffreddamento Globale

La nuova versione, la quinta, del Rapporto internazionale Ipcc (Intergovernmental on Climate Change) [il cosiddetto Fifth Assessment Report (AR5)], sviluppato da 800 scienziati e ricercatori scelti nell’ambito della Comunità scientifica internazionale, organizzati in tre Gruppi di Lavoro (Working Group= WG) è stato pubblicato e distribuito nel 2014. Sembra che manchi un terzo volume integrativo ed in parte già correttivo.
L’argomento di lavoro del primo Gruppo di lavoro (WGI) è costituito dalla Scienza delle Basi Fisiche (The Physical Science Basis), mentre il Gruppo numero due (WGII) si interessa di valutare l’impatto, adattabilità e la vulnerabilità dell’uomo ai Cambiamenti Climatici. Più specificatamente il Gruppo di Lavoro III (WGIII) ha il compito di analizzare i metodi e mezzi di mitigazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatico.
Così, il Rapporto Ipcc valuta le informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche rilevanti per la comprensione del rischio umano indotto dai cambiamenti climatici. In fondo l’Ipcc si rende conto e divulga, prima di tutto ai decisori politici, e quindi ai cittadini, quanto ben noto, da decenni, ad una cerchia ristretta di scienziati, ossia che. al momento, la Umanità terrestre vive in un società che può essere definita la «Società del Rischio».
In sintesi, la posizione classica generale del Global Warming si presenta e viene rappresentata, secondo Ipcc, con un indice unico fondamentale: la temperatura della Terra. Non si fa riferimento al Global Dimming (Raffreddamento Globale). Nonostante il Rapporto Ipcc sia il risultato degli studi ed analisi della suddetta grande Comunità scientifica (con i suddetti tre Working Group) sussistono diverse interpretazioni e percezioni delle causa e degli effetti del Cambiamento Climatico.
In particolare la scuola ambientale e meteorologica russa che fa capo allo scienziato Abdus Amatov, direttore del Dipartimento di Ricerca Spaziale dell’Osservatorio Astronomico di San Pietroburgo ma anche al grande Stanislav Perov del Central Aerological Obsevatory, Moscow e del Gruppo di Koktebel, ritengono che gli effetti del Sole e del sistema solare siano le cause primarie del Riscaldamento Globale anzi credono piuttosto al prossimo Raffreddamento Globale.
Invece, la maggior parte dei partecipanti all’Ipcc (indipendentemente dalla provenienza dei tre WG) crede nel forte incremento della componente antropica ossia dell’effetto dell’impiego dei carburanti fossili da parte dell’uomo. Ovviamente, ambedue le posizioni hanno il loro effetto e la loro validità relativa sul Cambiamento Climatico. La valutazione più accreditata della percentuale di effetto antropico viene definita pari al 10%, ossia un decimo dell’effetto dominante del Cambiamento Climatico. Per decenni alcuni ricercatori (tra i quali il sottoscritto) si sono interessati in modo concreto dei cosiddetti effetti dei fattori ambientali sui Sistemi Complessi, il cui sistema primario è l’Uomo.
In questo lavoro, si presenta solo un effetto fondamentale conseguenza della analisi dei Cambiamenti Climatici: il sorgere di vari gruppi interpretativi, di varie associazioni che si ispirano a questi lavori dell’Ipcc e, per alcuni versi si comportano come vere e proprie sette dogmatiche e psuedo-religiose. Gli iniziatori e inventori degli studi ed analisi degli effetti e delle cause dei Cambiamenti Climatici non avevano certo pensato o intuito che sarebbero sorti, come funghi, gruppi di seguaci che, con atteggiamento dogmatico ed al limite quasi invasato, avrebbero creato associazioni varie e, al limite, sette di divulgazione del verbo ambientale e di creazione di timor panico e di forti preoccupazione nelle file dei cittadini.

Dal 1975-2000 la temperatura terrestre si è stabilizzata il che potrebbe essere il segno dell’effetto del Sole non si giustifica con una riduzione di irradiazione solare ma è correlato al vento solare e quindi aumentano i raggi cosmici sia interni al sistema solare sia provenienti dallo Spazio esterno ma interno alla nostra Galassia.

Pensiero-fig1In Fig. 1, si mostrano le variazioni di temperature nel tempo sulla superficie della terra suddivisa in «pixel» ossia in punti di uguale dimensione. Nel periodo dal 1901 al 2012, l’elongazione massima della variazione delle temperature è al massimo di 3, 2°C (Gradi Celsius).

L’effetto del Sole è stato finalmente citato nel quinto rapporto dell’Ipcc.
Inoltre la Natura gestisce gli scompensi climatici mentre i fenomeni naturali causano molte più morti per l’aumento della popolazione e per l’insediamento degli uomini in zone che prima non erano abitate poiché considerate inabitabili.
L’intervento dell’uomo può condurre alla catastrofe globale (variazioni climatiche non controllabili dovute alla impossibilità di controllare a livello mondiale l’uso dei carburanti fossili e relative conseguenze incontrollabili, impatto di asteroidi provenienti da ambienti spaziali incontrollabili, guerre moderne con armi nucleari, guerra biologica globale, guerra con le nuove armi ad energia diretta, catastrofe prodotta dalla forte diminuzione di produzione di alimenti agricoli sani e cibo in generale e quant’altro avente potenzialità simili). Alcuni di questi fenomeni possono essere scatenati solo e soltanto da uomini privi di scrupoli, dittatori, politici potenti pazzi incontrollabili, che hanno perso l’umanità per sete di potere.

La Natura, però, provvede a eseguire l’azione correttiva per riportare la vita e gestire il ciclo di reazione positiva così la Natura vince sempre sull’uomo che fa danni. Una delle questioni più importanti poste dall’Ipcc n° 5 è la comprensione del margine di sicurezza rispetto una eventuale condizione di instabilità ambientale terrestre globale.
Fino ad ora, la Natura ha provveduto e continua a provvedere a eseguire le necessarie azioni correttive che garantiscono la continuazione della vita sulla Terra. Qualcuno dice che la Natura vince sempre sull’uomo che fa danni innescando sistemi complessi di cicli di reazioni positive e negative che, ben combinate continuano a mantenere ed eventualmente riportare la vita sul globo terrestre. Queste affermazioni trovano riscontro nei prossimi due diagrammi di temperature (accuratezza e variazione del livelli del mare) riportati nelle prossime figure estratte da Ipcc.

 

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Fig. 2 – Accuratezza delle misure di temperatura: WGI_ARS_Fig. N° 2 (Ipcc)

 

Si nota che la temperatura, con tutte le oscillazioni del caso, è aumentata da circa il 1980 in poi fino ai tempi attuali con variazioni che si mantengono sempre positive.
Analizzando il livello del mare in un periodo analogo di tempo si osserva un incremento del livello del mare nel tempo prodotto dalle variazioni di temperatura della superficie terrestre in modo quasi proporzionale. La figura successiva (presa da Ipcc) mostra questo fenomeno chiaramente.

 

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Fig. 3 – Aumento del livello del mare nel tempo (da Ipcc 2013)

 

In fondo alla Terra, la famosa Gaia di Buckmister Fuller, interessa che la vita continui ad esistere sulla sua superficie ma non necessariamente richiede ed impone che continuino ad essere ad esempio 7 miliardi di uomini oppure che l’Umanità si evolva al punto da raggiungere ad esempio 20 miliardi di uomini. In tempi complessi e di unità di misura galattici o di base universale, l’evoluzione dell’uomo copre un intervallo piccolo ed estremamente limitato. Madre Terra lo sa e ragiona con i suoi termini ed unità temporali di riferimento che per gli uomini sono estremamente più lunghi (al limite quasi infiniti) rispetto a propri tempi di vita dell’Umanità.
Di conseguenza, legato ai Cambiamenti Climatici anche se in maniera forzata, si presenta alla intelligenza umana il problema della Estinzione della specie uomo (almeno di tipo terrestre). L’uomo impaurito per questa evenienza, non più del tutto improbabile, pensa alla propria sopravvivenza ed inventa nuovi sensi di vecchi termini come «la sostenibilità» e pensa che finalmente riesce a proporre un modello di «decrescenza» del tutto improbabile e del tutto fuori senso poiché oltre il 70% della popolazione mondiale vive in uno stato di sottosviluppo che tende solo e soltanto a rincorrere il modello di sviluppo occidentale ormai classico per avvicinarsi sempre più allo stile e modo di vivere dei Paesi sopra-sviluppati.
Così il modello Ipcc cerca di mediare fra queste posizioni tanto lontane fra le sette di invasati e la necessità di una redistribuzione della economia secondo criteri più giusti e equipollenti fra gli uomini. In ogni caso si tratta di posizioni opponentisi idealiste molto lontane fra di loro.
Basti pensare ad alcuni concetti elementari che vengono riportati normalmente dai santoni (specie di guru di basso livello) della ecologia catastrofista:

1. Il modello di riduzione dello sviluppo (torniamo a vivere come nel medio evo o prima del medio evo!), adottiamo la politica manageriale della riduzione degli sprechi e dei bisogni, impieghiamo ed applichiamo modo estensivo la «efficienza energetica» per arrivare ad un risparmio superiore. Insegniamo alle nuove generazioni a risparmiare e vivere con minori necessità ed altre scelte del genere. Tutto ciò, in Italia, è necessario poiché non si è voluto pervenire alla scelta energetica nucleare. Questa scelta filosofica di vita francescana fa sorridere almeno il 50% degli italiani. Molti furbi venditori e presentatori televisivi ne hanno fatto un loro cavallo di battaglia. Per altri si tratta solo di una baggianata megagalattica. Gli uomini che hanno fatto la seconda Guerra mondiale, ormai pochi, ed hanno patito il dopoguerra non possono che sorridere amaramente a queste stupidaggini «verdi»! Solo le nuove generazioni vissute nella bambagia vivono in questo stato di terrore nel dovere ridurre il loro stile di vita, i loro sprechi (automobili, motociclette, vestiti a non finire ecc.). Ma questo i cosiddetti «verdi» fanno finta di non capire o di dimenticare.
2. La sostenibilità: concetto privo di senso poiché relativo a ciascuna situazione oggettiva, non misurabile per definizione e dipendente fortemente dalla tipologia di uomo e delle circostanze. La sostenibilità non ha caratteristiche assolute ma dipende da caso a caso, da uomo ad uomo, da sistema a sistema: quindi, in quanto relativa, è priva di senso o, il che è la stessa cosa, cambia di caso in caso. La relatività ricerca l’assoluto e non la definizione degli eventi relativi.
3. Timore per la catastrofe inizializzante la «estinzione» della specie umana: un’altra sorta di fenomeno-evento di cui alcuni sono stati precedentemente definiti.

L’Importanza quindi delle valutazioni e opinioni scientifiche dell’Ipcc è veramente essenziale e sostanziale per la sopravvivenza dell’Umanità a patto che i «decisori politici» ai quali è diretta, in modo prioritario, si attengano ai risultati e prendano decisioni deduttive razionali in accordo con i dati dell’Ipcc N°5 (per ora).
Tutto questo discorso viene arricchito con alcune delle rappresentazioni grafiche elargite dall’Ipcc previa debita citazione della fonte. Questo approccio non consente di indulgere a lungo nelle classiche spiegazioni divulgative del Rapporto Ipcc, di cui stanno parlando in moltissimi.

Il pensiero ecologico

Prima di tutto va chiarito che il pensiero ecologico va ben oltre, supera il Rapporto Ipcc e, anche se in parte si ciba e di arricchisce dai Rapporti dell’Ipcc, è nato e cresciuto con l’uomo e si evolve con esso stesso, anche se appare che non è ben chiaro all’Umanità.
L’intrinseco (mio) Pensiero Ecologico, è nato nelle campagne sannitiche della Pentria, lungo i tratturi delle antiche vie di Viteliù che percorrono tutto l’Antico Sannio (da almeno 8 secoli prima della nascita di Roma) a sud fino alle pianure pugliesi e a nord fino alle Marche del sud (Peligni ecc.).
Di conseguenza, il pensiero ecologico quindi (anche per il piacere di Giuseppe Altieri) continua ad avere molti dubbi e tante critiche nei confronti del nuovo «verbo» scientifico dell’Ipcc.
Nella figura 4 quindi si riportano oltre agli andamenti della CO2 prodotti dalla combustione dei carburanti fossili e dai processi industriali ma anche dai processi prodotti dalla deforestazione per incendio ed altro e l’impiego di altro terreno (Folu); si riporta l’andamento del metano (CH4), dell’ossido di azoto (N2O), dei gas fluorati coperti dal Protocollo di Kyoto (F-gases). Nella parte destra della figura si riportano le emissioni atropogeniche (GHG) nell’anno 2010 mostrate come suddivise nei loro componenti assieme alle relative incertezze di misura (con intervallo di confidenza del 90% ed indicate con le barre di errore.
Le incertezze dell’emissione totale antropogenica GHG vengono dedotte dalle stime di ciascun gas individuale con la metodologia descritta nel Capitolo 5 [5.2.3.6] del Rapporto Ipcc.

Le emissioni di antropogeniche di Gas Serra (GHG) aumentano nonostante tutti gl sforzi eseguiti per la riduzione. L’accrescimento maggiore delle emissioni è quello del CO2 proveniente dalla combustione dei carburanti fossili e dai processi industriali. (Ipcc).

 

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Fig. 4

 

1. Le missioni cumulative di CO2 sono raddoppiate dal 1970.
2. L’industria e i rifornimenti di energia sono responsabili dei tre quarti dell’aumento di emissioni con un ruolo incrementale nell’ultimo decennio.
3. Ascesa ripida delle emissioni di CO2 prodotto dai fossili, dal cemento e da incendi («flaring»).
4. L’emissione globale di CO2 è nota con un errore pari a 8%.
5. L’emissione di CO2 dal cosiddetto «Folu» è nota con una grande incertezza dell’ordine del 50%.
6. Va tenuto molto ben in conto il fattore di emissione di metano CH4.
7. Di fatto, il gas serra metano ha «potere serra» (ossia di produrre effetto serra) superiore a quello dell’anidride carbonica CO2 mediamente di un fattore 20 anche se con certe limitazioni e quindi va incluso nella analisi in modo chiaro, rigoroso ed inequivocabile. (Figure 1.3, Figure TS.1 da Ipcc 2014 WGII)

 

A dispetto di questi dati scientifici esemplificativi, l’ecologismo moderno si è evoluto sviluppandosi, in maniera dogmatica e religiosa secondo criteri classici del dogmatismo più becero (anche fiscale) possibile quello cosiddetto «verde». La rappresentazione precipua e specifica di questo sviluppo si presenta con le tipiche caratteristiche medioevali delle «Compagnie di Gesù» che, da invasati, andavano camminando in fila predicando a tutti l’avvento della morte e della necessità di purificazione e di pentimento per tutti i peccatori. «Mutatis mutandis» varie sette di «predicatori invasati» hanno riempito il panorama social politico italiano, proponendo soluzioni parziali del problema energetico e di quello del Riscaldamento ambientale (Global Warming and Global Dimming) sia a livello nazionale sia internazionale. Si tratta sempre di una buona azione che si propone scopi buoni per il miglioramento della vita o meglio della qualità della vita dell’Umanità attuale. Purtroppo questi movimenti settari sono del tutto anacronistici.
Frattanto, l’Ipcc presenta nuovi diagrammi scientifici come il seguente.

 

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Fig. 5 – SPM.1 (Ipcc)

 

La decomposizione del cambiamento decennale della emissione totale di CO2 prodotta dalla combustione dei carburanti fossili viene eseguita dividendo per quattro fattori:

1. La popolazione.
2. Il Pil (In Americano: Gross Domestic Product) pro capita [ossia il prodotto interno lordo (Pil) è il valore di mercato di tutti i beni finali ufficialmente riconosciute e servizi prodotti all’interno di un paese in un anno, o un altro dato periodo di tempo. Il Pil pro capite è spesso considerato un indicatore di un paese standard].
3. L’intensità energetica del Pil.
4. L’intensità energetica del carbone. Le barre mostrano le variazioni associate a ciascun fattore da solo mantenendo gli altri fattori costanti.

Le variazioni decennali totali sono mostrate sotto i triangoli. Le variazioni sono misurate in giga-tonnellate (Gt) di emissioni di CO2 per decennio. Le entrate economiche vengono convertite nelle unità di misura opportune ed adattate impiegando la parità di acquisto energetica. Osservando si deduce facilmente che non si può raggiungere una riduzione di emissione globale antropogenica senza ulteriori sforzi poiché si prevede un aumento di emissioni a causa dell’aumento di popolazione globale terrestre e dell’incremento del prodotto economico interno.
Gli scenari basilari, ossia quelli senza ulteriori azioni di mitigazione, consentono di dedurre il risultato di incrementi di temperatura globale media superficiale terrestre nel 2100 compresi fra 3,7 e 4,8°C a paragone con i livelli pre-industriali che avevano variato da 2,5°C a 7,8°C, in termini di valori medi con la inclusione della incertezza misurata a quei tempi con alto livello di confidenza.
Gli scenari di emissione per questo tipo di valutazione rappresentano la somma di tutti i componenti radiativi forzanti includenti i fattori antropogenici, l’ozono troposferico, gli aerosol, e le variazioni di albedo. Gli scenari basilari ossia gli scenari senza particolari ed esplicite azioni e sforzi per contrastare le emissioni, eccedono le 450 parti per milione (ppm) di CO2 equivalente entro il 2030 e raggiungono livelli di concentrazione di CO2 equivalente compresi fra 750 e 1300 ppm di CO2 eq entro il 2100 (si veda Fig. 4). Questi campi di valori sono corrispondenti a livelli di concentrazione atmosferica compresa nell’intervallo fra RCP 6.0 e RCP 8.5.

 

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Fig. 6 – SPM.2. (Ipcc)

 

Sono quindi stati sviluppati molti scenari multipli e diversi per interpretare le varie opzioni tecnologiche e comportamentali che si presentano con caratteristiche ed implicazioni diverse per il cosiddetto «sviluppo sostenibile» (con tutte le obiezioni ed i commenti elaborati prima e dopo di questa frase) a seconda del livello di mitigazione.
Mentre questo tipo di analisi procede con enormi sforzi scientifici, le suddette sette pseudoreligiose osannano, creano e affrontano delle specie di guerre religiose anti-industriali ed antitecnologiche proponendo un modello di sviluppo di ritorno alla vita bucolica, georgica e fantasiosamente pura. Si tratta di un sogno neppure di mezza estate. Così, molti atti di queste sette dogmatiche e prive di senso concreto e realistico moderno fanno molte battaglie serie e ben definite e specifiche, giustamente definite corrette, giustamente dirette e convogliate (ad esempio Ilva, perdita di petrolio nel mare del Messico di alcuni anni fa con grave inquinamento, rivolta o supporto ai poveri derelitti del disastro di Chernobyl, ma purtroppo poco supporto al terremoto e maremoto di Fukushima ecc.). Le battaglie contro la Tav oppure il ponte sullo stretto di Messina ed altre dello stesso tipo svalutano il lavoro delle sette ecologiche verdi, poiché non hanno senso ecologico mentre appaiono semplicemente dirette, sottofondo, da strani e vergognosi interessi economici locali.
Nel caso di Fukushima queste sette prendono un grande abbaglio e fanno enormi errori: a Fukushima ci sono stati almeno 30.000 (trentamila) morti a causa dello tsunami e maremoto, ma nessun morto per ragioni di radioattività, eventualmente emessa dai 3 o 4 reattori nucleari implicati. A Fukushima, gli unici edifici rimasti in piedi sono quelli dei reattori nucleari.
Nel numero de «Le Scienze» di Aprile 2014, sono riportate le dosi di radiazioni misurate attorno alle centrali nucleari di Fukushima, dopo tre anni dall’incidente. L’articolo scientifico che riporta dette misure è firmato da Kouji H. Harada dell’Università di Kyoto e dai suoi colleghi degli altri Istituti giapponesi. Letteralmente chiariscono che hanno stimato l’esposizione alle radiazioni per il 2012 dei residenti in tre aree (Kawauchi, Tamano e Haramachi) comprese fra 20 e 50 chilometri dall’impianto. Continuano asserendo che i risultati pubblicati su «Proceedings of the National Academy of Science» hanno mostrato che gli abitanti di quelle aeree a ridosso della zona ad accesso interdetto, delimitata da un raggio di 20 chilometri attorno alla centrale nucleare, hanno ricevuto in un anno una dose di 2 millisievert associata all’incidente, dovuta principalmente a isotopi del cesio. Di fatto è una dose equivalente a quella ricevuta in un anno dalla popolazione giapponese da fonti naturali.
Harada e colleghi hanno monitorato 483 volontari, hanno stimato l’aumento per il rischio di ammalarsi di alcuni tumori in futuro a causa dell’esposizione alla dosi di radioattività successive al 2012. Nelle tre aree considerate, l’incidente alla centrale nucleare porterà a un’incidenza aggiuntiva di tumori solidi dell’1,06 %, invece di leucemia dello 0,03 per cento e di tumore al seno dello 0,28 per cento. Per gli autori si tratta di fluttuazioni così esigue che, probabilmente, non saranno rilevabili dal punto di vista epidemiologico. Secondo «Le Scienze», quest’ultima stima del rischio però non include la dose di radiazione assorbita prima delle misurazioni del 2012.
Ogni anno più di 75 milioni di donne al mondo si sottomettono alle operazioni di ricerca di scrutinaggio (screening) del cancro al torace e si sottopongono alla mammografia. I ricercatori nel campo nucleare si domandano pure se le operazioni di mammografia sono assolutamente sicure e non presentano rischi residui. Alla stessa stregua, 35 milioni di pazienti beneficiano dell’uso dei radioisotopi per la diagnosi o la terapia del cancro. Anche in questo caso si fanno continue ricerche per garantire la massima sicurezza delle applicazioni. Gli effetti sulla salute delle esposizioni a bassi livelli di radioattività come quelli che si sono verificati a Fukushima possono essere anche molto complicati da valutare e dimostrare in modo inequivocabile ad alto livello di confidenza. Gli abitanti dei villaggi vicino a Fukushima sono stati evacuati poiché esposti a bassi livelli di radioattività, ma adesso hanno il problema di ritornare alle loro case in modo sicuro: questo problema è prioritario per la ricerca ed analisi continua organizzata dai vari enti preposti.
Una curiosità: il veicolo che corre sul terreno di Marte è alimentato da una sorgente nucleare. La ricerca scientifica sta affrontando, inoltre, ma molto seriamente il problema della propulsione nucleare di navicelle spaziali dirette su Marte.
Pertanto, si invitano queste sette di pseudo-religiosi a non fare troppo chiasso e guardare con calma ai fatti concreti senza inventarsi cose orrende che non si sono verificate almeno per ora.
Le ultime notizie riportate dalle Agenzie internazionali riportano che l’Imperatore del Giappone ha deciso di fare sostituire le Centrali nucleari vecchie con centrali nuove e moderne della terza generazione avanzata e di continuare a produrre energia elettrica con le suddette Centrali nucleari. Analoga decisione è stata presa dal Presidente Holland in Francia che, sembra, abbia deciso di fare sostituire tutte le centrali nucleari vecchie di almeno 40 anni con nuove centrali Epr della terza generazione avanzata. A livello mondiale, però, si prevede un grande aumento di numero di Centrali nucleari, pulite ed ecologiche e industrialmente rinnovabili in Cina (74), in India (oltre 30), negli Usa (recentemente almeno 4), Turchia ecc.
Frattanto, per il futuro, le ultime valutazioni e stime internazionali suggeriscono adesso di bruciare il carbone in miniera, idrogenarlo e produrre gas (e credo sia possibile anche petrolio).
Contemporaneamente le stesse fonti asseriscono che le riserve di idrocarburi (shale gas e shale petrolio) si avviano a durare secoli, con buona pace dei problemi climatici che continueranno ad essere più severi e più pericolosi. Probabilmente, la fonte nucleare e le fonti rinnovabili diventeranno, al confronto con le nuove fonti fossili, troppo costosi! Tuttavia, gli è tutto da dimostrare!
Si tratta, come si vedrà successivamente, di accettare molti, tanti e maggiori rischi ben superiori a quelli del nucleare pacifico per la generazione di energia elettrica e basta.

Cadute di stile

Troppe volte si verifica una caduta di stile da parte dei verdi (che gli inglesi chiamano «green style fall down») che è caduta in basso precipitevolissimevolmente con varie forme di pubblicazioni avventate di cui si sono riportati alcuni esempi si speculazioni, oppure di operazioni di «marketing» avventate e fumose che riportano raggiungimenti di efficienza energetica del tutto incompatibile con i dati fisici precisi e rigorosi presentati, ad esempio dai pannelli solari.
Per chi (come me) è stato iniziato alla fisica e tecnologia dei pannelli solari satellitari già nel 1969, questi maturi pannelli solari costituiscono una tecnologia matura e forse già vecchia. Nuove tecnologie di nano-componenti solari al grafene ecc. sono in via di sviluppo con grande incremento di rendimenti ed efficienza. Per piacere però non si dica che la tecnologia nucleare e vecchia mentre quella delle celle solari (nata negli anni 60 del secolo scorso) è nuova e moderna. Alla stessa stregua, per piacere non si dica che il solare termodinamico è nuovo rispetto alla tecnologia delle centrali nucleari. Gli specchi solari sono stati inventati da Archimede attorno a 2500 anni fa. Il solare termodinamico ha solo aggiunto un sottosistema di automatismi di inseguimento della rotazione del sole. Per piacere la tecnologia nucleare di terza generazione avanzata e della quarta rimane a livello di fronte d’onda di tecnologia checché ne dicano i verdognoli di turno.

L’approccio di stile verde normalmente dimentica di considerare il problema dello smaltimento delle cellule fotovoltaiche a tecnologia attuale e dell’usura e la necessaria eliminazione e/o debito ripostiglio e deposito dei rifiuti fotovoltaici (Raeee). Gli stessi signori verdi o cosiddetti verdi (e certe volte non si capisce se sono marziani oppure no!) sostanzialmente dimenticano o non hanno mai saputo (l’ignoranza non è un peccato!) che stanno facendo del pessimo pensiero ecologico moderato. Poco male si tratta di Santoni di Chiese e sette medioevali che increspano e mischiano i loro giudizi e le loro azioni con meccanismi di inganno e di travestimento di bonari uomini che cercano il bene del popolo e dei Paesi!
Molte volte sembrano dei testimoni di Geova che ogni giorno vanno predicando per le strade della città il loro verbo dogmatico.
La salvaguardia della democrazia consente loro di operare in questa maniera; basta ignorarli e non dare loro ascolto e credibilità.
A parte tutto ciò, lo stile verde dimentica che la bandiera italiana porta in sé lo «Stile Bianco» e quello «Rosso» che non sempre indulgono nella propaganda delle vendite dei prodotti e fanno solo pubblicità industriale mentre dall’altro lato, invece, i verdi si crogiolano nella propaganda della riduzione dello sviluppo economico e la moderazione economica, il risparmio e la riduzione dei consumi.
Si tratta di un grande esempio di forte discrepanza e mancanza di coerenza verde: con una mano richiedono la riduzione dei consumi e propongono una vita con ritorno alle pure esigenze primarie di tipo medioevale e con l’altra mano fanno pubblicità dei prodotti verdi o pseudo-verdi sfruttando tutte le tecnologie messe a disposizione dalla moderna Società tecnologica per la vendita sofisticata al limite basata sul convincimento occulto del popolo all’acquisto.
In parte, Mac Luhan aveva previsto queste forme di pubblicità da invasati, e ne aveva parlato anche supportato dalle previsioni del grande Buckmister Fuller. La giustificazione dei verdi è la creazione di lavoro per i giovani: fatto estremamente importante perché lo dicono i sindacati e perché, in fondo c’è un pizzico di verità. Purtroppo, è proprio questa verità che fa correre la fantasia dei cittadini ed agisce in modo diabolico sulla loro psiche inducendoli e convincendoli subdolamente che sia possibile risolvere il problema energetico e quello climatico facilmente con l’incremento delle energie verdi (solare, eolico e geotermico oltre che biomassa), senza ricorrere alla vera soluzione quella di un «mix» di tutte le fonti di energia dal fossile al nucleare passando per le energia integrative suddette (solare, eolico, geotermico ecc.).
D’altronde, la energia solare e quella eolica sono conseguenze, semplice nonché elementare effetto, della energia da fusione nucleare che si sviluppa e avviene nel Sole. La nostra stella è fatta di energia nucleare che in parte invia nel sistema solare per il bene di tutte le Umanità che eventualmente vivono a bordo di ciascun satellite pianeta.
Quindi i numeri venduti da vari produttori di pannelli solari oppure di torri eoliche ecc. sono affetti da gravi errori di natura intrinseca ai fenomeni aleatori che li caratterizzano intrinsecamente. In altre parole, non si può fare affidamento, o in senso più rigoroso non c’è affidabilità nella produzione di questo tipo di energia e ci vuole sempre qualche sorgente costante di energia che faccia da supporto e da «back-up» ogni volta che manca il sole oppure ci sono le nuvole oppure non c’è vento.
Tutti conoscono questa intrinseca limitazione ma pochi ne parlano: non si vuole citare questi fenomeni secondari fastidiosi e opponentisi: le sette di dogmatici moderni non vogliono; preferiscono ignorare la loro presenza.
Buon per loro, prima o poi si renderanno conto del loro livello di conoscenza e si pentiranno!
Non si può dire: purtroppo hanno convinto anche quelli che stanno al Governo poiché tutti sanno che il livello di cultura scientifica nei Governi italiani è molto basso. Normalmente il numero di scienziati o uomini di scienza che dir si voglia (fisici, biologi, chimici, geologi, naturalisti, matematici ecc.) al Parlamento o al Senato è sempre molto basso e non supera il numero delle dita di due mani. A questo punto, alcuni dicono che dovremmo aggiungere gli ingegneri e forse anche i periti e gli economisti: allora la zuppa diventa maleodorante e disgustosa. Il numero di ingegneri al Parlamento è certamente grande (una bella Lobby!), il numero di periti industriali è molto più grande (una Lobby ancora più sostanziosa) ma non possono essere annoverati, salvo una percentuale molto bassa di eccezioni tra gli scienziati. A questo punto, rimangono gli economisti che pretendono di fare parte della scienza poiché impiegano e sfruttano alcuni metodi matematici anche moderni per costruire i loro modelli economici. Purtroppo, l’economia (a parte i cattivissimi esempi di economisti politici degli ultimi pochi anni, in Italia!) tratta della moneta che, comunque la si metta, non ha una unità di misura costante ed univoca: non è una grandezza scientifica. Di conseguenza, l’economia non è scienza. Nell’ultimo secolo, si è imposta la Teoria dei Sistemi Complessi in tutta la Scienza (soprattutto in fisica e biologia). Gli economisti si sono buttati a corpo morto su tale teoria per costruire modelli in cui la economia fosse un vero e proprio sistema complesso. Nulla da dire ma questi modelli rimangano sempre privi della essenza fondamentale della scienza: la costanza delle unità di misura (esempio: Euro costante, e dollaro costante e Yen costante ecc.). In altre parole i modelli di società sviluppati sono solo relativi allo stato attuale al quale sono riferiti e ogni generalizzazione non ha alcun fondamento scientifico.
Gli esempi «bocconiani» forse convincono solo del fatto che costoro hanno voglia di mangiare tutto a bocconi o fare dell’Italia un sol boccone. Forse ci vuole proprio un po’ di «cyber intelligence» per fermare questi affamati bocconiani, in grado solo di distruggere le ricchezze italiane a favore dei fondi internazionali, della massoneria internazionale e vari fondi monetari internazionali e delle varie Bildemberg, Fmi e via discorrendo.
Quindi i bocconiani sono esclusi dalla scienza e loro rispondono: e chi se ne frega! Ma noi ci sentiamo più puliti, sobri, ecologici e puri. Nessuno li vuole nell’ambiente degli uomini di scienza.
Ai bocconiani, ai relativi sindacati, all’Inps ecc. si vuole soltanto dire che esiste un movimento di giovani che stanno per entrare nel mondo del lavoro come indipendenti che hanno deciso di pagare solo il 20% del loro fatturato come tasse: 10 all’Inps e 10% all’Ufficio delle tasse come avviene in Inghilterra ed in altri Paesi civili e seri. Per questi giovani tutte le richieste di tasse in più provenienti in modo becero dall’Ufficio delle tasse viene considerato «illegale oppure un vero e proprio sopruso». Forse il nuovo giovane Presidente Matteo Renzi del Governo italiano, fiorentino doc, potrebbe accogliere questa istanza senza ulteriore considerazione e commento e renderla una vera e propria legge di Stato italiano.
Purtroppo permane il dubbio che sia un innovatore rivoluzionario solo a chiacchiere ma rimane il fatto concreto reale che si tratti solo del bel palare fiorentino senza alcuna concretezza fattiva e proattiva per i giovani che continuano rimanere disoccupati.
È un discorso fra giovani, poiché Il Renzi Presidente dice di essere giovane ed in realtà in relazione alla durata media di vita superiore a 80 anni, anche lui è giovane anzi giovanissimo e privo di esperienze di lavoro e di vita. Quindi fra giovani dovrebbero capirsi subito e semplicemente per una semplice ragione di ecologia del pensiero giovanile. Chissà, oltre agli ottanta Euro (presto riassorbite da nuove tasse), potrebbero parlare anche di questioni serie concernenti il pagamento delle tasse giovanili, ovviamente almeno fino ai 40 anni! Il concetto di giovani è del tutto cambiato in questo momento storico e anche il buon e becero ufficio delle tasse lo deve intendere!
Questa digressione su pensiero ecologico finalizzato alla razionalità del pagamento delle tasse da parte dei giovani è direttamente legata al calo o riduzione di aspettativa di vita prodotta da cause di inquinamento ambientale, Per concludere questa seconda parte si riporta quindi la tabella fondamentale del Rav (Riduzione di aspettativa di vita), lasciando le riflessione successive al lettore, da un lavoro del prof. Bernard Choen.

L’accetazione del rischio

La logica di riduzione dei rischi impone che per minimizzarli bisogna ricorrere, all’occorrenza, alla applicazione di criteri e metodi scientifici.
Alcune volte per evitare un rischio (ad esempio quello corrispondente a fare un viaggio in automobile) si decide di percorrere una strada alternativa (andare a piedi) senza rendersi conto di avere scelto una opzione ancora più rischiosa. Un lungo viaggio a piedi può essere ben più rischioso di quello in automobile, soprattutto se non si conosce la logica dell’analisi e della valutazione dei rischi che si corrono normalmente.
In realtà sono stati sviluppati diversi metodi ed analisi dei rischi tutti basati sui vari principi fondamentali di sopravvivenza. Quindi per potere procedere è prima di tutto necessario conoscere il valore, la quantità del rischio che si corre e applicare una procedura logica di minimizzazione del rischio che consiste nello scegliere di correre il rischio minore piuttosto di quelli maggiori.
Un elenco non esaustivo dei metodi di analisi e di quantificazione dei rischio, non sempre uguali anzi abbastanza diversi fra di loro, può essere fornito sai seguenti criteri:

1. Principio e metodo Alara.
2. Princpio e metodo di semplicità.
3. Criterio LLE [Loss of LIfe Expectancy = Riduzione di aspettativa di vita (Rav)].

In questo paragrafo si riporta il criterio LLE per l’interesse dimostrato dalla sua generalità di applicabilità ad ogni tipo di rischio. Questo criterio LLE consiste nella valutazione della quantità media di riduzione della aspettativa di vita di una persona che corre il rischio in considerazione.
Per chiarire questo concetto si può fare riferimento all’esempio classico dell’analisi e sondaggio statistico eseguita negli Usa nel 1990. Secondo i risultati della analisi statistica su ricordata l’aspettativa di vita di un uomo di 40 anni è pari a 37,3 anni. Si supponga che questa persona corra, ora, un rischio caratterizzato da una probabilità del due per cento (2%) di diventare immediatamente fatale. Allora detto rischio produce una riduzione di aspettativa di vita (Rav = LLE) pari al prodotto fra l’aspettativa di vita x probabilità del rischio di essere fatale, ossia:

(4)  RAV = LLE = 37,3 x 0,02 = 0,746 anni.

Un altro esempio è quello della Roulette Russa: l’uomo corre il rischio di uccidersi immediatamente sparandosi un colpo con la pistola a tamburo di 6 colpi con un solo colpo in canna. La probabilità del rischio è pari a 1/6. Nel caso di una persona di 40 anni che gioca alla Roulette Russa il valore di Rav = LLE diviene:

(5)  Rav = LLE = 37,3 x 1/6 = 6,2 anni.

 

Va comunque spiegato il significato di questi due risultati. Nel primo caso, non significa che l’uomo che, a 40 anni corre il rischio di morire a causa di un accidente immediatamente fatale con probabilità pari a 2%, morirà 0,746 anni prima della media nazionale. Invece il significato vero del Rav ha valore statistico nel senso che supposto di avere 1.000 persone della stessa età (40 anni) che corrono detto rischio del 2%, allora 20 persone moriranno subito per aver corso il rischio e la loro vita verrà ridotta di 37,3 anni, mentre le altre 980 vivranno senza ridurre la loro vita futura.
Nel secondo esempio, le persone che moriranno immediatamente saranno di numero pari a 1.000 x 1/6 ossia 166,6 mentre le rimanenti 833,4 vivranno senza ridurre la loro vita futura. In ogni caso la riduzione di aspettativa media di vita per tutte le 1.000 persone, nel primo caso, è uguale a 0,746 anni e nel secondo caso è pari a 6,2 anni. Si riporta una tabella di rischi attuali elaborata da dati pubblicati dal prof. Bernard Choen.

Questa tabella assieme con la tabella successiva cerca di sintetizzare brevemente il pensiero di Bernard L. Cohen, A tal fine, si ricorda che, negli Usa, le stime degli scienziati americani della NRC affermano, sostanzialmente, che realizzare un pieno programma elettronucleare comporterebbe per il cittadino medio americano i seguenti azzardi:

1. Lo stesso rischio che assumerebbe un fumatore che fumasse una sigaretta in più ogni 15 anni.
2. Lo stesso rischio che sarebbe assunto da una persona in sovrappeso che aumentasse il suo peso di 0,012 once = 0,34 grammi.
3. Lo stesso rischio dovuto all’aumento dei limiti di velocità sulle autostrade da 55 a 55,06 miglia/h.
4. Tale rischio è 2.000 volte minore di quello che assumerebbe un individuo che passasse dall’utilizzo di un’auto media ad una piccola.

Cohen continua asserendo che una persona non si fida di quanto dicono gli scienziati e i tecnici del NRC e preferisce l’opinione degli scienziati aderenti all’Union of Concerned Scientists (UCS), il gruppo antinucleare più importante negli Usa, qualcosa di analogo per certi versi a Legambiente e Gruppi vari di Ecologisti italiani, consigliere di Ralph Nader.
Ovviamente tutta la questione del rischio assume caratteristiche molto diverse a seconda di chi ne parla e ne valuta il senso, la misura ed il significato. I «media» italiani standard distorcono sistematicamente il senso del rischio e normalmente ne danno una idea molto sbagliata. Alcuni sostengono che i rischi frequenti ma piccoli per i quali muoiono una o poche persone alla volta (ad es incidenti stradali) sono meno importanti dei rischi di incidenti catastrofici che avvengono raramente. I «media» normalmente dimenticano l’effetto cumulativo delle morti prodotte in incidenti frequenti mentre si allarmano enormemente per uno stesso numero di morti prodotti da un evento catastrofico di un grande sistema complesso. In altre parole i «media» associano molta importanza ad un evento raro quale la fusione termica del nocciolo di un reattore nucleare, evento estremamente improbabile (Probabilità < 10-7/anno). Inoltre, i «media» associano minore importanza agli effetti negativi dell’inquinamento ambientale, ad esempio prodotto dai gas di scarico delle automobili al centro delle città e che, alla fine dell’anno e per mese, inducono molte gravi malattie quali i tumori che conducono migliaia di persone alla morte. Tutti gli studi di affidabilità e sicurezza condotti dai più eminenti specialisti in materia e citati nei vari capitoli di questo libro riportano, come ad esempio fa il «Reactor Safety Study» (RSS), che il guasto catastrofico causa un numero di tumori non superiore a quelli che si verificano ormai per l’inquinamento atmosferico.

 

> La tabella 2

 

Si invita il lettore a riflettere su questi dati prima di esprimersi beotamente contro l’impiego della energia nucleare tenendo pure presente che l’Europa è il continente che al mondo produce più energia elettrica da fonte nucleare di tutti gli altri continenti.
D’altra parte, l’accettazione involontaria di rischi anzi di rischi elevati accade in tutte le parti del mondo e l’esempio classico che si usa riportare in modo estremamente frequente è l’accettazione del rischio di morire di malattia che, dalla letteratura aperta in materia, risulta essere, nel mondo occidentale industrializzato (dati della fine del secolo scorso), pari a 10-2 per anno. Dalle ricerche di Starr, riportate nella ben nota e fondamentale Figura successiva si osserva quanto segue:

 

Pensiero-fig7

Fig. 7

 

Invece, il livello minore di rischio involontariamente accettato dalle persone è quello che proviene da eventi naturali quali fulmini, saette, inondazioni, terremoti, morsi di insetto o di animali selvatici ecc. Il calcolo associa a questi eventi una probabilità pari a 10-6 per anno. La analisi delle esperienze delle accettazioni involontarie quindi assegna queste due probabilità e entro questi due limiti (maggiore e minore) sembra che le persone siano disposte all’accettazione involontaria dei rischi associati a questi fenomeni naturali.
Le classiche analisi statistiche di Otway e Erdmann proponevano, alla fine del secolo scorso, i seguenti livelli annuali di accettazione di morti individuali:

1. 10-3 per anno: livello di rischio considerato inaccettabile e appena il rischio corso si avvicina a questo livello, normalmente, vengono prese azioni correttive atte a mitigarlo e ridurlo.

2. 10-4 per anno: in questo caso, il pubblico si allarma subito e chiede ai decisori pubblici di investire denaro pubblico per ridurre e mitigare il rischio (ad es. rischio di traffico, incendi in estate ecc.).

3. 10-3 per anno: il pubblico è messo al corrente di questo tipo e livello di rischio (avvisi, allarmi di possibilità di incendio ecc.) ad esempio: vietato bagnarsi oppure non nuotare isolati.

4. 10-6 per anno: questo tipo di rischio non mette in allarme la maggior parte delle persone. L’individuo è al corrente del rischio corso ma, come al solito, pensa e presume che potrà accadere solo agli altri. Sostanzialmente l’individuo è rassegnato a correre detto rischio.

Da questo tipo di analisi gli specialisti in materia di sicurezza raggiunsero, già negli anni 80 del secolo scorso, la conclusione che l’individuo medio è disposto ad accettare un rischio massimo di 10-7 di «accidenti» per anno provenienti da un impianto di reattore nucleare. Comunque, questo tipo di studi è continuato (Starr) per decenni sino a delineare alcuni linee guida fondamentali sulla accettabilità e imposizione dei rischi che possono essere sintetizzate come segue:

• la mortalità da malattie stabilisce la linea di demarcazione della accettabilità del rischio.
• I rischi accettati possono eccedere i rischi imposti fino a tre ordini di grandezza.

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