Le allergie alimentari in crescita

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foto di Pina Catino

Al primo posto si trovano i vegetali (ma chissà quanto conta la chimica che si utilizza per coltivarli!) come (73% dei casi) frutta, legumi, pomodori e così via. Al secondo posto (13%) si ritrovano crostacei e molluschi, quindi pesci (5%), uova e latte (3%), cereali (2%), carni (1%) ed in fondo anisakis e lumache (meno dell’1%)

«L’allergia alimentare (AA), reazione immunologica avversa al cibo, è una malattia con elevato impatto sulla qualità di vita dei soggetti che ne sono affetti e dei loro familiari, con costi sanitari rilevanti per l’individuo e per il Sistema sanitario nazionale. La costante vigilanza richiesta per evitare l’alimento in causa, in particolare l’alimento nascosto o non segnalato ed il vivere con incertezza, ansietà, sono problematiche che turbano particolarmente i bambini, gli adolescenti e le famiglie. Di fronte a questo problema spesso le famiglie si trovano isolate ed impotenti. È pertanto fortemente sentita l’esigenza di un documento di indirizzo nazionale per il management di questa malattia».
Esordisce così, con toni secchi e perentori, l’ultimo «Documento di indirizzo e stato dell’arte» su «Allergie alimentari e sicurezza del consumatore» elaborato e proposto dal Dipartimento della sanità pubblica veterinaria, della sicurezza alimentare e degli organi collegiali per la tutela della salute e della Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione, consultabile all’indirizzo http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2134_allegato.pdf.
Il documento è stato poi approvato e fatto proprio dal Comitato nazionale per la Sicurezza alimentare (Cnsa) con l’intento di fornire una revisione organica ed ordinata sulla sintomatologia, il trattamento e la prevenzione delle manifestazione allergiche legate agli alimenti. Esso è rivolto a tutti i settori coinvolti vale a dire agli addetti all’assistenza sanitaria, ai medici, alle ditte produttrici di alimenti e pasti, ai ristoratori ed alle associazioni dei consumatori.
Le allergie alimentari sono una problematica rilevante nella vita di moltissimi individui e modificano in maniera a volte decisiva il rapporto col cibo, producendo una condizione costante di incertezza e di stress assieme a quadri clinici di variabile entità e che possono giungere sino al rischio per la stessa vita. Gli italiani che ne soffrono sono approssimativamente il 3% della popolazione generale con un’incidenza stimata dal 6 all’8% nei primi due anni di vita e con una successiva tendenza alla diminuzione con l’età; in età pediatrica si può ragionevolmente parlare di una media di prevalenza del 5% circa.
Il trend è in lento ma costante aumento, specie negli ultimi anni, per motivazioni non sempre chiare ed evidenti.
Il primo problema che si pone, quindi, è quello di affrontare in maniera completa la problematica, con l’occhio rivolto al progresso delle conoscenze scientifiche, alle tecniche di miglioramento diagnostico, alle modalità di informazione e formazione degli operatori, alle procedure di sensibilizzazione degli addetti alla gestione del settore alimentare.
Rimangono assai complesse e difficoltose alcune questioni scottanti come le procedure migliori sulla cosiddetta dose soglia, capace di scatenare reazioni avverse, o come la complessità di individuare la presenza di allergeni occulti o di elementi contaminanti.
Proprio per questo, si legge nel documento, è assai importante il ruolo relativo all’informazione su ciò che si offre nel cibo e, quindi, a ciò che si consuma e si compra, laddove la centralità dell’etichetta informativa sui prodotti distribuiti gioca un ruolo prioritario.
Etichette con scritte troppo piccole o incomplete, poste in maniera scarsamente visibile o leggibile, in lingue diverse dalla propria, assieme ad una cultura del consumatore e del cittadino poco propensa ad andare sino in fondo quando si trova dinanzi ad un cibo o una marca che poi porterà a casa rappresentano le criticità su cui lavorare, creando una sorta di alleanza fra utenti, ristoratori, commercianti e medici.
Ma quali cibi risultano più in gioco, quando si parla di allergie alimentari? Al primo posto si trovano i vegetali (ma chissà quanto conta la chimica che si utilizza per coltivarli!) come (73% dei casi) frutta, legumi, pomodori e così via. Al secondo posto (13%) si ritrovano crostacei e molluschi, quindi pesci (5%), uova e latte (3%), cereali (2%), carni (1%) ed in fondo anisakis e lumache (meno dell’1%).
Sono segnalati casi particolarmente gravi di allergia primaria per l’ingestione, oltre che di molluschi e crostacei, cereali ed uova, anche di sesamo, avocado, arachidi e semi.
Informarsi, nel sospetto di allergia a qualche cibo, è importantissimo; leggere le etichette è, come detto, particolarmente utile; chiedere al ristoratore sempre altamente consigliabile: con le reazioni allergiche non si scherza, è bene ricordarlo sempre!

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