Corrado Clini ai domiciliari per peculato

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L'ex ministro Corrado Clini

Sin dalla sua nomina a ministro nel governo tecnico di Monti destò polemiche e perplessità. Le sue posizioni a favore del nucleare, degli inceneritori, degli Ogm e contro le politiche di diminuzione della CO2

Ascesa e declino di un imprenditore antiambientalista alla guida del ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare (Mattm). Dopo due decenni di amministrazione della cosa pubblica ambientale come se si fosse trattato di salvare aziende o di sanare bilanci, Corrado Clini, un medico con la prerogativa di gestire gli affari ambientali nazionali, un uomo che ha accresciuto negli anni un potere pari a quello della seconda o terza carica dello stato, è finito agli arresti domiciliare con l’accusa di peculato. 54 milioni di euro di fondi del dicastero sarebbero stati «dirottati illecitamente su un conto corrente in Giordania». Per questa ragione il Nucleo di polizia tributaria della guardia di Ferrara, su mandato della Procura, ha eseguito l’arresto dell’ex ministro e dell’ingegnere responsabile del progetto New Eden, che aveva come scopo il ripristino ambientale dell’Iraq. Clini si sarebbe appropriato di circa 3 milioni di euro pubblici girati a un azienda fatiscente sua fiduciaria. Ma che all’onnipotente Clini, nonché Ministro pro-tempore dell’Ambiente nell’era dei Grandi Tecnici, non importasse molto di natura e interessasse più il suo portafoglio lo avevano capito tutti, a parte i molti ministri che si sono succeduti in questi infiniti cambi di Governo.
Per celebrare il memoriale del declino di uno dei principali artefici dell’immobilismo e dello sfascismo delle politiche ambientali nazionali (al di là di come si concluderanno le indagini che mettono in luce la vergogna e lo squallore del modus operandi di buona parte della tecnocrazia italiana) ricordiamo le idee e le azioni dell’uomo DG del Mattm.
Nell’89, poco prima di iniziare la sua carriere da dirigente del ministero, Clini era stato coinvolto nel caso dei rifiuti pericolosi italiani sversati in Libano da aziende lombarde e riportati in Italia dalla nave Jolly Rosso. Così, da ambientalista vero, pronto per essere investito del ruolo di massimo garante dell’ambiente italiano, rassicurò tutti sull’innocuità dell’operazione e sostenne che bruciare qualche copertone sarebbe stato più pericoloso.
Appena nominato dirigente è stato interessato, da acerrimo attivista della pace-verde, dalla vicenda riguardante l’area di Savona inquinata dalle industrie, nota come Acna di Cengio, la cui bonifica negli anni 90 fece scandalo poiché i rifiuti vennero fatti sparire per esser poi ritrovati nei pressi del fiume Bormida.
Nel 1996 Clini viene iscritto nel registro degli indagati per i reati di inquinamento causati da un inceneritore della società svizzera Thermoselect. Pur di mostrare la sua innocenza sceglie di farsi difendere dall’avvocato Taormina, riuscendo a trasferire il processo dalla procura di Verbania al Tribunale di Roma nel tentativo, riuscito, di far archiviare il suo caso.
La sua ammirazione quasi religiosa per tutto ciò che riguardasse l’industria in affari con l’ambiente l’hanno reso il DG dell’Ambiente più in linea con il DG dell’Economia che col resto del mondo ecologista. Sostenitore accanito del nucleare, dell’incenerimento e degli Ogm, l’attuale potente senza potere ai domiciliari si vuole far ricordare per le sue parole ambientaliste durante un intervista in merito agli inceneritori: «Queste polemiche sulla mancanza di sicurezza ambientale degli impianti di termovalorizzazione non hanno alcun fondamento. È un pregiudizio, non è una contestazione di merito […] In Campania ne servono, così come in Sicilia, in Puglia, nel Lazio, in Liguria: per essere chiari, dove non ci sono servono?». Chapeau!
Tra le pubblicazioni che lo contraddistinguono e lo annoverano nella letteratura ambientale più citata troviamo, a sua cura, il rapporto «Verso la strategia nucleare dell’Italia del 2010» in cui sostiene che «tra le energie pulite il nucleare, insieme all’efficienza energetica ed alle rinnovabili, ha un ruolo decisivo, perché è disponibile, è efficace, è la tecnologia avanzata di riferimento per le economie che si stanno muovendo con maggiore velocità verso la nuova green economy». Perle verdi dalla bocca del manager degli affari ambientali.
Sul nucleare, per chi temeva di aver capito male, ha riaffermato il suo pensiero: «il nucleare contribuisce in modo significativo alla sicurezza energetica dell’Europa […] in questo contesto la ripresa del nucleare in Italia […] può dare una scossa a tutta l’Europa».
Ma l’apice di una carriera all’insegna dell’onestà intellettuale e della difesa dell’ambiente Clini l’ha raggiunto durante un convegno del 2010 in cui espresse chiaramente la propria avversità a rinnovare l’accordo internazionale di Kyoto oltre la scadenza del 2012.
Infine, per non farsi mancare nulla in un CV ammirevole, Clini si espresse così sugli Ogm da Ministro: «Dico che in Italia bisogna aprire una seria riflessione che deve coinvolgere la ricerca e la produzione agricola sul ruolo dell’ingegneria genetica e di alcune possibili applicazioni degli Ogm. In Italia la posizione contro gli Ogm è bipartisan e da sempre compromette, in generale, la ricerca sugli ingegneria genetica applicata all’agricoltura, e alla farmaceutica, e anche a importanti questioni energetiche. Un grave danno. […] Si deve tenere presente che l’ingegneria genetica può portare molti benefici. Se poi andiamo al di là dell’agricoltura di tipo alimentare gli effetti positivi degli Ogm diventano davvero molti».
Per queste sue dotte e profonde riflessioni in tanti hanno chiesto di ritirare il premio Nobel per la Pace (verde) alla coraggiosa e recentemente scomparsa Wangari Maathai e il Right Livelihood Award all’indiana Vandana Shiva e di consegnarli al nostro degno rappresentante dell’ambiente italiano, che con le sue progressiste visioni della tutela della natura sembra aver inavvertitamente («a sua insaputa» gli suggerisce di dichiarare qualche amico di potere che ha condiviso la medesima sorte) intascato 3 milioni di euro destinati a bonificare l’Iraq dall’inquinamento di quella stessa missione di pace di cui tanti governi si son fatti sostenitori.
È la palese dimostrazione di come la Green Economy sia la bufala del secolo e serva semplicemente a permettere a personaggi come Clini di fare economy (leggi «affari») col green (leggi «sfruttamento dell’ambiente»). Di sostenibile non c’è nulla. Né lo sviluppo, né la crescita, né quella falsa industria nucleare-industriale-inceneritrice-geneticamentemodificata di cui Corrado Clini si è fatto negli anni difensore a spada tratta.
Come il Vietnam per gli Usa, l’Iraq è stato il pantano da cui Clini non è riuscito a emergere. Se solo con quei soldi l’avesse bonificato…