Asimmetrie fra tessuti umani e contesti

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La vita dell’uomo (mettendo qui da parte i processi fisiologici che la sostiene fisicamente) è un tessuto composto, nella sua totalità, dalla qualità delle relazioni, delle riflessioni e dei confronti, delle storie del suo vissuto e dei suoi intorni, degli atti creativi, delle solidarietà, ma sono, forse, pochi quelli consapevoli delle conseguenze derivanti dall’esistenza di telai che dall’esterno e artificiosamente intervengono nella creazione di questo tessuto attivando, nei molti, debolezze, paure e interessi o componendo, per fini eterodiretti e secondo modelli predefiniti e inattaccabili, i «filati» inalienabili della loro vita.

Anche il ragno tesse le sue tele e, nella fantasia popolare, è un riferimento inquietante che vive nella suggestione di luoghi coperti da misteri e che gode di cattiva reputazione per il modo drammatico di relazionarsi con il mondo, nella sola attesa continua e silenziosa di catturare prede con le sue sinistre tele.
Per costruire una relazione, una condivisione sociale, un concetto di uguaglianza, di giustizia, è necessario favorire equilibri e la loro tenuta. Un impegno che costa faticose ricerche di identità, di diversità da valorizzare, di processi, fisicamente e socialmente creativi, che alimentano la complessità dei fenomeni vitali. Per distruggere questo stesso e virtuoso contesto, faticosamente costruito, di qualità vitali umane è, invece, sufficiente provocare, anche con piccoli interventi (distruggendo le sole «pietre angolari» che danno stabilità a ogni tipo di edificio), un crollo meccanico dell’intera sua struttura. Un atto favorito dalla spontanea tendenza, di tutti i fenomeni sottratti agli equilibri dinamici naturali, a sviluppare quel disordine entropico, quell’equilibrio statico finale e impotente… e quelle deviazioni dei flussi di energie e risorse biologiche, che portano all’interruzione dei processi che danno vitalità agli equilibri naturali. Una perdita, dunque, di energie vitali che possono alimentare alterazioni biochimiche incompatibili con la tenuta degli equilibri naturali. L’asimmetria fra i fattori che favoriscono fenomeni vitali e i fattori che, invece, li distruggono, in assenza di equilibri dinamici attivi, è, dunque, tutta a favore dell’efficacia delle azioni distruttive.
Pur di fronte all’inaccettabile e folle conseguenza di generare possibili disastri totali, dei quali anche gli stessi autori dovrebbero sentirsi vittime, sembra non esserci modo per contenere l’ostinazione di alcuni esseri umani a modificare, senza vincoli, l’ambiente naturale.
Messi da parte gli ingenui o gli interessati (ideologicamente esaltati dall’idea di un uomo ri-creatore delle cose del mondo), c’è oggi, da parte di molti, una predisposizione, asimmetricamente congegnata dalla cultura dei consumi, che facilita la ricostruzione dei tessuti socio-culturali umani e dell’ordine mondiale, ad opera dei telai del potere. Sono così sottratte occasioni e contesti liberi per sviluppare autonomia di giudizio, consapevolezze e senso di responsabilità condivise, necessarie per progettare e vivere un proprio tessuto umano e non quello preordinato dai meccanismi e dalle volontà di chi gestisce un potere.