L’ipocrisia più forte dell’effetto serra

560

Ancora un Sos. «Sappiamo con certezza che il nostro clima sta cambiando e che le condizioni climatiche diventano sempre più estreme a causa di attività dell’uomo come ad esempio la combustione di combustibili fossili – ha detto il segretario generale, Michel Jarraud, nel rapporto “Greenhouse Gas Bulletin” -. Le emissione di CO2 passate, presenti e future avranno un impatto sul riscaldamento globale e l’acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non sono negoziabili»

Ma Renzi non rottama il petrolio

Nuovo allarme rosso per l’effetto serra del pianeta. Il Wmo, l’Organizzazione meteorologica mondiale dell’Onu, nel suo ultimo rapporto, usa toni veramente allarmistici.
Ma quanti allarmi sono stati fino ad ora lanciati? Quanti summit mondiali si sono susseguiti sostenendo che era l’ultima occasione? Questa volta, la prossima «ultima» occasione sarà la conferenza di Parigi del 2015.
La stessa Ipcc, quando si rese conto che ormai si trattava di combattere contro un muro di gomma, cominciò a parlare di resilienza, di capacità di adattamento, di convivenza… insomma di fare buon viso a cattivo sangue.
Al di là delle battute e della rabbia, la nostra «civiltà», in futuro (se mai ci sarà qualcosa che possa essere chiamato futuro…) sarà ricordata come il dominio dell’ipocrisia, il regno dell’egoismo.
La conoscenza media dei nostri governanti è certamente in grado di comprendere (e non da ora) i rischi che l’umanità corre, ma gli interessi economici sono più forti.
Il potere economico che non vuole mollare, il potere politico che sogna l’espansione di vaste aree recuperate ai ghiacciai, far svolgere al clima il lavoro sporco che prima si otteneva con le guerre e le piccole guerre che proliferano a livello locale per risolvere piccole situazioni senza compromettersi anzi, nel mostrare i muscoli e gridare indignati c’è tutto il perpetrarsi di un dominio intellettuale che continua a reggere le sorti dell’umanità.
E così continuano le sfilate, le promesse, la conta dei morti dei disastri climatici, la conta dei fenomeni estremi che, menti brillanti della controinformazione ha definito «bombe d’acqua». E sì perché la bomba richiama l’idea di qualcuno che la lancia, in questo caso il «cattivo» clima senza dire chi l’ha fatto arrabbiare e che continua ad infischiarsene di… rabbonirlo.

I dati

Per gli «appassionati» del count down del disastro prossimo venturo, il Wmo segnala che il volume di anidride carbonica, presente nell’atmosfera, nel 2013 è stato pari a 396 parti per milione (Ppm), 2,9 Ppm in più rispetto al 2012. È il più grande aumento dal 1984. Il metano ha continuato a crescere ad un ritmo simile a quello degli ultimi cinque anni, raggiungendo una media mondiale di 1.824 parti per miliardo (Ppb). Per effetto dei gas serra la capacità della Terra di trattenere la radiazione solare invece di disperderla nello spazio è aumentata del 34% rispetto al 1990. Inoltre gli oceani sono stati colpiti da un’acidificazione «senza precedenti».
«Sappiamo con certezza che il nostro clima sta cambiando e che le condizioni climatiche diventano sempre più estreme a causa di attività dell’uomo come ad esempio la combustione di combustibili fossili – ha detto il segretario generale, Michel Jarraud, nel rapporto “Greenhouse Gas Bulletin” -. Le emissione di CO2 passate, presenti e future avranno un impatto sul riscaldamento globale e l’acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non sono negoziabili».

LogoABB