Il mondo delle Università Libere

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Una delle sedi dell'Uniludes

Dal 1990 l’Europa ha creato la Eua, European University Assurance, definendola il massimo Organo europeo per il riconoscimento e l’equiparazione della qualità universitaria europea. Così mentre Università Libere come l’Uniludes svizzera è stata assoggettata ad un normale processo di Certificazione di Qualità europea da parte dell’Ente svizzero riconosciuto dalla Eua, in Italia siamo ancora all’anno Zero. Una incomprensibile polemica lanciata da tempo su «Repubblica» basata su offese e denigrazioni ma non in punta di fatto, come dovrebbe essere una polemica scientifica

Nei confronti si generano opinioni differenti. La buona informazione cerca di presentare tutte le posizioni che poi la scienza, la storia, la naturale evoluzione o la magistratura faranno chiarezza. Questo per rispetto alla verità, al diritto/dovere di informare e, soprattutto, ai Lettori, che hanno il loro cervello e le loro opinioni e non sono marionette da indottrinare. Il confronto sulla memoria dell’acqua, sulla fusione fredda, l’energia eletromagnetica nei suoi vari aspetti e nuove tendenze terapeutiche, generano in ambito scientifico diatribe accese che ci siamo sempre sforzati di rappresentare dando a tutti voce. Ma non tutti operano nello stesso modo invadendo spesso il campo dell’offesa e senza voler sentire ragione. Per questo, il prof. Giuseppe Quartieri, ci chiede ospitalità per poter spiegare il ruolo delle Università Libere oggetto di attacchi gratuiti, offensivi e personali.

 

 

Sistemica, flessibilità, innovazione e percorso industriale sono le chiavi di volta del ritorno ad un Paese e ad una Università moderna, qualificata, attiva e avanzata. (Giuseppe Quartieri)

 

L’Europa è piena di «Università Libere», ossia Università private, normalmente dotate di capitali sociali non pubblici e gestite con approccio manageriale di tipo pseudo industriale. In Italia di esempi ce se sono a iosa: Luis, Lumsa, Iurs, Università di Economia: la famosa «Bocconi», Università in Internet e via di seguito tantissime altre.
Le differenze fra i due tipi di università (quella pubblica e quella privata) possono essere molte, ma solo pochi aspetti elementari assumono una importanza prioritaria ed essenziale per la caratterizzazione della tipologia di università.
Prima di tutto, esiste concorrenza e compatibilità fra i due tipi di Università ma, al solito, è la qualità che fa la differenza.
Chi ha avuto (come me) la fortuna di potere lavorare, in Europa ed in Svizzera, per alcune università private, sente il dovere di fare presente a tutti l’ansia, il cruccio della battaglia iniziale per la qualità universitaria. Forse è lo stesso fine ed obiettivo che ha attanagliato anche il ministero della Pubblica Istruzione e della Università negli anni recenti: la qualità dell’insegnamento. In ambito industriale la qualità è il soddisfacimento del Cliente.
Si pone quindi la domanda: questa definizione di qualità è applicabile anche alla università oppure no? La qualità va misurata e impone la necessità di realizzare il più grande elemento di distinzione di qualità fra i due tipi suddetti di università. Sembra una banalità ma bisogna combattere, in ambito qualità, e portare avanti il grande compito di convincere il «Top Management» o Rettore che dir si voglia, della impossibilità di applicare al concetto di «studente» il criterio di qualità della soddisfazione del Cliente.
Lo studente, anche se paga, non è mai un Cliente, è e rimarrà sempre e solo uno studente. Ovviamente si può, e ormai tutti lo fanno, parlare di soddisfazione dello studente. Uno studente dalla mente sgombra di nozioni e conoscenze viene assoggettato dai professori a processi didattici che si prefiggono di riempirne la mente con le loro lezioni. Questo tipo di studente primario, ancora non maturo, non preparato e ancora materiale rozzo e non elaborato e reso sofisticato non sempre riesce a dare un giudizio di merito della qualità dell’insegnamento. In altre parole, nella storia e nei sistemi delle conoscenze normalmente la valutazione di un lavoro viene eseguita da persone competenti che normalmente dovrebbero essere più preparate delle persone in valutazione. In altre parole, il valutatore deve conoscere l’argomento di valutazione meglio di chi porge lo stesso argomento. Si tratta di un giudizio di valore applicabile a tutti i tipi e livelli di insegnamento.

Questo non è il caso dello studente che, però, è sempre in grado di dare un giudizio sulla qualità della didattica ed il livello di facilità di comprensione e di fruibilità dei concetti ricevuti dall’insegnamento.
Questo semplice criterio primario differenzia la qualità dell’insegnamento dalla qualità del lavoro industriale e rende inapplicabile, allo studente, il criterio fondamentale industriale di conseguente qualità intesa come soddisfazione del cliente. Questa è la linea di demarcazione più importante fra università statale e università privata.
Non sempre però si può pensare ma soprattutto appurare, con evidenze sostanziate, che i nuovi giovani politici, improvvisati ed improvvisatori quantunque buoni parlatori, siano in grado di comprendere la enorme importanza di questa situazione didattica a tutti i livelli scolastici ed universitari. D’altronde il vero potere, quello dell’alta finanza e dei poteri economici forti non può condividere questo approccio iniziale di linea di demarcazione basata sulla soddisfazione del cliente proprio perché lo considera una vera e propria mancanza di rispetto del cliente.
La crisi dell’università e della scuola italiana è iniziata con il famoso ’68 e da allora tutto è cambiato: l’università italiana è degenerata e deperita.
Come adesso l’Italia sta rinunciando all’antica tradizione manifatturiera, che ha prodotto il miracolo economico e lo sviluppo, a quei tempi l’Italia rinunciò alla cultura classica forse elitaria ma che aveva dato i suoi frutti ponendo la cultura italiana tra i primi posti al mondo. Adesso le cosiddette classifiche di «rating» internazionali invece pongono le università italiane al meglio verso il cinquantesimo posto a livello internazionale. È un peccato!

Così, il culmine della vergogna è stato raggiunto quando le Istituzioni italiane hanno rinunciato alla loro tradizione universitaria basata su una solida cultura di scuola media superiore e quindi sul concetto e corso univoco di laurea di dottore per accettare la scomposta classificazione anglosassone ed americana a tre livelli di laurea. Un buon diploma di liceo classico o scientifico prima del famoso ’68 era e rimane uguale se non superiore al primo livello di laurea alla anglosassone e/o americana! Ma i grandi responsabili del ministero della Istruzione e della Università italiana, per decenni, hanno pensato bene di accettare la classifica anglosassone e rinunciare alla nostra cultura e tradizione. Questo processo va inquadrato nel complesso processo di inizializzazione all’Europa. Tre politici italiani (Prodi, Ciampi e Amato) di base hanno svenduto economicamente e politicamente l’Italia in Europa con la svalutazione della «Lira» ma hanno anche acconsentito, di buon grado, alla svalutazione della cultura italiana rispetto ai canoni imposti da cultura anglosassone in generale ossia includente anche quella tedesca e del nord Europa in generale.
Così, al momento i livelli di «laurea» italiani sono del tutto svalutati in Europa e nel mondo. Lo confermano i vari «rating» internazionali di università e istituti di cultura superiore. Dimenticandoci delle sofferenze imposte e delle manchevolezze di qualità delle Università in genere europee ed in particolare delle riduzioni inflitte agli italiani e alla loro cultura (classica e scientifica), l’Europa (la Commissione europea), ad un certo momento della propria evoluzione, ha riconosciuto la necessità di rendere uguali le qualità delle università europee e di equiparare i titoli accademici. Così, la Commissione europea ha istituito una Organizzazione, la Eua, European University Assurance, definendola il massimo Organo europeo per il riconoscimento e l’equiparazione della qualità universitaria europea.
In questa visione panoramica, l’Europa è stata molto accorta e rispettosa della tradizione italiana e ha dato agli italiani un ben contentino: ha fatto nascere, nel 1990, questo Organismo con una prima riunione (meraviglia delle meraviglie) tenuta a Bologna per onorare la città dove è nata la prima Università al mondo. Così, il risultato di questa prima riunione del mondo universitario europeo è diventato noto come «Processo di Bologna o Bologna’s Process».

Da allora la Eua ha lavorato alacremente ed intensamente con il grande apporto delle delegazioni del Nord Europa al fine di migliorare la qualità delle università europee e equiparare i livelli universitari e degli istituti superiori di tutti gli Stati membri della Comunità europea. Io ho avuto modo di partecipare per alcuni anni ai processi di creazione della unificazione della qualità universitaria europea come esponente di una Università privata svizzera, la Uniludes di Lugano. Non ho potuto fare a meno di notare che l’Italia spiccava per assenza e mancanza di contributi proattivi e originali anzi gli esponenti italiani erano abbastanza passivi e erano molto pochi. Sostanzialmente gli italiani snobbavano l’Organizzazione europea Eua.
Fa piacere cogliere l’occasione per ricordare che nel primo decennio di questo secolo, la Università svizzera, per la quale ho avuto il piacere di partecipare agli studi della Eua, ossia la Uniludes, una Università libera riconosciuta dal Governo svizzero ed in particolare dal Canton Ticino aveva riconosciuto l’importanza della qualità universitaria ed era attiva in tal ambito.
Uniludes è stata assoggettata ad un normale processo di Certificazione di Qualità europea da parte dell’Ente svizzero riconosciuto dalla Eua, European University Assurance, il massimo Organo europeo per il riconoscimento della qualità universitaria. Qualcuno afferma che non basta valutare la qualità ma l’insieme delle proprietà di una università per potere dare un giudizio consistente e globale. Durante la preparazione di una università alla valutazione da parte dell’Organo nazionale di valutazione della qualità vengono appunto presi in considerazione molti fattori. In particolare durante la preparazione di qualità, ad esempio, della Uniludes sono stati creati, applicati ed elaborati almeno 150 parametri di giudizio oltre alla organizzazione del sistema di gestione per la qualità secondo la norma UNI EN ISO 9001: 2000 (successivamente trasformata in 2008).

Questo approccio valutativo interno viene certificato e quindi condiviso dall’Organismo nazionale che approva e convalida la qualità e prima di tutto la qualità dell’insegnamento.
Questo stesso processo è appena iniziato nelle università italiane. Così, al momento non risulta che le Università italiane siano state certificate né da un Ente nazionale né da un Ente europeo. Poco male, la presunzione italiana (secondo le tesi polemiche portate avanti da Sylvie Coyaud nella sua rubrica su «Repubblica», l’«Oca sapiens» e su altri media) non è mai troppa!
Stranamente questo argomento si intreccia con una serie di argomenti e situazioni portati avanti e pubblicati da alcuni giornalisti e da un gruppo di denigratori, ingannatori, maldicenti appartenenti a certe sfere di potere italiano non del tutto chiare e limpide. Questi supponenti dovrebbero avere la cortesia e la pudicizia di non dare giudizi affrettati e superficiali ma di informarsi bene prima di emettere sentenze e sproloquiare inutilmente in materia di qualità universitaria italiane ed europea. Queste persone dovrebbero avere più modestia ed accortezza anche per la loro lontananza dal vero mondo universitario europeo e da mondi del tipo della Università privata Uniludes.
Si fa notare, invece, che oltre il 99 % delle Università italiane non sono Certificate secondo i requisiti di qualità della Eua. Infatti, solo da poco è stato creato l’Organismo italiano ad hoc per la valutazione della qualità universitaria in Italia. Questo Ente nazionale dovrebbe avere cominciato a lavorare da poco ma, all’italiana, con personale universitario, privo di esperienza specifica e quindi non precipuamente preparato in materia di qualità. Ho avuto il piacere di ascoltare una intervista radiofonica in cui si trattava dei problemi delle università italiane, della mancanza di lavoro qualificato per i giovani laureati, la fuga dei cervelli ecc. In qualche maniera il problema appare noto anche ai politici italiani.
Di fatto, durante tale dibattito è intervenuta l’ex ministro della Pubblica Istruzione on. Maria Stella Gelmini, che ha asserito che forse detto Ente nazionale per la Qualità avrebbe finito per diventare solo burocratico ed inefficiente. D’altronde l’on. Gelmini è affetta dall’errore fondamentale del tipico atteggiamento industriale berlusconiano che porta a sottovalutare l’importanza della scuola e della università per lo sviluppo del Paese e dei giovani nella realtà lavorativa nazionale.
Di conseguenza, la interpretazione «burocratica» della qualità purtroppo sprona normalmente a celare la non volontà e l’opposizione dei «baroni universitari» ad essere valutati anche se solo dagli studenti. Poco male! In Europa ed in particolare in quella del Nord, la metodologia della valutazione della qualità dell’insegnamento da parte di organi di qualità esterni è invece prassi comune e ben accettata oltre alla valutazione automatica della qualità della didattica da parte degli studenti.
Nel marasma universitario italiano questi processi appaiono fantascientifici e quindi, per celarli, vengono definiti burocratici.

Il Club degli Imperatori e l’educazione al dottorato

A causa del particolare interesse e specificità della formazione al dottorato appare necessario riportare un piccolo approfondimento in merito.
La applicazione dei concetti di qualità sia in termini di garanzia sia di sistema qualità alla educazione al dottorato è stato uno degli elementi e uno dei più importanti del Processo di Bologna come, dal 2003, è stato riconosciuto dal Congresso ministeriale di Berlino. Fino ai tempi recenti lo sviluppo della formazione al dottorato (PhD) ha seguito due vie e criteri diversi. Comune alle due vie c’è stato un criterio ed un principio fondamentale: i principi definiti dagli Standard e Linee Guida per la Garanzia della Qualità nei Paesi membri dell’Europa (Esg) e i Principi di Salisburgo per la educazione al dottorato a iniziare dal 2005.
Le strade percorse come già accennato si sono sviluppate lungo cammini diversi fra di loro poiché da una parte la missione principale della Garanzia di Qualità viene creata, in modo prioritario, per realizzare la sua missione principale: l’insegnamento universitario in generale focalizzando l’interesse ai primi due cicli di insegnamento. Di fatto, il terzo ciclo, quello dell’insegnamento al dottorato, era rivolto in primo luogo alla ricerca e ad essa connesso direttamente. Questa distinzione veniva, ed in alcuni casi viene ancora gestita da due «top management» diversi da una parte il Vice Rettore per la qualità e dall’altra il Vice Rettore per la ricerca.
Molte leggi sono state emanate dalla Commissione europea per garantire la equità ed equipollenza del titolo di dottorato in tutti i Paese membri nel rispetto delle singole tradizioni e nella loro rivalutazione globale. Così, la formazione al dottorato è fondamentalmente diversa da quella del primo e secondo ciclo di base dell’insegnamento universitario. Essa è altamente individuale; i dottorandi non seguono un percorso prevedibile, determinato in moduli successivi, ma seguono un’ipotesi o un’idea di via e di ricerca che li conduce a un territorio inesplorato laddove devono imparare a navigare per potersene ben cavare in condizioni di novità assolute.
In ogni caso, la formazione al dottorato ha costituito e costituisce l’elemento centrale di una qualsiasi università poiché ne è la missione principale.

Vanno sempre rispettate le singole tradizioni culturali di ciascun Paese membro della Comunità europea.
Non appare comunque necessario dilungarsi oltre sulle organizzazioni interne specifiche universitarie poiché non è argomento precipuo di questo articolo. Si può solo accennare alla relazione di tipo quasi privata e protettiva del professore e dei suoi dottorandi. La tradizione assegna ai professori un enorme potere ed un grande ascendente sui discenti aventi sempre lo sguardo rivolto alla ricerca anche applicata.
Tuttavia, la realtà economica e politica dimostra che questa polarizzazione intrinseca dei dottorandi si risolve, o può risolversi, in una vera e propria limitazione della formazione dei dottorandi: la scoperta dei talenti non sempre garantisce lavoro e sicurezza sociale, ne è l’esempio più eclatante la situazione universitaria italiana. Così, il terzo ciclo di studi universitari comincia a perdere attrattiva anche se non dovrebbe accadere in un Paese con grande sviluppo industriale creativo e progettuale, originale e tecnologicamente avanzato.
Un Paese con grande aspirazione innovativa in cui l’industria non è solo semplice industria di produzione ma si pone soprattutto come industria di innovazione, di trasformazione e di creazione, diventa un terreno fertile non solo per laureati dei primi due cicli ma anche e soprattutto per dottorandi del terzo ciclo. In questo caso, la espressione «dottorato di ricerca» diventa limitativa e restrittiva: il dottorato è dottorato e basta. Non va luogo quindi ad insistere sulla prassi secondo cui le università italiane si preoccupano solo di potere continuare a dare borse di studio agli studenti meritevoli di seguire il terzo ciclo di studi. Come nelle università americane le università italiane dovrebbero prevedere di potere dare a tutti quelli dotati del diploma di secondo livello la possibilità di accedere agli studi di terzo livello.
Altrimenti l’antica espressione inventata da qualche psicologo geniale ossia che molti sono affetti dalla cosiddetta «castrazione universitaria» comincerebbe a trovare un senso concreto indipendentemente dalla volontà dei baroni.

L’educazione al dottorato deve quindi adattarsi e soddisfare i requisiti richiesti nel rispetto e conservazione della tradizione culturale e nella garanzia della qualità del professionista creato e della rivelazione del suo talento sia esso di base che applicato. Solo la unificazione ed integrazione fra formazione al dottorato e sistema di gestione per la qualità può garantire, convalidare il risultato di una università moderna, affidabile e uguale in tutta l’Europa.

L’«oca sapiens»

Da quanto su detto, si deduce che, nel mondo della qualità universitaria non sempre si trovano persone colte e raffinate che hanno il buon gusto di trattenersi dal dare giudizi senza approfondita conoscenza dell’argomento. Poche sono le eccezioni in merito a tale considerazioni ed in relazione all’approccio da prendere per potere aggirare i problemi suddetti di mancanza di qualità.
Riflettendo su quanto detto nel riferimento specifico all’ex Ministro, si osserva che essa si limita a considerare e mettere in evidenza solo gli aspetti burocratici del buon funzionamento della Agenzia nazionale per la Valutazione della Qualità universitaria. In realtà il compito di un Ministro è di dare l’indicazione direttiva e farla osservare, mentre il compito esecutivo ed operativo rimane tutto sulle spalle della dirigenza ministeriale ed universitaria.
In questo contesto rimangono invece molte persone (normalmente giornalisti o giornaliste) che indugiano molto su questo argomento senza coglierne il vero succo e la profondità dell’approccio. Questi tipi di personaggi o meglio giornaliste si comportano, senza alcuna… sapienza, dirette solo dalla volontà di parlare male di altre persone che sono ottimi professionisti che hanno dato la loro vita alla professione. Così, dopo attenta analisi, i malcapitati assoggettati alle critiche, si accorgono che le stesse critiche vengono loro rivolte da persone non qualificate, inqualificabili ma ben protette da poteri economici forti ma impalpabili e non trasparenti.
La Sylvie Coyaud è sempre attenta a fare tentativi di distruzione di persone in modo da condurre una lotta impari dietro a queste situazioni al solo scopo di distruggere personalità, lavori e carriere di professionisti seri e volenterosi.
In fondo, l’Oca sapiens cerca di fare scendere al suo livello professionisti seri come quelli di Università europee qualificate e riconosciute a livello internazionale. Proprio questo comportamento. Ovviamente agisce protetta sfruttando la possibilità di scrivere su testate giornalistiche classiche oppure elettroniche-informatiche spedite in Internet.

 

Q2

 

La memoria dell’acqua

 

E veniamo all’attuale processo di discussione universitaria dell’argomento della esistenza della memoria dell’acqua. Questo processo è iniziato con il linciaggio del grande Jacques Benveniste ma continua ancora violentemente fra accademici universitari classici ortodossi e schiere di ricercatori che vogliono percorrere nuove strade di ricerca. Le ricerche di Benveniste possono essere riassunte in una frase:
Un segnale biologico registrato sul disco rigido di un computer veniva trasmesso, via internet, a un altro laboratorio sperimentale dove gli effetti specifici della molecola d’origine venivano trasferiti a un sistema biologico. (Descrizione del Premio Nobel Brian Josephson del lavoro di Jacques Benveniste)
Con la sua ricerca Jacques Benveniste ha chiarito alcuni, se non tutti, meccanismi biologici relativi alla struttura dell’acqua. Questa ricerca ha spronato una enorme opposizione e dopo 20 anni una forte contro opposizione. Tuttavia, questa contro opposizione non è la rivincita della scienza derisa ma solo e soltanto della dimostrazione di un’altra dimensione della ricerca, una dimensione da sistemi complessi e quindi una dimensione nuova basata sulla scienza dei sistemi che sfrutta le singole ricerche specifiche di fisica, di chimica, di biologia per reintegrarle assieme e costruire un nuovo sistema.

 

Q1Si vuole porre l’accento sulla visione di una università che, pur provenendo dal tempo lontano, non necessariamente si basa sui credi proposti dai sacerdoti ufficiali o dalla scienza ortodossa. Questo è un punto dolente per la comprensione della insipienza della nostra polemista che sembra essere paladina della scienza ortodossa soprattutto quando si parla della memoria dell’acqua.
Purtroppo accade pure che la maggior parte del mondo accademico classico e ortodosso non riesce a capire la memoria dell’acqua poiché la spiegazione viene affrontata soprattutto da fisici adusi a osservare i singoli fenomeni fisici elementari che accadono all’interno dell’acqua affinché questa possa traferire informazione e costruire memoria.
I fisici quantistici, o classici, accademici e/o sperimentali sono affetti dalla malattia della ricerca e comprensione dei singoli fenomeni e perdono, normalmente, la visione dell’approccio globale che consente di comprendere il fenomeno della trasmissione dell’informazione codificata nelle molecole e/o nelle cellule dell’acqua stessa. La memoria dell’acqua è sistema complesso. Lo studio della memoria dell’acqua e quindi della sua propagazione della sua informazione deve essere affrontato con la metodologia dei sistemi complessi che è una metodologia normalmente al di fuori della metodologia sperimentale anche galileiana.
Quantunque la scienza accademica pretende di conoscere a fondo anche la metodologia dei sistemi complessi, questa è materia relativamente moderna poiché nata durante la seconda guerra mondiale in ambito di studi militari. L’analisi dei sistemi complessi normalmente non si insegna nella università italiane se non, in pochi ed alcuni casi, in poche branche della facoltà di ingegneria. Tuttavia, la parola «sistema» è una delle più frequentemente detta, richiamata e citata nella lingua normale e in tutte i campi dello scibile e quindi soprattutto in ambito accademico universitario.

Si fa tanto abuso della parola «sistema» e tutti la impiegano, per la maggior parte dei casi, a sproposito. Così ogni piccolo componente elementare diventa un «sistema», ogni semplice modulo diventa «sistema», ogni apparato (edile, elettronico, informatico, sociale, burocratico, agricolo ecc.) diventa «sistema» e così via. Così, in fisica la reazione di «scattering» fra particelle elementari diventa un «sistema»; la interazione fra due elettroni oppure fra un elettrone ed un protone diventa «sistema»; l’atomo è «sistema»; una molecola è «sistema»; una cellula è «sistema» e via discorrendo.
Se però il «sistema» va a cadere nella classe dei «sistemi complessi» allora la metodologia non di studio può e deve cambiare l’insieme delle proprietà di un sistema complesso quale ad esempio un Istituto universitario, il sistema solare, un sistema sanitario nazionale ed altri, appare molto difficile da definire, analizzare, essenziale per la comprensione della trasmissione dell’informazione trasmessa per esempio dal soluto diluito in acqua.
Ci vuole una prova di coraggio da parte dei singoli ricercatori (fisici, chimici, biologi ecc.) per accettare che l’acqua è «sistema» complesso e che quindi va studiato seguendo la regole e la metodologia dei sistemi complessi. Ogni singolo studio elementare di analisi del funzionamento dell’acqua è parte integrante di un processo complesso ma per comprendere il vero funzionamento dell’acqua ed soprattutto della sua memoria non bastano i singoli studi.

L’acqua funziona da mezzo trasmissivo dell’informazione contenuta nel soluto stesso. Potrebbe apparire banale a qualche cattedratico ortodosso ma lo studio per sistemi impone di includere ed integrare una grande serie di dati acquisiti lungo il canale di trasmissione dell’informazione (l’acqua!) quali ad esempio:
1 – L’approccio informativo da sovrapporre ed integrare con quello atomico-molecolare-cellulare quantistico e con la teoria quantistica dei campi.
2 – Fisica, chimica e biologia quantistica delle molecole e delle cellule.
3 – La catalisi chimica, la memoria biochimica e la memoria dell’acqua: le interazioni non lineari in laboratorio e nella vita.
4 – La comprensione dei criteri di codifica dell’informazione esistente nelle molecole e/o cellule dell’acqua quali l’esempio elementare classico posto dal criterio del «Lock and Key» (Voiekov ecc.) inteso pure come base del reclutamento cellulare.
5 – Fisica dell’acqua: domini di coerenza (Giuliano Preparata e Emilio del Giudice) e acqua disordinata e intesa come mezzo trasmissivo.
6 – Chimica dell’acqua intesa come mezzo trasmissivo, principi di minimo stimolo ecc.
7 – Funzionamento collettivo del mezzo trasmissivo acqua (sono: luminescenza, dissoluzione ionica, ponte d’acqua sospeso ecc.).
8 – La comunicazione ed informazione cellulare [biofisica dell’informazione cellulare]: come viaggiano energia ed informazione nelle strutture biologiche.
9 – La trasmissione di segnali deboli; i solitoni in acqua ecc.
10 – Differenziazione, metabolismo, proprietà genetiche dei microorganismi/batteri contenuti nell’acqua che sono quindi parte del mezzo trasmissivo.
11 – Informazione viaggiante a bordo di onde elettromagnetiche che viaggiano fra le cellule e sono modulate (ampiezza, fase frequenza, modulazione digitale ecc.) [biofisica dell’informazione cellulare].
12 – L’influenza del campo elettromagnetico debole sui recettori biologici.
13 – Esistenza di eventuali canali trasmissivi privilegiati quali meridiani e nadi.
14 – Interazioni non lineari a basse e bassissime dosi che, in alcuni casi, vengono mediate direttamente dal Potenziale Vettore per il tramite dell’Effetto Josephson e della influenza dell’effetto Ehrenberg-Siday-Aharonov-Bohm.
15 – Effetto Zhadin delle dinamiche ioniche in soluzione di campi magnetici debolissimi e iono-risonanza ciclotronica.
16 – Studi sul piano teorico [Widom, Grimaldi, Masaru Emoto (belle foto dell’acqua che cambia la sua struttura in risposta alle emozioni (!!!) provate e vissute nell’ambiente circostante) e tanti altri].
17 – Studi ed analisi sperimentali di Montagnier, Voiekov ed altri.
18 – Nuova ed ampia conoscenza del «signaling» cellulare e fra organi oltre ai vertiginosi progressi dell’elettronica nelle tecnologie bio-quantistiche (Qx Scio, Metatron ecc.).
19 – Integrazione fra campi elettromagnetici, biofotoni di Popp e campi morfogenetici.
20 – L’acqua come mediatore della comunicazione cerebrale attraverso un complesso sistema di stimoli nervosi di bassa intensità e di natura elettromagnetica.

Ovviamente questa lista non è completa e va completata, ma non basta bisogna sviluppare l’intreccio dei vari aspetti e costruirne un diagramma di flusso operativo, una rete di interfacce e un programma organizzato di lavori di ricerca precipui e specifici in modo da renderli interfacciabili fra di loro. Come nel caso delle Università Libere, bisogna sviluppare un programma integrato di attività, un piano di sviluppo in grado di dimostrare la validità del metodo per sistemi. In altre parole, come per le Università, ci vuole un approccio per sistemi integrati alla ricerca della dimostrazione della esistenza della memoria della acqua o almeno ci vuole una intelligenza globale che sappia mettere assieme tutti i risultati già ottenuti per arrivare raggiungere l’obiettivo finale integrato.
Eppure questo programma di lavoro viene continuamente osteggiato dai «supporter» diretti e appariscenti della scienza ortodossa oltre che dai giornalisti di turno.

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