Un miliardo e mezzo di persone senza elettricità

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foto di P. Catino

Una strage ignorata nell’era dell’energia: più di ottomila morti premature giornaliere stimate dall’Oms a causa di malattie generate dal respirare fumi negli ambienti interni male aerati perché respirano quanto emesso dal bruciare legna o scarti nelle loro povere stufe o camini

In un giorno e mezzo muoiono tante persone quante sono oggi il numero complessivo di vittime dell’Ebola. Eppure di questa emergenza se ne parla pochissimo. Ci riferiamo alle ottomila e rotte morti premature giornaliere stimate dall’Oms a causa di malattie generate dal respirare fumi negli ambienti interni male aerati. Colpiscono soprattutto donne e bambini nel continente africano e nelle economie povere del resto del mondo, perché respirano quanto emesso dal bruciare legna o scarti nelle loro povere stufe o camini. In un vibrante pezzo firmato da Davide Tabarelli, economista dell’energia, sul «Sole 24 Ore», il presidente di NE-Nomisma Energia, spiega perché portare l’energia è la prima conquista contro la povertà.
Lo fa raccontando la sorpresa di un occidentale che va in Africa e nota che «presto la mattina sono tutti per strada, gente che cammina per andare al lavoro o per cercarlo, bambini che vanno a scuola se hanno fortuna di averla. Alla sera, invece, già alle 10 in giro non c’è più nessuno, come a Milano o a Roma quando sono le 4 di notte. Dopo qualche giorno capisce che i ritmi di vita sono dettati dalla luce del sole perché quella artificiale, da elettricità, ce n’è poca, o spesso niente affatto. L’elettricità è essenziale per le attività più semplici: oltre ad illuminare, serve per conservare i cibi, per caricare i telefonini, per cucinare e per produrre acqua potabile. Nel mondo c’è un miliardo e mezzo di persone che non sanno che cosa sia l’elettricità e la gran parte di queste è in Africa». Proprio quel continente dove abbondano giacimenti di fonti energetiche, non solo fossili ma anche potenzialmente ricco di fonti low carbon. «Anche chi ha accesso alla rete elettrica, come in alcune grandi capitali, deve soffrire di continue interruzioni. Arrivando ai paradossi come quello sudafricano, tra i primi esportatori di carbone per le centrali del mondo, è in continua emergenza per diffusi e frequenti black-out. L’Onu aveva dichiarato il 2012 l’anno dell’energia per tutti ma il problema è tutt’altro che risolto. Oggi ha deciso che il 2015 è l’anno mondiale della luce, con il proposito di contribuire alla maggiore diffusione della luce artificiale per chi non ne può ancora usufruire, in particolare attraverso i Led che consumano meno e durano di più».
L’efficienza energetica certo deve accompagnarsi anche dallo sfruttamento ragionevole delle risorse locali. Che presuppongono degli investimenti in infrastrutture di distribuzione. Tabarelli ragiona quindi sul miglior mix elettrico di un paese emergente alle prese con la sua elettrificazione, in linea con i vincoli economici di una crescita rapida ma ancora fragile e senza tuttavia dover sacrificare le istanze ambientaliste. «Il gas, per esempio, di cui è ricco il sottosuolo di diversi paesi che scontano il mancato accesso all’elettricità, necessita di tubi per la distribuzione. Servono poi le reti elettriche per distribuire l’elettricità prodotta nelle centrali a gas. Sono investimenti, dei costi aggiuntivi fuori portata in genere dal reddito medio dei consumatori africani. Senza contare che questi sforzi di modernizzazione delle infrastrutture sono realizzabili solo nelle aree urbane dove la densità abitativa giustifica la costruzione di reti».
Per servire il resto della popolazione che vive in aree rurali remote, le rinnovabili sono la risorsa adatta. «Il fotovoltaico permetterà la produzione di quantità di energia elettrica sufficiente per caricare le batterie che poi, alla sera alimenteranno le luci Led. L’uso di biomasse per fermentarle e produrre biogas o biometano potrà alimentare anche piccoli impianti di generazione elettrica. Il grande idroelettrico è già stato sfruttato in quasi tutte le sue potenzialità ma rimane spazio per impianti di piccole dimensioni».
C’è da augurarsi che l’anno mondiale per luce accenda i riflettori sulla povertà energetica. Da spegnere in fretta.