Affondiamo – La Terra non ci basta più

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È dal 1986 che il nostro pianeta «ci va un po’ stretto». Dal 2011, secondo i calcoli del Global Footprint Network (organizzazione che misura l’impronta ecologica degli umani sulla Terra), abbiamo iniziato a consumare il capitale Terra, andando chiaramente in rosso, soprattutto a scapito delle nostre possibilità ecologiche. E ogni anno che passa il divario tra sostenibilità e non sostenibilità si aggrava sempre di più. Questo debito verrà scontato dai nostri figli e nipoti

«The earth overshoot day» vuol dire: il giorno in cui si è superato il limite massimo. È questo limite per gli scienziati l’abbiamo superato già tre anni fa. Ormai siamo nella fase del non ritorno.
Le variazioni climatiche originate anche dalle attività umane sembrano anticipare i quadri apocalittici che negli anni 80 gli scienziati gettavano sul futuro dell’umanità. 14 isole degli oceani Pacifico e Indiano scomparse definitivamente sott’acqua, il permafrost della Siberia e dell’Alaska in fase di scioglimento con un anticipo previsto dagli scienziati di 30 anni, in Africa il lago Ciad è ormai prosciugato, principalmente per la mancanza di precipitazioni, ma anche per i consumi incontrollati e lo sfruttamento intensivo dei pascoli limitrofi. Il lago Aral sta scomparendo. Ovunque si assiste ad uno squilibrio climatico accentuato: o piove troppo o non piove più da anni. Sono iniziati i grandi movimenti migratori di popolazioni che non riescono più a sopravvivere sul loro territorio e si spostano in zone più fertili ed adatte alla vita umana.
Nonostante queste drammatiche evidenze l’uomo continua a sfruttare selvaggiamente i terreni per scopi agricoli, senza che vengano rispettati i tempi ed adottate tutte le cautele per garantire i cicli riproduttivi. L’impronta ecologica dell’uomo (ovvero il peso della domanda di risorse naturali) ha già superato il punto critico in misura tale che la Terra non è più capace di rigenerare ciò che viene consumato, né di assorbire i nostri scarti (emissioni inquinanti, rifiuti…).
È dal 1986 che il nostro pianeta «ci va un po’ stretto»: la Terra non ci basta più…
Dal 2011, secondo i calcoli del Global Footprint Network (organizzazione che misura l’impronta ecologica degli umani sulla Terra), abbiamo iniziato a consumare il capitale Terra, andando chiaramente in rosso, soprattutto a scapito delle nostre possibilità ecologiche. E ogni anno che passa il divario tra sostenibilità e non sostenibilità si aggrava sempre di più. Questo debito verrà scontato dai nostri figli e nipoti. Se tutti gli abitanti del Pianeta avessero uno stile di vita come gli americani, occorrerebbero le risorse di 3,4 «Terre». Se la Terra fosse abitata da soli Canadesi bisognerebbe moltiplicarla per 3,2, per 2,1 se Britannici, per 2 se Tedeschi. Gli italiani sono indietro in questa classifica ma, per estendere le nostre abitudini a tutto il globo, occorrerebbero sempre e comunque almeno 2 «Terre».
Se l’attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali e specie animali non muterà, secondo gli scienziati nel 2050, massimo 2060, di pianeti identici alla Terra ce ne vorranno due. Ma, quel che è peggio, circa 3 miliardi di esseri umani potrebbero essere coinvolti direttamente in guerre per il controllo e lo sfruttamento delle risorse di acqua dolce.
Regioni della Terra già in tensione per questa esigenza primaria sono quelle attraversate dai fiumi Tigri ed Eufrate, la parte terminale del bacino del Gange in India, il comprensorio del fiume Giordano e quello del Colorado, tra Usa e Messico.
Si potrà fermare questa follia umana, questa corsa verso l’ecocatastrofe? A dicembre prossimo a Parigi ci sarà un importante incontro tra tutti i capi delle nazioni della Terra, un tentativo di bloccare l’aumento della temperatura globale, un tentativo di dare un futuro alle prossime generazioni. E allora staremo a vedere…