Il Pino loricato, la natura che sfida il tempo

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Il Pino loricato, simbolo del Parco, bruciato nel 1993 sulla Grande Porta del Pollino

Largamente diffuso centinaia di migliaia di anni fa, il Pino loricato è un solenne «paleoendemita», che sopravvive in Italia solo nel Parco nazionale del Pollino. Gli aggruppamenti che lo ospitano rappresentano il rifugio di un elemento balcanico relitto delle glaciazioni, presente unicamente in questa parte dell’Italia meridionale a testimonianza di una ben più ampia distribuzione durante le alterne vicende determinate dalle glaciazioni quaternarie. È una specie molto longeva; studi pregressi condotti su un esemplare posto ad una quota di 1.908 m s.l.m. sul versante sudoccidentale del Pollinello, hanno stimato un’età di 920 anni

Il Pino loricato (Pinus leucodermis o P. heldreichii var. leucodermis A.) è una specie endemica e rappresenta la caratteristica vegetazionale più peculiare del patrimonio floristico del Parco nazionale del Pollino.
La distribuzione geografica del pino loricato nel Parco si presenta discontinua e frazionata in popolamenti più o meno estesi, riconducibili a quattro distinti nuclei di vegetazione: il gruppo Alpi-Spina-Zàccana, il gruppo del Pollino, il gruppo Palanuda-Pellegrino e il gruppo Montèa.
Il Pino loricato, chiamato così da Biagio Longo, nel 1905, per la peculiarità della corteccia simile alla «lorica», la corazza dei legionari romani, è un albero robusto, con rami a «bandiera» e tronchi dalle forme scultoree disegnate dalle difficili condizioni climatiche ed ambientali, in cui è cresciuto. In condizioni favorevoli, però, cresce alto e diritto e può raggiungere notevoli dimensioni, come nel caso dei giganti del Palanuda, che raggiungono i 38 metri di altezza.
Largamente diffuso centinaia di migliaia di anni fa, il Pino loricato è un solenne «paleoendemita», che sopravvive in Italia solo nel Parco nazionale del Pollino. Gli aggruppamenti che lo ospitano rappresentano il rifugio di un elemento balcanico relitto delle glaciazioni, presente unicamente in questa parte dell’Italia meridionale a testimonianza di una ben più ampia distribuzione durante le alterne vicende determinate dalle glaciazioni quaternarie. Le componenti geobotaniche presenti oltre i 2.000 m s.l.m., nella zona di altitudine dei Piani del Pollino, evidenziano, inoltre, la storia della evoluzione del paesaggio morfologico e vegetale e le strette relazioni esistenti tra morfotipi e vegetazione, quale risultato dell’azione selettiva e modellatrice operata dalle glaciazioni wurmiane.
Il pino loricato è una specie molto longeva; studi pregressi condotti su un esemplare posto ad una quota di 1.908 m s.l.m. sul versante sudoccidentale del Pollinello, hanno stimato un’età di 920 anni. In un vasto insieme di piante plurisecolari, in Italia, è risultato essere, in assoluto, il più antico.
Ricerche scientifiche recenti, realizzate dall’Ente Parco, nel corso del 2014, con una indagine dendrocronologica che ha interessato i pini tra i più vetusti rinvenuti sul Monte Pollino, ad un’altitudine intorno ai 2.100 m s.l.m, hanno stimato un’età di 832 anni su di un esemplare purtroppo già deperiente e compromesso nella struttura legnosa, tanto da ipotizzare un’età di 912 anni.
Vissuto per secoli nell’anonimato, il pino loricato era ben conosciuto dalla popolazione locale e dai pastori che d’estate pascolavano gli animali sul Massiccio del Pollino e che un tempo praticavano sul tronco vistose incisioni, ancora oggi ben visibili, per estrarne pezzi che, suddivisi in tante «deghe», venivano utilizzati per illuminare le loro dimore.
Il legno di pino loricato è stato, in passato, utilizzato dalle popolazioni locali per fabbricare mobili di pregio, barili per l’acqua e bauli resistenti alla salsedine per i viaggi dei migranti verso le Americhe.
Il Pino loricato rappresenta l’elemento di identità locale più significativo del Parco, caratterizzando il paesaggio alto montano, oltre il limite del bosco.
Alla «Grande Porta del Pollino» il pino loricato, simbolo del parco, bruciato nel 1993, quando veniva decretata l’istituzione del Parco Nazionale del Pollino, è da allora meta di visita costante di escursionisti, che arrivano fin lì quasi in pellegrinaggio. Il grande, monumentale, scultoreo, argenteo, secolare albero, abbattuto dalla sciagurata mano dell’uomo, piegato su un lato ma non domo, tende i suoi rami, veri tentacoli, verso il cielo, verso terra e verso i visitatori, è lì, da oltre vent’anni, ad ammonire sulla sacra e sempiterna natura, che il Parco nazionale del Pollino conserva e tutela.

 

Riferimenti bibliografici

D. Pierangeli – Università degli Strudi della Basilicata, Relazione scientifica finale del Progetto di Ricerca «Conservazione in situ del germoplasma di pino loricato – Studio areale di distribuzione della specie» (inedito), Ente Parco Nazionale del Pollino, Rotonda, Gennaio 2014;
A. Di Filippo, M. Baliva, G. Piovesan – Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura,le Foreste, la Natura e l’Energia dell’Università degli Studi della Tuscia, Relazione scientifica finale del Progetto di Ricerca «Conservazione in situ del germoplasma di pino loricato – Indagine dendrocronologica di esemplari monumentali» (inedito), Ente Parco Nazionale del Pollino, Rotonda, Dicembre 2014;
G. De Vivo, A. Schettino, A. Formica, «Il Parco nazionale del Pollino: ambienti naturali, biodiversità e paesaggi», «Gazzetta Ambiente», Anno XX n. 2/2014;
A. Formica, «Il Parco Nazionale del Pollino», «Natura e Montagna», Anno LX, n.2, Dicembre 2013;
G. Bruno, A. Formica, «Il Piano per il Parco nazionale del Pollino», «Abitacolo», Anno XIV, n.1, 2013;
«Suggestioni dal Pollino», «Il Quotidiano della Basilicata», 30 Agosto 2010;
«Siamo tutti pastori», «il Quotidiano», 7 giugno 2009;
«Pollino Parco Nazionale», Rivista «Basilicata Regione Notizie», n.99, 2001;
Gruppo Interdisciplinare di Studio per la creazione del Parco del Pollino, «Progetto Pollino», Regione Basilicata, 1981.