I Bambini, responsabilità del mondo

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Nell’assoluta preponderanza dei casi, la malnutrizione colpisce lentamente e silenziosamente, rallentando lo sviluppo fisico e intellettivo del bambino, provocando ritardi permanenti e infine erodendo la capacità dell’organismo di reagire con successo alle infezioni e alle malattie

Come si può rimanere inerti davanti a questa foto? Una foto che nella sua drammaticità non ha bisogno di commenti.
Ogni anno si conta siano 6,3 milioni i decessi fra i bambini da 0 a 5 anni (stima Unicef 2014).
E il fulcro del problema è rappresentato da storie di malnutrizione. A differenza di quanto si potrebbe pensare, una percentuale molto bassa delle morti consiste in vere e proprie morti per fame, a seguito di eventi catastrofici come una carestia o una guerra.
Nell’assoluta preponderanza dei casi, la malnutrizione colpisce lentamente e silenziosamente, rallentando lo sviluppo fisico e intellettivo del bambino, provocando ritardi permanenti e infine erodendo la capacità dell’organismo di reagire con successo alle infezioni e alle malattie.
Dietro la morte di un bambino per dissenteria o polmonite, c’è spesso una storia di malnutrizione trascurata.
La malnutrizione, che è la combinazione di diversi fattori quali l’insufficienza di proteine-zuccheri, la frequenza di malattie e infezioni, il consumo di acqua non potabile, la carenza di controlli medici e la scarsità di igiene, produce effetti devastanti già durante la gestazione, quando impedisce lo sviluppo regolare del feto, e nei primi anni di vita del bambino.
Si stima che globalmente i bambini che soffrono di deperimento e ritardi nella crescita (malnutrizione cronica) a causa di una dieta povera siano 161 milioni, il 25% della popolazione infantile globale, una percentuale alta anche se in sensibile calo rispetto al 1990, anno in cui si stimava fossero 257 milioni i bambini affetti.
Una piaga globale che necessita di essere guardata in faccia con determinazione e non con indifferenza perché questi bambini sono la vita della nostra vecchia Terra fatta di tante contraddizioni e ingiustizie dove sono sempre i più deboli a pagare.
Finché ci sarà un solo bambino che non avrà il diritto di essere chiamato e trattato come tale non possiamo considerarci uomini civili, noi uomini che viviamo nel tanto patinato Paese sviluppato fatto di talk show dove si discute, si fa baruffa ma poi via tutti intorno a un tavolo a far feste e a far muovere un mondo che gira in un vortice vizioso privo di diritti.
Una comunità internazionale inerte davanti a drammi che si consumano con costanza giornaliera, drammi che però fanno poca notizia; è meglio parlare dell’ultimo acquisto plurimiliardario di un giocatore di calcio o dell’ultimo scoop rosa sulle spiagge di Formentera.
Qual è lo spartiacque tra bene e male, giustizia e illegittimità, pace e guerra, tutto si mescola in un gran calderone di indifferenza alla quale vogliono farci abituare senza volerlo.
Ma io non ci sto. Urliamo i diritti di questi bambini a cui la crudeltà del nostro mondo ha tolto la parola.
È questo anche il senso di una mobilitazione a più voci che parte da associazioni e governi contro un sistema di multinazionali che in nome del profitto seminano morte. Da qui parte «Enough Food for Everyone IF», la campagna che ha trovato i colpevoli della fame nel mondo. Sarebbero cinque multinazionali che controllano il 90% del mercato del grano a livello globale, costringendo, con il loro monopolio e l’evasione fiscale, milioni di persone al digiuno per la mancanza di cibo.