Quale giornalismo oggi, se ne parla all’L.ink

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Quel giornalismo che, costantemente sollecitato dalle avveniristiche potenzialità della digitalizzazione, si anima e si interroga su fondamentali questioni etiche e deontologiche che colpiscono al cuore dell’opinione pubblica

Una cinque giorni per parlare di giornalismo e comunicazione, un evento che ha preso il via ieri dal Salone degli Affreschi dell’Università degli studi di Bari e proseguirà sino a venerdì rimbalzando da Bari a Lecce in context di eccezione.
Questo è il L.ink Festival arrivato alla sua terza edizione e promosso dalla Regione Puglia, il Corecom Puglia, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e ancora l’Ordine dei giornalisti della Puglia, Ice – Innovation, culture and creativity for a new economy, European territorial cooperation programme Greece-Italy 2007-2013, il Teatro pubblico pugliese, media farm.it e con il supporto dell’Università degli sudi di Bari e del Salento.
E di giornalismo si parla.
Quel giornalismo che, costantemente sollecitato dalle avveniristiche potenzialità della digitalizzazione, si anima e si interroga su fondamentali questioni etiche e deontologiche che colpiscono al cuore dell’opinione pubblica. Attraverso un confronto serrato e appassionato, che si nutre della multimedialità congiungendo un pubblico eterogeneo e sempre più interattivo, l’informazione viaggia sull’onda dell’approfondimento e dell’emotività, a tratti atomizzata nella sintesi di un tweet.
Di questo e tanto altro parla il L.ink Festival che ha come scopo quello di provare ad analizzare gli equilibri che regolano la diffusione delle notizie, concentrandosi sui modelli di fruizione per immaginare l’evoluzione mediatica del futuro, affrontando il discorso filosofico e massmediologico per metterlo a diretto confronto con la persona.
Tecnologia ed etica, dunque, si intrecciano in queste cinque giornate di incontri e dibattiti che vedranno l’intervento di protagonisti di caratura internazionale provenienti dall’ambito giornalistico ed accademico.
Partendo dalle esperienze più interessanti che hanno caratterizzato la recente storia dell’informazione nazionale ed internazionale, la manifestazione si sviluppa attraverso i diversi mestieri che si incrociano nella vita di una redazione dei nostri giorni. Dai media tradizionali all’innovazione tecnologica, da temi di carattere etico ai nuovi modelli di fruizione della notizia, L.ink analizza la professione giornalistica nelle sue declinazioni generazionali e nei suoi aspetti più fondamentali. Un modo dinamico per proporre nuovi modelli di giornalismo contemporaneo.
Per questa nuova edizione L.ink decide di ampliare il proprio percorso di coinvolgimento territoriale e allo stesso tempo conferma la sua propensione alla viralità grazie allo streaming online dell’intera manifestazione.
Saranno più di 50 i relatori che si dibatteranno in 10 sessioni di approfondimento per scandagliare la professione giornalistica partendo da una visione assolutamente contemporanea, che poggia sull’innovazione, affronta i temi della violenza e termina con una serie di seminari e workshop dedicati alla critica teatrale.
Per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il quale è intervenuto all’inaugurazione del L.ink festival a Bari «il giornalista può subire la corruzione come qualsiasi pubblico ufficiale: può farsi pagare in maniera occulta e mettersi al servizio di qualcuno. Succede spesso. Però poi ci sono gli altri, quelli che passano tutta la vita nel rispetto della Costituzione. Io li chiamo i partigiani delle idee».
Il presidente, come si legge in un Ansa, rivolgendosi a una platea di giornalisti e studenti universitari, ha poi continuato: «Ecco perché quando vi dicono che il giornalismo è merda, che lo Stato è merda, non dovete credergli. Perché c’è tantissima gente che non si arrende mai. Imparare a fare un mestiere, anche quello del giornalista, è possibile ma nessuno vi insegnerà mai da che parte stare: se dalla parte giusta oppure da quella di chi asseconda la corrente. Ma persone felici che assecondano la corrente non le ho mai conosciute».
Insomma una cinque giorni per parlare di giornalismo, questa meravigliosa professione che viene spesso definita il Quarto potere proprio per l’importanza che in uno stato democratico riveste e per gli interessi che contestualmente coinvolge e contrasta.