La plastica nemico numero uno dei mari

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Plastica mare

Come sottolineato dalla Convenzione di Barcellona nell’ambito del Piano regionale per i rifiuti marini (Istanbul 2013) «l’inquinamento marino non conosce confini, l’inquinamento generato in un Paese influisce poi su tutti gli altri»

La situazione del Marine Litter nel Mediterraneo

È on line il nuovo sito riguardante il progetto Plastic Busters, per liberare il Mediterraneo dalla plastica, progetto che ha come obiettivo quello di fare una «fotografia» delle macro e microplastiche che inquinano il Mediterraneo, illustrarne le conseguenze che generano sull’ambiente marino e sulla salute della sua fauna e porre in essere le azioni necessarie per pianificare, a livello internazionale, interventi di mitigazione e riduzione del fenomeno.
Come sottolineato dalla Convenzione di Barcellona nell’ambito del Piano Regionale per i rifiuti marini (Istanbul 2013) «l’inquinamento marino non conosce confini, l’inquinamento generato in un Paese influisce poi su tutti gli altri».
Il progetto Plastic Busters, in un periodo di 4 anni, consentirà di valutare la quantità, le fonti, i percorsi, le aree di convergenza di distribuzione e gli effetti dei rifiuti sull’ambiente marino, nonché attenuare e ridurre l’impatto dei rifiuti marini nel Mar Mediterraneo.
Ad oggi, infatti, la natura e gli effetti di rifiuti di plastica sulla catena alimentare marina, la pesca e le attività di pesca, così come sulla salute umana sono ancora in gran parte sconosciuti e sono argomenti che necessitano di indagini approfondite a livello nazionale ed internazionale.
Una serie di azioni di prevenzione e mitigazione concrete e approcci di vario genere sono destinate ad essere sviluppate, testate e promosse nel corso del progetto in diverse aree pilota del Mediterraneo e questo andando a coinvolgere i soggetti maggiormente interessati alla vita dei mari quali le autorità portuali, i pescatori e i comuni.
Un progetto che ha l’obiettivo di andare a facilitare gli sforzi dei decisori e dei soggetti interessati e in modo efficace andare a trattare la questione dei rifiuti marini sostenendo l’attuazione del Piano regionale sulla gestione dei rifiuti marini nel Mediterraneo e questo grazie al miglioramento delle conoscenze.
I rifiuti marini rappresentano una grave minaccia per l’ambiente marino e costiero del Mediterraneo, come dimostrato dalle attività di ricerca svolte finora. Le informazioni sugli importi, le tendenze, le fonti e gli impatti, compresi quelli socio-economici, dei rifiuti marini sull’ambiente sono limitate, ma è ampiamente accettato che sia i livelli dei rifiuti marini, provenienti in gran parte dalle attività terrestri, sia il tasso di ingresso negli oceani di tali rifiuti sono in aumento.
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), la quantità media di rifiuti solidi urbani prodotti nell’Unione europea (Ue) è di 520 kg per persona/anno e si prevede un aumento a 680 kg per persona/anno entro il 2020.
Mentre i rifiuti solidi generati in Paesi non ricadenti nell’area mediterranea è ancora circa la metà del livello pro capite in Europa, la produzione di rifiuti nella regione del Mediterraneo meridionale è cresciuta di circa il 15% negli ultimi dieci anni e questo soprattutto a causa di un aumento dei consumi.
E questo aumento di rifiuti prodotti sulla terraferma va ad incidere gravemente sulla qualità dei mari andando ad aumentare esponenzialmente la quantità di rifiuti presenti in questo ambiente e generando un problema di inquinamento diffuso che colpisce tutti i mari del mondo.
Le materie plastiche, e questo lo dimostrano bibliografie intere di studi, hanno un impatto negativo sulla fauna marina, sui sistemi ecologici marini, sulla qualità della spiaggia, sulla sicurezza della navigazione, sulla pesca, sull’industria marittima ed in generale sul benessere economico, sociale ed ambientale degli stati.
Un riconoscimento della dimensione del problema che ha portato ad una serie di iniziative formali e informali a livello globale come l’istituzione della Giornata mondiale degli oceani che si celebra oggi.
La salute del globo dipende anche dalla salute dei suoi mari e questo perché gli oceani coprono circa tre quarti della superficie terrestre, ossia la superficie prevalente, garantiscono la vita, generano ricchezza materiale ed immateriale.
E quest’anno il tema della ricorrenza è «Oceani sani, pianeta sano» e l’impegno è particolarmente concentrato proprio sulla lotta all’inquinamento da plastica, una delle principali piaghe dei nostri mari, una minaccia seria alla sostenibilità di questo ambiente e, in generale, della vita sul pianeta Terra.