Lentamente verso le Autorità di bacino distrettuale

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foto di A. Fiore
La frana a Rocchetta Sant'Antonio (FG)

Tale intervento rientra tra le attività di recepimento delle norme comunitarie che l’Italia è tenuta a compiere per evitare di incorrere in ulteriori infrazioni. Dopo ventisette anni le Autorità di bacino previste dalla Legge 183 del 18 maggio 1989 dovranno essere soppresse e le funzioni, le risorse strumentali, risorse finanziarie e il personale dovranno passare alle Autorità di bacino di distretto

La Presidenza del Consiglio dei ministri all’ordine del Giorno della riunione della Conferenza Stato Regioni di oggi ha inserito il parere sullo schema di Decreto ministeriale che di fatto andrà a ridisegnare l’assetto della pianificazione e gestione della difesa del suolo in Italia. Il Decreto in discussione riguarda il riordino dell’Autorità di bacino distrettuali previsto dalla Legge 152/2006 e avviato con la Legge 221/2015.
Il Decreto, previsto per l’aprile scorso, rappresenta un’importante novità nell’accorpamento delle funzioni e nei rapporti fra gli enti locali, il territorio e le Autorità di Bacino preposta per il governo del territorio. Tale intervento rientra tra le attività di recepimento delle norme comunitarie che l’Italia è tenuta a compiere per evitare di incorrere in ulteriori infrazioni. Dopo ventisette anni le Autorità di bacino previste dalla Legge 183 del 18 maggio 1989 dovranno essere soppresse e le funzioni, le risorse strumentali, risorse finanziarie e il personale dovranno passare alle Autorità di bacino di distretto.
L’effetto soppressione e accorpamento sarà più sentito in quelle Autorità di distretto nelle quali convergeranno più Autorità operative sul territorio come quella dell’Appenino meridionale, che dovrà gestire i territori di cinque regioni: Campania, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria. Saranno sette specifici Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da approvare entro un mese dal Decreto ministeriale in discussione, ad avviare operativamente l’azione delle nuove Autorità di distretto. Nella fase transitoria le sedi locali avranno potere di firma e la Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del ministero dell’Ambiente assicurerà l’aggiornamento dei Piani di bacino e relativi stralci funzionali e territoriali. Si spera che questa fase transitoria duri, come previsto, solo un mese. Capito chi predisporrà gli studi e gli aggiornamenti dei Pai, resta da capire chi li gestirà. Chi rilascerà i pareri di compatibilità delle opere ai Pai?
I ruoli delle Regioni potrebbero essere fondamentali, ma siamo certi che tutte le Regioni sono pronte? Se si pensa che il Decreto legislativo 152/2006 affidava alle Regioni il compito di predisporre periodicamente la «Relazione sull’uso del suolo e sulle condizioni dell’assetto idrogeologico del territorio» e che questo documento è rarissimo da trovare, non ci resta che confidare nel protrarsi della buona stagione.