Clima, solo le briciole per le popolazioni più vulnerabili

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Dei 41 miliardi di dollari all’anno che i paesi ricchi hanno riferito quale sostegno finanziario netto andato ad aiutare i Paesi in via di sviluppo a combattere il cambiamento climatico, il patrimonio netto specificamente destinato ad azioni per il clima è stato di una cifra nettamente inferiore, da 11 a 21 miliardi di dollari, e di questi, solo 4-8 miliardi di dollari sono stati destinati per aiutare i paesi poveri ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici

Ha preso il via a Marrakech la seconda settimana di negoziati alla Cop22.
Tanti gli argomenti trattati in quella che rappresenta la Conferenza che partendo dall’Accordo di Parigi deve ora spingersi oltre. Si sta parlando del ruolo importante delle città che risultano al centro del cambiamento climatico, dei mari e delle coste che sono gli ambienti più a rischio a causa dell’innalzamento delle temperature globali, della ratifica dell’Accordo di Parigi da parte dell’Australia e questo nonostante le preoccupazioni per l’elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti d’America (Usa).
In uno studio di Oxfam, una delle più importanti confederazioni internazionali specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, pubblicato alla vigilia della Cop22 e intitolato «The Climate Finance Shadow Report 2016», viene trattato un altro importante elemento che a Marrakech non può essere sottovalutato, il sostegno finanziario alle popolazioni più vulnerabili.
Nello studio viene mostrato come dei 41 miliardi di dollari all’anno che i paesi ricchi hanno riferito quale sostegno finanziario netto andato ad aiutare i Paesi in via di sviluppo a combattere il cambiamento climatico, il patrimonio netto specificamente destinato ad azioni per il clima è stato di una cifra nettamente inferiore, da 11 a 21 miliardi di dollari, e di questi, solo 4-8 miliardi di dollari sono stati destinati per aiutare i paesi poveri ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici, importo questo ben al di sotto del necessario.
Un cambiamento climatico che sta già colpendo molta gente. La siccità ha ucciso colture; l’innalzamento del livello del mare ha distrutto case. Questi tipi di crisi climatiche, in concomitanza con un «super» El Niño, hanno portato fame a tantissime persone che, ironia della sorte, sono le più vulnerabili a questi effetti pur essendo meno responsabili di altre a causare il cambiamento climatico.
Gente che necessita di aiuto immediato e questo per adattarsi alla nuova realtà.
E in questo scenario si hanno regole e linee guida in tema di finanziamenti per il clima che oltre ad essere di importi limitati sono anche mal definiti pur rappresentando sostegni finanziari assolutamente necessari e sanciti legalmente ai sensi della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici.
La ratifica della convenzione di Parigi impone ai leader mondiali di comprendere questa necessità.
La Cop22 in atto a Marrakech deve garantire che le persone più vulnerabili, più deboli e quindi in prima linea nella lotta alla crisi climatica ottengano il sostegno di cui hanno bisogno e di cui hanno diritto.
In un comunicato, Oxfam invita i paesi donatori e gli altri principali attori alla conferenza di Marrakech, nello specifico, a:
– intensificare gli sforzi per aumentare l’adattamento di finanza, in particolare per i Paesi meno sviluppati;
– lavorare con i governi dei Paesi in via di sviluppo per rendere disponibili fondi più facilmente accessibili a coloro che ne hanno bisogno;
– proseguire il monitoraggio del ciclo dei finanziamenti con una migliore contabilità e redazione di report.

Un problema quello del cambiamento climatico contenuto anche in un rapporto dell’agenzia meteorologica delle Nazioni Unite (Wmo) che ha reso noto come il 2016 sia sulla strada giusta per diventare l’anno più caldo della storia del pianeta con una temperatura globale superiore ai livelli pre-industriali di 1,2 gradi.
L’accordo di Parigi è solo l’inizio di una più profonda collaborazione internazionale per combattere i cambiamenti climatici salvaguardando la vita delle popolazioni più a rischio, tagliare i gas serra investendo in una nuova economia sostenibile e questo per fermare la febbre del pianeta.
Perché, come ha detto Ban Ki Moon in occasione dell’elezione di Donald Trump, abbattere le emissioni di CO2 «è necessario, per la salvezza di tutto il pianeta. Per questo non è più possibile fermare la macchina. Se non andassimo avanti, ce ne pentiremmo per le generazioni future».