Il Black Friday non piace all’ambiente

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«Difficile resistere alla tentazione di un buon affare, ma l’offerta di prodotti a basso costo fa sì che consumiamo e produciamo rifiuti a un ritmo più elevato di quello che il nostro pianeta può sostenere». In campo Greenpeace e Wwf

Anche in Italia oggi si festeggia il Black Friday.
Un giorno ben preciso che negli Stati Uniti è il giorno successivo al giorno del ringraziamento e tradizionalmente dà inizio alla stagione dello shopping natalizio.
Un giorno che per quanto non sia un giorno festivo, risulta particolarmente importante sotto l’aspetto commerciale in quanto vede grandi catene offrire, in questa occasione, notevoli ed eccezionali promozioni e questo al fine di incrementare le proprie vendite.
Un valido indicatore sia sulla predisposizione agli acquisti sia indirettamente sulla capacità di spesa dei consumatori statunitensi, tanto da essere attentamente osservato e atteso dagli analisti finanziari e dagli ambienti borsistici statunitensi e internazionali.
Un giorno, che per quanto non sia certa l’origine del nome che sembrerebbe derivare dal pesante e congestionato traffico stradale che si sviluppa, vede comunque una spinta schizofrenia tra i consumatori che in occasione del Black Friday decide, in molti casi, di trascorrere la notte fuori dal negozio aspettando l’apertura delle porte.
Ma il Black Friday non piace all’ambiente.
Una nuova ricerca pubblicata da Greenpeace Germania evidenzia le gravi conseguenze sull’ambiente dell’eccessivo consumo, in particolare di capi d’abbigliamento.
Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace, afferma: «Difficile resistere alla tentazione di un buon affare, ma l’offerta di prodotti a basso costo fa sì che consumiamo e produciamo rifiuti a un ritmo più elevato di quello che il nostro pianeta può sostenere».
In risposta al consumismo sfrenato un crescente numero di persone sceglie di astenersi e osservare il «Buy Nothing Day» che si celebra in coincidenza con il Black Friday.
Per ricordare ai consumatori quanto spesso gli acquisti d’impulso finiscano in discarica «trash queens», vestite con abiti frutto del riciclo di indumenti dismessi, sfileranno oggi in tre città asiatiche ed europee.
E contro il Black Friday anche il Wwf si è mobilitato.
Con un focus dedicato sul proprio sito e una speciale grafica, l’associazione denuncia il bracconaggio e la perdita di habitat come cause della scomparsa di molti animali simbolo: per molte di essi purtroppo la «natura non fa sconti».
Tre le specie simbolo, elefante della savana, tigre e gorilla di pianura, scelte dal Wwf in occasione del Black Friday, specie le cui percentuali di perdita sono impressionanti: il 97% delle tigri perse nell’ultimo secolo, il 30% degli elefanti della savana negli ultimi 7 anni, il 10% dei gorilla di pianura per il bracconaggio.
Un business quello dell’acquisto di abbigliamento a basso costo che si stia espandendo rapidamente.
Si legge nello studio di Greenpeace che in media una persona acquista il 60 per cento in più di prodotti d’abbigliamento ogni anno e la loro durata media si è dimezzata rispetto a 15 anni fa producendo montagne di rifiuti tessili.
La produzione di tutto questo rifiuto costituisce un grave impatto per l’ambiente e questo sotto vari fattori che vanno dall’utilizzo di sostanze chimiche usate dall’industria tessile che inquinano fiumi e oceani all’elevate quantità di pesticidi impiegati nelle piantagioni di cotone che contaminano le terre agricole o le sottraggono alla produzione di alimenti, dall’utilizzo di fibre sintetiche, quali ad esempio il poliestere, che emette quasi tre volte più CO2 nel suo ciclo di vita rispetto al cotone e impiega decenni a degradarsi al consumo di risorse.
Ripensare i modelli di consumo creando oggetti che abbiano una vita più duratura e che siano ridotti all’origine, riutilizzati, riciclati, recuperati…
Ne ho realmente bisogno? questo quello che dobbiamo chiederci al nostro prossimo acquisto se abbiamo veramente a cuore la salvaguardia del pianeta.