Primo stop al disboscamento dell’Amazzonia

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Tre società brasiliane, le più importanti nella produzione di carne e pellame hanno annunciato che si impegneranno affinché i capi da loro acquistati non provengano più da allevamenti che minacciano la sopravvivenza della foresta amazzonica. Si calcola che la deforestazione attuata fino ad oggi interessi il 60% solo per far spazio a pascoli per produrre, alla fine, hamburger

Alcuni anni fa una spedizione di Accademia Kronos in Amazzonia denunciò la devastazione di vaste aree forestali per lasciar spazio a pascoli o alla recente coltivazione di alberi che producono olio di palma. Nella foto scattata da Gabriele La Malfa, uno dei membri della spedizione, è documentato lo scempio della selva amazzonica.

Ora qualcosa si muove e oltre ad Accademia Kronos anche Greenpeace che, con maggior vigore, ha attuato una politica di martellamento incessante in denunce e azioni di sensibilizzazione pubblica (stampa e TV) che alla fine hanno dato un primo risultato positivo, infatti tre società brasiliane, le più importanti nella produzione di carne e pellame, quali: JBS, Marfrig e Minerva hanno annunciato che si impegneranno affinché i capi da loro acquistati non provengano più da allevamenti che minacciano la sopravvivenza della foresta amazzonica.

Queste tre grandi aziende forniscono pellame a: Adidas, Clarks, Geox, Gucci, Nike e Timberland ed altre, tutte grandi imprese la cui salute della selva amazzonica sembrerebbe non debba interessare più di tanto.
Purtroppo la devastazione più rilevante oggi è ancora quella per la produzione di carne, si calcola infatti che la deforestazione attuata fino ad oggi interessi il 60% solo per far spazio a pascoli per produrre, alla fine, hamburger. Certamente questo è un primo passo e grazie ad Accademia Kronos, ma soprattutto a Greenpeace, c’è da sperare che alla fine si arresti la devastazione del più grande polmone verde della Terra.