Se il mondo vivesse come noi oggi non avremmo più risorse naturali

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Il Wwf ci ricorda che oggi cade l’Overshoot Day italiano. si tratta di un ulteriore forte segnale di preoccupazione oltre che un chiaro avvertimento per le politiche che il nuovo governo dovrà intraprendere sul tema, centrale per il nostro futuro, quello dello sviluppo sostenibile


Oggi, 24 maggio, secondo i calcoli del Global Footprint Network, se tutta la popolazione mondiale avesse lo stesso stile di vita e, quindi, i livelli di consumo degli italiani, cadrebbe il giorno del sovrasfruttamento (Overshoot) delle risorse della Terra da parte dell’umanità. Per il Wwf Italia, che è stata la prima organizzazione a introdurre nel nostro Paese il concetto e la metodologia di calcolo dell’impronta ecologica, si tratta di un ulteriore forte segnale di preoccupazione oltre che un chiaro avvertimento per le politiche che il nuovo governo dovrà intraprendere sul tema, centrale per il nostro futuro, quello dello sviluppo sostenibile.

I recenti rapporti dell’Intergovernamental Science Policy Platform on Biodiversity ed Ecosystem Services che costituisce, nell’ambito delle Nazioni Unite, l’equivalente, per quanto riguarda le risorse viventi dei sistemi naturali del mondo, dell’Ipcc (il panel intergovernativo sul cambiamento climatico) sono stati molto chiari sul fatto che la pressione umana sulle risorse della Terra ha ormai raggiunto livelli insostenibili, mettendo a rischio, il futuro stesso dell’umanità.

Oggi meno di un quarto della superficie delle terre emerse del Pianeta resta libero da sostanziali impatti umani (la superficie delle terre emerse del mondo si aggira sui 150 milioni di chilometri quadrati): solo gli ambienti di zone umide hanno subito una perdita dell’87% negli ultimi 300 anni e del 54% dal 1900.

Il degrado dei suoli mondiali sta deteriorando completamente il benessere di almeno 3,2 miliardi di esseri umani. Le ultime valutazioni dell’Ipbes rispetto ai costi economici della perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici che ne derivano vengono stimati in oltre il 10% del prodotto globale lordo del mondo. In Italia il consumo di suolo ha fatto sì che circa 23.000 chilometri quadrati del territorio nazionale siano ormai persi con i loro rispettivi servizi ecosistemici, e che si sia passati dal 2,7% di suolo consumato negli anni 50 al 7% nel 2016. In Italia si sta trasformando suolo con una velocità che viene stimata in 3 metri cubi al secondo (annuario dei dati ambientali Ispra 2017).

Un lavoro scientifico apparso sull’ultimo numero della rivista «Proceedings of the National Academy of Sciences» ha realizzato un calcolo della biomassa presente nel mondo, cioè della presenza della massa di tutti gli organismi viventi sul Pianeta e il dato che riguarda la biomassa umana insieme a quella degli animali utilizzati per la zootecnia (bestiame, maiali, ovini, caprini ecc.) sorpassa di più di 20 volte la biomassa dei mammiferi selvatici ancora presenti nel mondo; un dato simile risulta per quanto riguarda la biomassa dei polli, oche ed altri uccelli di allevamento rispetto agli uccelli selvatici.

«È ormai evidente che le nostre società devono cambiare rotta al più presto». Dichiara il Direttore scientifico del Wwf Italia Gianfranco Bologna che conclude: «Il capitale umano e il capitale naturale sono strettamente legati e gli effetti che possiamo provocare indebolendo e distruggendo il capitale naturale possono essere per tutta l’umanità devastanti erodendone le possibilità di benessere e sviluppo. Per questo il Wwf usa lo slogan Save the Nature, Save the Humans».

(Fonte Wwf)