Il 2017 anno nero per le foreste

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In quest’anno, anche se l’accelerazione del tasso dei disboscamenti si è ridotta, le perdite, nelle zone tropicali, sono state pari a quasi 16 milioni di ettari deforestati in un anno

Clima, specie in estinzioni, qualità della vita… un susseguirsi di emergenze, connesse fra loro, risalenti ad un solo responsabile: l’uomo. Ed egli continua a comportarsi come unico essere vivente sul pianeta nonostante la cultura ambientale e la ricerca scientifica diano segnali sempre più chiari e documentati sulla necessità di cambiare passo.

Ora l’ultimo sos viene dalle foreste. La deforestazione globale continua, infatti, ad aumentare e nel 2017, anche se l’accelerazione del tasso dei disboscamenti si è ridotta, le perdite, nelle zone tropicali, sono state pari a quasi 16 milioni di ettari deforestati in un anno (poco più di 29 milioni di ettari a livello globale). È il secondo dato più negativo da quando è cominciato il monitoraggio satellitare nel 2001: le perdite maggiori dal 2001, nelle zone tropicali, sono state quelle avvenute nel 2016: quasi 17 milioni di ettari, equivalente a circa il 60% della superficie dell’Italia. A livello globale la deforestazione raggiunse nel 2016 quasi 30 milioni di ettari, equivalente al 100% della superficie dell’Italia.

Questi i dati, molto sintetici, riportati da Vincenzo Ferrara nel suo blog che, da climatologo qual è, sottolinea come la deforestazione non solo compromette gli sforzi per combattere i cambiamenti del clima, ma mette in pericolo gli impegni e le attività che si stanno attuando per ridurre il massiccio declino della fauna selvatica.

Le maggiori perdite di aree forestate sono avvenute in Brasile e nella Repubblica Democratica del Congo, mentre in Indonesia le perdite di foresta si sono ridotte.

In un dettagliato articolo di Mikaela Weisse e Elizabeth Dow Goldman su World Resources Institute, si fa un resoconto dettagliato delle situazioni più gravi.

In Colombia si registra un picco di perdita nell’era post-conflitto. La Colombia ha affrontato uno dei più drammatici aumenti della perdita boschiva di qualsiasi paese, con un aumento del 46% rispetto al 2016 e più del doppio del tasso di perdita dal 2001 al 2015. Quasi la metà dell’incremento si è verificato in sole tre regioni al confine del bioma amazzonico (Meta, Guaviare e Caquetá), con nuovi punti di perdita che avanzavano in aree precedentemente intatte.

Il Brasile ha registrato il suo secondo più alto tasso di perdita di copertura degli alberi nel 2017, dopo un picco importante nel 2016.

L’aumento arriva nonostante il calo dei tassi di deforestazione, ed è principalmente dovuto agli incendi in Amazzonia. La regione amazzonica ha avuto più incendi nel 2017 di qualsiasi anno da quando è iniziata la registrazione nel 1999, causando il 31% della perdita della copertura arborea della regione in base ai dati dell’Università del Maryland, che per la prima volta hanno attribuito agli incendi specifici casi di perdita di copertura.

Diversamente dalla maggior parte delle foreste tropicali, nel 2017 l’Indonesia ha subito un calo della perdita di copertura degli alberi, tra cui un calo del 60% della perdita di foreste primarie. Mentre alcune province di Sumatra vedevano ancora un aumento della perdita di foreste primarie (inclusi 7.500 ettari) nel Parco nazionale di Kerinci Seblat.

L’anno scorso è stato il secondo peggior record per la perdita di copertura di alberi tropicali, secondo i nuovi dati dell’Università del Maryland, pubblicati ieri su Global Forest Watch. In totale, i tropici hanno registrato 15,8 milioni di ettari (39 milioni di acri) di perdita di copertura degli alberi nel 2017, un’area delle dimensioni del Bangladesh. È l’equivalente di perdere 40 campi da calcio di alberi ogni minuto per un anno intero…

Nonostante gli sforzi concertati per ridurre la deforestazione tropicale, la perdita di copertura degli alberi è aumentata costantemente nei tropici negli ultimi 17 anni. I disastri naturali come incendi e tempeste tropicali stanno giocando un ruolo sempre più importante, soprattutto perché i cambiamenti climatici li rendono più frequenti e severi. Ma la bonifica delle foreste per l’agricoltura e altri usi continua a guidare la deforestazione su vasta scala.

R. V. G.