Rabdomanzia e radioestesia, tra misticismo e scienza

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acqua goccia

A proposito di una polemica

Una grande discussione è in corso in merito all’intervista «Non c’è acqua? Ve la trovo io» pubblicata mercoledì 15 agosto 2018 nella pagina «Cultura & Tempo libero» del Corriere del Mezzogiorno a cura di Nicola Signorile.
L’articolo riporta un’intervista a un «celebre rabdomante italiano», impegnato con la sua Società in «ricerche idriche per industria e agricoltura e di acque termali», che è intervenuto nel «Festival dei sensi». Da sempre nella ricerca dell’acqua i contadini ( e non solo) fanno ricorso a rabdomanti che qualche volta riescono in effetti a trovare fonti sotterranee di acqua dove i migliori tecnici non erano riusciti.

Ne parlò il geologo Mario Tozzi in un box inserito in un ampio articolo sui rabdomanti pubblicato su «Repubblica» qualche anno fa.

Certamente le basi logico scientifiche della rabdomanzia sono deboli oserei dire inesistenti… ad oggi, anche se il remote sensing (non solo quello tecnologico) umano fa parte di programmi di ricerca di vari enti internazionali con fior di scienziati impegnati a cercare di capire e decifrare le dinamiche biofisiche della neurofisiologia degli stati superiori di coscienza e delle proprietà di antenna elettromagnetica dei neuroni tra questi il Premio Nobel per la fisica inglese Brian Josephson e un ricercatore della frontiera siberiana Alexander Trofimov.

Queste ricerche non sono nuove e la sensibilità biomagnetica è da millenni usata per interpretare gli stati di coscienza secondo moduli della tradizione indiana che oggi stanno trovando basi biotecnologiche importanti che ci potranno consentire di meglio precisare le dinamiche e le forze in gioco nei processi neuronali e mentali alla base delle capacità radioestesiche e rabdomantiche.

Per questi motivi sarebbe utile un approccio scientifico alla rabdomanzia sia da parte dei praticanti di tale tecnica sia da parte dei professionisti della scienza, che davanti a fenomeni naturali e a proprietà della mente, della coscienza e del cervello umano (che non è tanto difforme da quello degli uccelli e dei pesci che usano il campo magnetico per orientarsi e sopravvivere nella giungla e negli abbissi dei mari), non sarebbe male che si andasse a vedere e a dedicare degli sforzi di ricerca oltre il santonismo e la contromagia messa in campo dal Cicap e anche da «Nature» a fronte di ricerche avanzate in campo biologico sulla memoria dell’acqua a cui contrapposero un James Randi illusionista, che avrebbe scoperto i trucchi di uno dei più grandi scienziati del Novecento. Alla fine trent’anni fa dopo un lungo braccio di ferro tra uno dei più stimati immunologi francesi e Nature, fu pubblicato l’articolo, con un editorial reservation finale in cui il direttore annotava come i fenomeni (l’azione di alte diluizioni… nell’attivazione della degranulazione dei basofili) descritti nell’articolo fossero «Fuori dalle leggi della fisica».

Su questa attitudine fondata sull’autorità, ai confini della scomunica, Albert Einstein ebbe a scrivere: «Chiunque nel campo della conoscenza si mette nel campo dell’Autorità è destinato a naufragare nella risata».

Certamente è comprensibile la posizione del Presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia, Salvatore Valletta, nella lettera al Direttore del «Corriere del Mezzogiorno» (Cdm), Enzo d’Errico, in merito all’articolo «Non c’è acqua? Ve la trovo io», articolo pubblicato sul Cdm il 15 agosto 2018 che argomenta relativamente ad una conferenza svoltasi in occasione del Festival dei Sensi, Valle d’Itria pugliese (17/18/19 agosto 2018), dove rivendica il primato della scienza idrogeologica e degli stessi geologi nella ricerca delle fonti di acqua, ma sarebbe interessante per la scienza, se anche i geologi volessero indagare sulle proprietà dell’acqua, la sua struttura chimico fisica e l’acqua biologica con le sue enigmatiche proprietà che la rendono il componente principale di quella macchina quasi miracolosa (mi si consenta come ateo questo termine) che è la macchina biologica e e quella umana in particolare. A tal fine lascio qualche riferimento bibliografico delle ricerche in corso e di qualche articolo pubblicato sulla memoria dell’acqua tra cui questo link.

Bibliografia internettuale

 

Vincenzo Valenzi