Rinaturalizzare per disinquinare il Golfo di Manfredonia

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specie delle paludi

È la soluzione su cui insiste il Centro studi naturalistici. «Alcuni habitat naturali considerati anche di rilevanza internazionale come le tipologie delle paludi mediterranee, possono fungere come efficienti depuratori delle acque reflue con particolare riferimento all’inquinamento organico»

Le recenti vicende relative alla grave e atavica situazione dell’inquinamento costiero in alcuni tratti del Golfo di Manfredonia può essere risolta non solo attraverso l’effettiva gestione dei depuratori, ma anche attraverso opere di rinaturalizzazione di ambienti naturali, che, per la loro intrinseca capacità naturale di depurazione, ridurrebbero drasticamente l’inquinamento. Il Centro studi naturalistici che vanta una notevole esperienza nell’ambito di progetti di ripristino di habitat naturali avanza una proposta.

Dice Matteo Caldarella del Centro studi naturalistici: «alcuni habitat naturali considerati anche di rilevanza internazionale come le tipologie delle paludi mediterranee, possono fungere come efficienti depuratori delle acque reflue con particolare riferimento all’inquinamento organico».

Continua «si conosce da tanti anni la grave situazione dell’inquinamento del Golfo di Manfredonia che vede come principali responsabili il Canale della Contessa (il corso idrico di deflusso dal depuratore di Foggia) e il torrente Candelaro (in cui lo stesso Canale della Contessa si immette), sono stati spesi. Nei decenni trascorsi, ingenti risorse economiche relative alla realizzazione dei depuratori comunali che però, alla luce anche degli ultimi avvenimenti, sembrano non essere sufficienti, purtroppo non è stato mai ideato un percorso diverso e complementare che altrove viene comunemente utilizzato realizzando bacini di depurazione naturale delle acque in grado di contrastare efficacemente l’inquinamento delle acque marine».

La Capitanata nel 1630

Nel caso specifico si tratta di rinaturalizzare e ricreare, ove erano una volta esistenti, dei semplici bacini di raccolta delle acque, ripristinando alcune delle zone umide che erano già presenti nel territorio prima delle operazioni di bonifica, dalle mappe storiche si evidenziano le località ove erano presenti queste paludi.

Prosegue Caldarella «gli esempi più attinenti sono il Lago della Contessa e le marane del Candelaro, erano delle paludi che rappresentavano dei paradisi naturalistici (non a caso Federico II scelse il Tavoliere come sito preferito per la caccia con i falchi) per gli uccelli acquatici e consentivano anche la sussistenza delle popolazioni locali, come testimoniato dalla secolare e peculiare cultura dei “terrazzani” foggiani».

Il Lago della Contessa nel 1907

Orbene ripristinare per alcune centinaia di ettari due di queste paludi (una a valle dell’imbocco del depuratore di San Giovanni Rotondo e una nella stessa località dell’antico Lago della Contessa) significherebbe, non solo ridurre e contrastare efficacemente i fenomeni dell’inquinamento del Golfo di Manfredonia, ma anche assolvere efficacemente a molteplici funzioni come ridurre il rischio idrogeologico degli eventi alluvionali (come casse di espansione), fornire la possibilità di utilizzo per scopi agricoli delle acque depurate, aumentare l’attrattività per specie di fauna rare e minacciate (col suo seguito di turismo naturalistico), e perché no, anche la possibilità di gestione venatoria compatibile, ripristinare paesaggi storici della Capitanata e così via.

Si tratta di una proposta che l’Associazione ha già descritto al Consorzio di Bonifica della Capitanata che già si è mostrato sensibile a queste tematiche investendo e reinterpretando le sue prerogative di salvaguardia del sistema idrogeologico di Capitanata attraverso attività di ripristino di habitat nell’ambito di progetti comunitari.

Allora è giunto il momento di fare delle scelte importanti e decisive per il futuro di questo territorio, la grave situazione dell’inquinamento del Golfo di Manfredonia necessita di interventi decisivi, altrimenti difficilmente potrà essere risolta pur con l’efficientamento dei depuratori, si tratta di scelte che potranno far ritornare questo mare ai primi posti per qualità in tutto l’Adriatico, sono scelte che potranno agevolare e garantire posti di lavoro nell’indotto turistico, nonché garantire il miglioramento delle attività di pesca professionale determinate dalle qualità delle acque.

«Perciò – conclude il Centro studi naturalistici – chiediamo la realizzazione di un tavolo tecnico con enti e istituzioni locali e regionali per poter davvero risolvere i problemi attraverso questi interventi di ripristino di habitat che peraltro risultano anche poco costosi. Se non si effettueranno queste scelte, come un ritornello alle prossime stagioni estive il problema si ripresenterà e nel frattempo il Candelaro continuerà ad inquinare il nostro stupendo mare».

 

(Fonte Centro studi naturalistici)