Nuova «musica» con l’Rca

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amianto onduline tetti

I Rifiuti contenenti amianto non fanno più paura. Ci sono brevetti e interventi che li trasformano in nuovi materiali per l’edilizia. Un giacimento compreso tra 35 e 40 milioni di tonnellate. L’assenza d’impianti in Italia è legata ad una preconcetta diffidenza che trae origine da una bassa conoscenza delle tecnologie e, in particolare, dalla bassa consapevolezza degli effetti positivi


L’amianto industriale, riconosciuto nocivo per la salute dei viventi già dagli Anni 50, e i prodotti in cui tale minerale era contenuto denominati Materiali contenenti amianto (Mca) largamente usati e diffusi dagli Anni 30 in poi, furono definitivamente eliminati dalla produzione industriale in Italia con la Legge n. 257/1992 per essere successivamente completamente eliminati dal mercato diventando di fatto rifiuti «pericolosi» (Rca: Rifiuti contenenti amianto). Essi però, costituiscono ancora oggi, dopo circa 30 anni, uno dei problemi italiani irrisolti, procurando attualmente e costantemente problemi per la salute e per l’ambiente. Da quanto su riportato sarebbe inderogabile il ricorso a soluzioni rapide e drastiche secondo i due meccanismi percorribili: a) lo stoccaggio in discariche controllate e/dedicate; b) la trasformazione completa degli Rca, usando metodologie già brevettate, in neo-materiali «innocui» da reinserire nel mercato. Questo secondo meccanismo, da preferire, permetterebbe di eliminare definitivamente il problema, innescando un processo «virtuoso» in termini di sicurezza ambientale e sanitaria che produrrebbe posti di lavoro e ricchezza.

La situazione dei Rifiuti contenenti amianto in Italia

(Inail, 2015; Ispra, 2017; altre fonti, 2017)

  1. Le quantità di Rca, stimate per difetto in Italia, sono comprese tra 35 e 40 milioni di ton; 2) il numero accertato di vittime in Italia, per patologie dovute ai rifiuti di amianto, negli ultimi 7 anni, sono state stimate essere 21mila, quindi mediamente 3.000/anno; (15.000/anno in Europa; 100.000/ anno nel mondo); 3) le modalità di smaltimento previste dalla normativa italiana sono come precedentemente accennato di due tipi: a) smaltimento in discariche «dedicate»; b) trattamento fisico-meccanico o termico ai fini della «inertizzazione parziale o totale» degli Rca.

La situazione attuale dello smaltimento in discarica

1) In Italia, salvo rarissime eccezioni, l’unica metodologia attualmente operativa, è quella dello smaltimento in discariche; 2) nel nostro paese sono «teoricamente» disponibili 21 discariche dedicate. In particolare 17 di esse, possono ospitare «rifiuti di amianto pericolosi»; solo 4 sono dedicate ai «rifiuti di amianto pericolosi»; infine due di esse sono completamente al servizio del Sin di Balangero (To); 3) la localizzazione delle «potenziali» discariche e le quantità attualmente smaltite sono le seguenti (Ispra, 2017): 9 impianti, situati al sud (hanno smaltito 37mila ton di rifiuti), 7 impianti situati al nord (hanno smaltito 101 ton di rifiuti), 5 impianti del centro Italia (hanno smaltito 55mila ton. di rifiuti); 4) negli ultimi 5 anni, nel nostro paese sono stati smaltiti complessivamente, meno di un milione di (ton/anno) di rifiuti di amianto; 5) in particolare (Ispra, 2017; dati relativi al 2015) le quantità di Rca smaltite in discarica sono state pari a 260.000 ton, a cui si devono aggiungere 140.000 ton smaltite in Germania.

I dati su-riportati portano alle seguenti, incontestabili, conclusioni: a) lo smaltimento «totale» degli Rca in discarica, all’attuale ritmo, e con le disponibilità volumetriche note, impiegherebbe circa 30 anni, le conseguenze sanitarie ed ambientali derivanti dai tempi, così lunghi, sono facilmente deducibili; b) lo smaltimento in discarica non è inoltre completamente sicuro, essendo non durevole nel tempo; c) il trasferimento di Rca all’estero, comunque necessario nella fase attuale, comporta la veicolazione annuale di 6.000 camion nelle aree del paese interessate con sversamento, stimato, in atmosfera di diversi milioni di ton. di CO2.

Una soluzione alternativa e/o aggiuntiva

Trasformare gli Rca in neo-prodotti privi di nocività e ulteriormente riciclabili

Di seguito riporto, sinteticamente, alcune tecniche messe a punto, brevettate e sperimentate, alcune a livello semi-industriale, per inertizzare i rifiuti di amianto. Le trasformazioni proposte, azzerando la «nocività» degli amianti industriali (amosite, crisotilo e crocidolite), generano neo-prodotti che possono essere reinseriti nel mercato.

S. Clarelli, 2013, evidenzia che la normativa italiana prevede due categorie di trattamenti per la trasformazione dei rifiuti di amianto in neo-materiali. Lo stesso ed altri autori (Remteck Expo,2011; AA. VV.: «Geologia dell’Ambiente» n. 4/2017) riportano i brevetti già registrati presso l’Ufficio italiano ed europeo di Brevetti e Marchi. Di seguito accenno brevemente, ad alcuni di essi, tra i più significativi e meno costosi, su alcuni dei quali, come già accennato, sono state effettuate prove semi-industriali. Tre sono i principali processi di inertizzazione che modificando la struttura cristallochimica degli amianti ne annullano la nocività generando neo-materiali:

Processi di inglobamento; b) Processi termici; c)Processi chimico-fisici.

Dati recenti, di letteratura specialistica, indicano i relativi costi di trasformazione:

1) VETRIFICAZIONE fusione con torcia al plasma T 1600 C° > 500 euro/ton

2) VETRIFICAZIONE forni elettrici o a metano T 1200 C° > 150 euro/ton

3) CERAMIZZAZIONE reazioni allo stato solido T 650-800 C° 80-150 euro/ton

4) DISSOLUZIONE solubilizzazione in acidi forti o in liquidi supercritici n-d.

5) DISTRUZION. MECC. distruzione dell’amianto con mulini alta ener. 80-100euro/ton.

Lo smaltimento in discariche controllate in Italia ha un costo medio di circa 260 euro/ton, in Germania di 100-150 euro/ton (Ispra 2017)

Conclusioni

  • Al momento attuale lo smaltimento in discarica degli Rca non rappresenta, l’unica opzione perseguibile e non risulta economicamente la più conveniente, inoltre ai costi previsti per lo stoccaggio sono da aggiungere quelli ambientali e sociali molto elevati, non valutati.
  • Una soluzione percorribile e significativa passa attraverso impianti di trasformazione del rifiuto, meno impattanti (rispetto ad un normale impianto industriale): i neo-materiali che si generano potrebbero essere reinseriti nel mercato.
  • Gli impianti di trasformazione degli Rca sono sia mobili sia fissi. Questi ultimi sono abbastanza facilmente bonificabili, in quanto le tecnologie usate sono relativamente semplici, non si utilizzano sostanze chimiche nocive nei processi di trasformazione e gli impianti industriali genererebbero un basso impatto ambientale.
  • I trattamenti vengono realizzati in sistemi chiusi e in condizioni idrate e in completa aspirazione. Il prodotto finale è un solido inerte che potrebbe essere riutilizzato in differenti comparti e riciclato (DM n.248 – 29/07/2004,All. A, Cap. 6,Tab. B).
  • L’assenza di tali tipi d’impianti in Italia è legata ad una preconcetta diffidenza che trae origine da: una bassa conoscenza delle tecnologie da utilizzare e, in particolare, dalla bassa consapevolezza degli effetti positivi che queste tecnologie possono generare in termini di: sicurezza, posti di lavoro e ricchezza per il Paese.
  • L’Ue ha previsto forti finanziamenti nel settore, dedicando importanti risorse economiche per i progetti di Economia circolare in cui tali trasformazioni ricadono, finanziandole mediante fondi strutturali e/o dedicati (Sie-Horizon 2020).

Da quanto su esposto ritengo che risulti chiaramente evidente la necessità e l’utilità di un forte impegno nella direzione indicata, che nel coinvolgere in sinergia: strutture di ricerca e tecnico-politiche, imprenditoria «dedicata» possa raggiungere come obiettivo finale inclusivo: il risanamento ambientale, la salvaguardia della pubblica incolumità e il benessere in termini di posti di lavoro e di utili per le imprese coinvolte.

Riferimenti bibliografici essenziali

AA. VARII (2017): Rischio Amianto in Italia: da minerale pregiato a minaccia; Geologia dell’Ambiente: Periodico Sigea (Supplemento al n.4/2017).

CLARELLI S. (2013): Il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto:situazione italiana; The Italian Association of Asbestos Remedation and Disposal Contractors & Consultans.

Esempi di processi industriali

(dati più esaustivi sono acquisibili dalla bibliografia riportata)

Processo Enel: Brevetto italiano ed europeo che prevede la vetrificazione di materiali compositi contenenti amianti (Cmca). Processo testato a scala semi-industriale, comprende un ciclo di vetrificazione termica in forno elettrico o a metano (T 1000-1300 °C) per la distruzione di tutti i tipi di amianti industriali presenti nel rifiuto. Il consumo di energia necessario per vetrificare 1 Kg di Mca è di circa 1,5 Kwh. Il processo risulta, chiaramente, molto costoso.

Processo «Microwaste» (Politecnico di Torino, 2015). Un sistema mobile di trattamento termico a microonde fornisce un servizio on-site di inertizzazione del rifiuto di amianto generando una materia prima-seconda commerciabile e non nociva l’Atonit con proprietà simili al cemento pozzolanico. Gli effetti positivi di tale trattamento sono: evitare di produrre CO2, evitare lo stoccaggio in discarica, evitare la formazione di rifiuti, filiera corta. Si tratta di una recentissima start-up, brevettata, realizzata nell’ambito dell’Incubatore imprese innovative presso il Politecnico di Torino. Tale tecnologia e stata già testata a livello industriale dando buoni risultati.

Processo Krysalide Uni.Mo.Re. -Zanatto – LCI (Life Cycle Engeneering) Torino, Brevetto europeo n. 07425495.4-1253

«Processo industriale per la trasformazione termica di lastre di cemento-amianto utilizzando un forno continuo».

L’operazione viene effettuata su lastre in C.A. (Eternit) sottoponendole a trattamento termico in forno lineare, alimentato a metano, che trasforma il rifiuto in un materiale inerte non nocivo, da riutilizzare nell’industria ceramica e del cemento (Kry-As). Nel forno vengono inseriti pacchetti sigillati di lastre in C.A. (da 50 a 70 unità) per essere inertizzate.

Capacità di trattamento pari a 60.000 ton/anno. Produzione circa 200 ton/giorno;

Costo di trasformazione pari a circa 60-65 euro/ton (il prezzo di vendita del materiale prodotto è stimato sul mercato pari a 20 euro/ton).

Una fase sperimentale di tipo industriale è stata effettuata nel 2004 e si è conclusa nel 2006 nel Comune di Lonato Pozzolo (Va). Dopo il trattamento l’amianto è trasformato (secondo le norme descritte Tab. B del DM 2004 n. 248), in materiale «innocuo» che macinato a secco e omogeneizzato può essere riutilizzato come materia prima seconda per diverse applicazioni industriali. Il neo-materiale non genera rifiuti classificabili come «pericolosi» (secondo il D.Lgs. n. 152/06 successive modificazioni). Impieghi possibili: industria dei pigmenti e delle ceramiche; produzione di fritte ceramiche e vetroceramiche; industria del vetro; industria delle piastrelle ceramiche.

Processo Cordiam – Amglas Cnr – Itm Roma, Brevetto RM 1995A000369

Presso il Cnr Roma (1994) fu brevettato un processo di trasformazione allo stato solido di Rca (in presenza di caolino) con processo termico in forni elettrici o a metano. Le temperature di lavoro sono comprese tra 680-1000 °C (a seconda delle caratteristiche fisico-chimico-meccaniche del neo-prodotto ceramico che si desidera ottenere). Il principio del processo è semplice e ricalca i processi naturali: si modificano gli «amianti industriali idrati» in fasi cristalline anidre, non fibrose e non nocive. Le fasi minerali che si generano in seguito al trattamento sono «innocue e non tossiche» secondo i parametri dello Iarc (Inter-national Association of Research on Cancer) e i neo-materiali possono essere reinseriti nel mercato dell’industria ceramica. Tali materiali sono di tre tipi: a) materiali ceramici altamente refrattari al calore e agli attacchi chimici; b) materiali ceramici per fritte; c) materiali ceramici per edilizia. Il processo prevede: a) una fase di pre-trattamento del rifiuto originario, in ambiente confinato, che viene sottoposto a triturazione e successivamente miscelato con argille caoliniche; b) i costi stimati per il trattamento non sono noti; c) non è noto se siano state effettuate prove industriali.

Progetto di ricerca industriale inter-universitario

SSistemi (A. Servida); Politecnico di Milano; Univ. di Genova, Brevetto italiano n. VI 2005A000174; Brevetto Europeo n. 2038019

«Inertizzazione di residui contenenti amianto mediante un processo idrotermico innovativo».

L’inertizzazione di Rca si realizza tramite un trattamento idrotermico dei rifiuti in acqua supercritica (Asc). Il processo di trattamento è stato testato su: a) coperte ignifughe; carto-amianto (brevetto Cesi 2003); b) eternit, materiale antifrizione, amianto spruzzato. I campioni solidi sono stati analizzati prima e dopo il trattamento mediante Sem con Eds, Drx. La soluzione acquosa in uscita dal reattore con Icp al plasma. Non esistono al riguardo prove semi industriali né sono reperibili dati riguardanti i costi di trasformazione.

Processo Aspireco (Politecnico di Milano – Ecostudio –Aspireco, (Bs) Brevetto n. E 047767 (2008).

Il processo di inertizzazione consiste in un trattamento termico che trasforma la «struttura dell’amianto industriale idrato» in una fase cristallina anidra, non fibrosa e non nociva. L’impianto consente di trattare tutti i tipi di materiali di amianto sia allo stato friabile sia compatto. Il trattamento comprende 6 fasi, dalla granulazione del rifiuto sotto vuoto, alla trasformazione mediante forni, allo stoccaggio del neo-materiale. L’operazione è automatizzata in ambiente confinato e sotto aspirazione. Nell’ultima fase vengono effettuate verifiche sul neo-materiale (Ir, Mocf, Sem) per la successiva marcatura Ce del prodotto. Utilizzo: filler per edilizia, conglomerati bituminosi per malte e calcestruzzi, sottofondi stradali, produzione di cementi. I costi del processo di trasformazione sono pari a quelli dello stoccaggio in discarica (fonte Aspireco). Realizzazioni industriali: Arborea (Sardegna, 2008) impianto mobile (40.000 t/anno); Impianto fisso di Montechiari (Brescia) sospeso nel 2010 (100.000 ton/anno).

Antonio Paglionico, Sigea (Società italiana di geologia ambientale)