Le reazioni di Wwf e Greenpeace

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Chiaro e determinato il mondo ambientalista

Stephen Cornelius, Capo della Delegazione del Wwf all’Ipcc, ha dichiarato: «Ci aspettavamo negoziati difficili su questo rapporto e siamo felici che i governi abbiano fatto una ragionevole riflessione fondata su basi scientifiche. Gli attuali impegni dei Paesi per ridurre le emissioni non sono sufficienti per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e con la scienza non si può negoziare.
«Ogni mezzo grado fa la differenza per le persone e la natura: questa è la realtà sul riscaldamento globale. Dobbiamo scegliere un’azione climatica più forte e accelerare la transizione verso un’economia a zero carbonio in tutti i settori: quello energetico, dei trasporti e alimentare. Senza rapidi e profondi tagli alle emissioni di anidride carbonica, ci troveremo davanti a impatti più gravi per gli ecosistemi: dalle barriere coralline ai ghiacciai del mare Artico e molte più specie animali a rischio».

«Il Pianeta è in fiamme. Se vogliamo evitare altri tragici incendi, altre gravi tempeste e ulteriori perdite di vite umane, dobbiamo tagliare le emissioni globali entro i prossimi dieci anni», dichiara Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «Una sfida enorme, ma che possiamo affrontare. Non agire sarebbe questione di vita o di morte per milioni di persone in tutto il mondo, in particolare per le più vulnerabili».
Per riuscire a contenere l’innalzamento delle temperature entro 1,5 gradi Celsius, continua un comunicato di Greenpeace, il consumo globale di carbone dovrebbe essere ridotto di almeno due terzi entro il 2030 e arrivare quasi a quota zero, nella produzione elettrica, entro il 2050. Le rinnovabili dovrebbero invece salire a quota 70-85% della produzione elettrica entro il 2050, con scenari che mostrano che queste percentuali potrebbero essere addirittura più alte. Il rapporto dell’Ipcc mostra inoltre come la maturazione tecnologica delle tecnologie solari, eoliche e di stoccaggio potrebbe essere un segnale di come un cambiamento sistemico, nel settore dell’energia, sia già in corso.
Anche il ricorso a petrolio e gas dovrebbe diminuire rapidamente. Una roadmap non basata su tecnologie di rimozione della CO2 richiede un calo di circa il 37 per cento dell’uso di petrolio entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010.
Soluzioni naturali di contrasto ai cambiamenti climatici, come la protezione delle foreste e la riforestazione, potrebbero fornire oltre un terzo della riduzione a costi competitivi delle emissioni di CO2 fino al 2030, per mantenere l’aumento globale delle temperature entro i 2 gradi, con un potenziale elevato anche per un obiettivo a 1,5 gradi.

R. V. G.