Il bluff del Santuario, traffici marini senza regole

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Il Santuario dei Cetacei, istituito in Italia nel 1991, è un’area marina protetta compresa nel territorio francese, monegasco e italiano, classificata come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo

Ennesimo incidente in un’area protetta… ma in realtà si tratta di un eufemismo a disdoro dei governi che nonostante i proclami a favore del mare, non riesce né a proteggere aree marine di indiscutibile pregio né ad organizzare una qualsivoglia forma di gestione del traffico marino o forma di precauzione.

E l’incidente, una collisione, è avvenuta al largo della Corsica, tra la motonave tunisina Ulisse, che trasportava camion e auto, e la motonave portacontainer Cls Virginia, battente bandiera cipriota. Immediato è stato lanciato l’allarme inquinamento in mare. Quella che era stata dichiarata una fuoruscita di circa 600 metri cubi di «fuel oil» (olio carburante) che in mare avevano prodotto una chiazza che si era, in un primo momento, estesa per circa 10 chilometri quadrati ha generato una macchia, dichiara Greenpeace Italia, di idrocarburi che interessa ora oltre 100 chilometri quadrati di mare nel Santuario dei Cetacei.

Il Santuario dei Cetacei, istituito in Italia nel 1991, è un’area marina protetta compresa nel territorio francese, monegasco e italiano, classificata come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo. Interessando un’area di circa 100.000 Km2 comprendente le acque tra Tolone (costa francese), Capo Falcone (Sardegna occidentale), Capo Ferro (Sardegna orientale) e Fosso Chiarone (Toscana) rappresenta un tratto di mare estremamente ricco di vita pelagica, e senz’altro la più importante area dell’intero bacino per via delle popolazioni di cetacei che ospita.

L’Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra) parlando dell’accaduto ammonisce che il peggioramento delle condizioni meteo-marine, previsto nei prossimi giorni, potrebbe rendere più difficoltoso recuperare la sostanza inquinante riversata in mare con un combustibile che potrebbe inglobare goccioline d’acqua e finire sotto la superficie del mare coinvolgendo specie animali e vegetali.

Una elaborazione di Greenpeace effettuata su immagini satellitari rivela che la contaminazione è in espansione. Le foto, ottenute dal Satellite Sentinel, fanno riferimento ad un’area calcolata utilizzando il programma ArcGis per desktop app con il sistema di proiezione delle coordinate Europe_Albers_Equal_Area_Conic. Secondo quanto si apprende da fonti stampa francesi, si potrebbe trattare del rilascio di varie centinaia di tonnellate di combustibile Intermediate Fuel Oil (Ifo), sostanza più leggera del «bunker» (combustibile semisolido), con un livello di tossicità acuta definito «medio», ma con elevato livello di rischio per imbrattamento e con elevata persistenza.

Anche Marevivo parla di un’ulteriore ferita inferta al Santuario dei Cetacei, la più grande zona protetta del Mediterraneo in alto Tirreno sottoscritta da tre paesi: Italia, Monaco e Francia che risulta ancora oggi in attesa di regolamenti chiari e condivisi.

Un ennesimo disastro quello che si è verificato nel Santuario dei Cetacei. Per quanto siano stati messi in campo mezzi e strumenti necessari per limitare il danno recuperare, in maniera definitiva, gli idrocarburi ormai dispersi risulta complesso e le prossime ore potrebbero essere decisive per l’evoluzione di questo incidente.

Tutti gli enti e le associazioni coinvolte concordano sulla necessità di chiedere al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, di dare finalmente concretezza, con i suoi colleghi di Francia e Monaco/Montecarlo, al Santuario dei Cetacei, un santuario che di fatto rimane su carta e che ad oggi non vede divieti di pesca, creazione di «corridoi» della navigazione dei mercantili e dei traghetti, ogni altra misura necessaria a creare quell’habitat essenziale alla salvaguardia della specie.

Elsa Sciancalepore