Ecco i numeri del clima che cambia

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clima terra nasa 2012

La Banca dati di climatologia storica dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Isac di Bologna segnala che il 2018 è stato per l’Italia l’anno più caldo dal 1800

Cambiamenti climatici, sì, ce ne stiamo accorgendo, e non da poco tempo, purtroppo. E le notizie che vengono dai grandi Stati, quelli che credono di determinare il futuro del pianeta, non sono per niente rassicuranti e tanto meno responsabili.

Ma in concreto, quali sono i numeri dell’anno scorso? In una nota il dott. Michele BrunettI, responsabile della Banca dati di climatologia storica dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Isac di Bologna, soddisfa la nostra curiosità.

Il 2018 è stato l’anno più caldo dal 1800 ad oggi per l’Italia. Con una anomalia di +1,58°C sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000) ha superato il precedente record del 2015 (+1,44°C sopra la media).

A parte i mesi di febbraio (con un’anomalia negativa) e marzo (in media rispetto al trentennio di riferimento), tutti gli altri dieci mesi del 2018 hanno fatto registrare anomalie positive e nove di essi di oltre 1°C rispetto alla media.

Particolarmente eccezionali sono stati i mesi di gennaio (il secondo gennaio più caldo dal 1800 ad oggi con una anomalia di +2,37°C rispetto alla media) e aprile (il più caldo di sempre, con un’anomalia di +3,50°C rispetto alla media).

L’anomalia del 2018, se presa in esame singolarmente, non ci permette di trarre conclusioni relativamente alle tendenze in atto; tuttavia, se vista nel contesto degli ultimi 220 anni di storia climatica dell’Italia, è l’ennesima conferma del fatto che siamo in presenza di un cambiamento climatico importante per il nostro paese. Significativo è il fatto che tra i 30 anni più caldi dal 1800 ad oggi 25 siano successivi al 1990.

L’eccezionalità del 2018 non ha interessato solo l’Italia, l’anno appena concluso è risultato il più caldo da quando sono disponibili osservazioni anche per Francia, Svizzera, Germania e Austria.