Più Zsc in Puglia, ma la gestione?

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Murgia foto Roberto Cazzolla Gatti
Uno scorcio della Murgia nella foto di Roberto Cazzolla Gatti

L’Italia è in ritardo sulla tabella di marcia stabilita dalla Direttiva «Habitat», tanto da essere stata deferita dalla Commissione Ue alla Corte di Giustizia europea per non aver designato in numero adeguato le Zsc. Da evitare gestioni diverse per un unico territorio tutelato avente caratteristiche ambientali e naturalistiche omogenee

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 19 del 23 gennaio scorso del Decreto del ministro dell’Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare, Sergio Costa, di designazione di 24 Zone speciali di conservazione (Zsc) in Puglia, prosegue l’allineamento dell’Italia agli obblighi comunitari per la tutela dei Siti della «Rete Natura 2000». Quest’ultimo è il network dei territori per la protezione della biodiversità nel Vecchio Continente, disciplinato dalle Direttive 79/409 Cee («Uccelli» – ora 2009/147/CE) e 92/43 Cee («Habitat»).

L’Italia è in ritardo sulla tabella di marcia stabilita dalla Direttiva «Habitat», tanto da essere stata deferita dalla Commissione Ue alla Corte di Giustizia europea per non aver designato in numero adeguato le Zsc, ossia i Siti censiti dalla stessa Repubblica italiana attraverso le Regioni, nei quali sono presenti habitat e specie selvatiche animali e vegetali da proteggere.

Alcune delle Zsc sono di dimensioni ridotte, altre di medie dimensioni, altre ancora di notevoli dimensioni tanto da inglobare interamente Parchi Nazionali.

Ecco, i casi in cui le Zsc coincidono in tutto o in parte con le aree protette nazionali (Parchi Nazionali, Riserve Naturali dello Stato) sono i più interessanti per comprendere il destino della gestione di queste aree tutelate a livello comunitario.

Il Decreto del ministro dell’Ambiente del 17 ottobre 2007 riguardante i criteri minimi uniformi per la conservazione delle Zsc, stabilisce, all’articolo 2, comma 3., che «(…) Per le Zsc o per le loro porzioni ricadenti all’interno di aree naturali protette o di aree marine protette di rilievo nazionale istituite ai sensi della legislazione vigente, la gestione rimane affidata all’ente gestore dell’area protetta».

Se, quindi, è chiaro che nel caso in cui il territorio di una Zsc coincide in tutto o in parte con un’area protetta nazionale, la gestione di quella parte di Zsc è affidata all’ente competente per l’area protetta, è altrettanto chiaro che il destino gestionale di un’eventuale parte della stessa Zsc esterna all’area protetta nazionale è affidato ad uno o più soggetti istituzionali diversi.

Appare evidente il rischio che si palesa: gestioni diverse per un unico territorio tutelato avente caratteristiche ambientali e naturalistiche omogenee. La suddivisione dei soggetti potrebbe moltiplicare gli indirizzi gestionali, le risorse umane e finanziarie da assegnare, le scelte delle politiche di gestione. Tutto questo per un unico territorio.

È quindi necessario che le Regioni, cui è demandato il compito di individuare i soggetti gestori delle Zsc, nei casi in cui fosse presente una situazione come quella appena descritta, facciano uno sforzo importante per addivenire all’individuazione di un soggetto unico.

Una soluzione ragionevole ed efficace ai fini del raggiungimento delle finalità di tutela della Zsc stabilite dalle Direttive comunitarie, non priva di difficoltà ma che potrebbe vedere gli Enti Parco Nazionali protagonisti di una nuova vita e di una nuova scommessa: divenire Enti di area vasta che superano i confini dell’area protetta stessa per cimentarsi in una dimensione inesplorata di pianificazione e di attuazione di politiche attive per la protezione della natura nella necessaria diversità dei regimi di tutela.

 

Fabio Modesti, Politiche per la conservazione della natura