«ProteggItalia», sì ma i fatti?

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Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Interrogativi dopo la lettera di Conte a «Repubblica». Enunciazioni, impegni, strategie ma quanto scritto non ha indicazioni precise delle cose che si faranno: quando, dove e come

Chiacchiere, chiacchiere. Sono anche quelle di cui a Carnevale si può fare un’indigestione, specialmente se accompagnate col sanguinaccio. Il problema nasce quando non sono da mangiare, ma da leggere ed ascoltare.

Molte ne trovo di indigeste nella lettera del presidente del Consiglio a «Repubblica» per annunciare di aver «presentato il Piano nazionale per la sicurezza del territorio» sostenendo che «si tratta del più grande piano di messa in sicurezza, lotta al dissesto idrogeologico e prevenzione del nostro Paese, che per la prima volta «mette a sistema», riportando a unità, una miriade di norme, interventi e risorse che fino ad oggi risultavano sparse».

Si chiama «ProteggItalia» questo piano, perché viene considerato una vera e propria «terapia del nostro territorio».

Non vorrei essere accusato di ideologico dissenso da una cosa che nemmeno conosco nei contenuti (mica solo io) perciò cerco di spiegare che cosa intendo dire attenendomi solo alla notizia del presidente Conte.

Sappiamo in molti che l’Italia è un Paese fragile. Persino io ne ho scritto non molti anni fa (per Treccani «Fragile Italia» e per Carocci «Fragile. Il rischio ambientale oggi”). E come molti altri ho auspicato interventi di prevenzione capaci anche di incrementare i posti di lavoro nel dare sicurezza al territorio.

Dunque, mi si potrebbe dire, che cerchi? Il presidente del Consiglio scrive proprio questo.

Certo. Ma la differenza tra quello che scrivo io e chi come me e quello che scrive Conte sta in quella che si nota tra il dire e il fare. È la differenza che passa tra le chiacchiere col sanguinaccio lavorate nelle casalinghe cucine e quelle scritte al computer.

D’altra parte non sarebbe onesto non riconoscere che l’impegno annunciato dal capo del governo ha motivi di concretezza e, quindi, di speranza. Si tratta di «un cospicuo finanziamento da 11 miliardi di euro per il triennio 2019-2021» per realizzare un Piano che «si regge su quattro pilastri: emergenza, prevenzione, manutenzione, semplificazione e rafforzamento della governance».

Avrei preferito vedere l’emergenza all’ultimo di questi quattro posti, ma è comunque importante che si parli di prevenzione e manutenzione.

Il problema, però, resta e sta nel fatto che tutto il Piano si basa su un aspetto della fragilità legato al dissesto idrogeologico che, come scrive Conte, «ci ha fatto spesso piangere vittime per frane e alluvioni». E chi se li scorda questi eventi dalle esondazioni del Po nel Polesine, alle continue alluvioni, nel Salernitano, a Sarno e via aggiungendo. Ma, sempre aggiungendo, come trascurare la sismicità di tutto l’Appennino? E la pericolosità vulcanica di Campania e Sicilia? E l’inquinamento idrico e, soprattutto, atmosferico?

L’articolo 7 della legge dell’8 luglio 1986 che istituì il ministero dell’Ambiente con le successive modificazioni, prevede che in aggiunta ai problemi derivanti dalla «naturale» fragilità del Paese siano da prendere nella dovuta considerazione quelle aree definibili ad «elevato rischio di crisi ambientale». Napoli e la sua provincia, cioè quella che oggi è la città metropolitana, fu la prima ad essere dichiarata tale. Poi hanno chiuso tutte le industrie ad Est e ad Ovest e forse si respira meglio… Ma oggi di quelle aree ve ne sono una quindicina esposte a danni per la salute prese in esame anche dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Dunque, ce ne sono di cose da fare per rendere sicuro e vivibile il territorio italiano alimentando un sicuro processo di crescita economica virtuosa e di sviluppo sociale diffuso.

Il presidente Conte ha scritto «per segnalare questo intervento ai lettori, che ieri (28 febbraio) leggendo il Suo giornale (a dire il vero, non è stato il solo), non hanno avuto alcuna notizia su questo Piano. Scrivendo questa lettera confido di rendere un utile servizio, in particolare, ai lettori di Repubblica che vivono e lavorano nelle Regioni colpite dal maltempo nell’autunno scorso, perché possano apprendere che è in atto una ripartizione di fondi destinati al risarcimento e alla ricostruzione anche delle loro abitazioni e capannoni danneggiati dal maltempo».

Io che sono uno di quei lettori, posso ringraziare per l’informazione, ma vorrei che quanto scritto avesse indicazioni precise delle cose che si faranno: quando, dove e come.

Altrimenti restano chiacchiere carnevalesche.

 

Ugo Leone