Continuare a raccontare il nostro futuro

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La Rassegna urbanistica nazionale «Mosaico Italia: raccontare il futuro». Il tema scelto per la Rassegna rappresenta un modo di leggere i tanti cambiamenti attraverso le sperimentazioni in corso, nei diversi territori italiani, fra strategie nazionali e agende locali, progetti, programmi straordinari, piani di nuova generazione, pianificazione territoriale e urbanistica ordinaria dei vari livelli di governo del territorio

Si è aperta oggi a Riva del Garda la settima Rassegna urbanistica nazionale «Mosaico Italia: raccontare il futuro» organizzata dall’Istituto nazionale di urbanistica (Inu).

L’Inu è un istituto fondato nel 1930 per promuovere gli studi edilizi e urbanistici, e diffondere i princìpi della pianificazione. Lo Statuto definisce l’Inu come Ente «di alta cultura e di coordinamento tecnico giuridicamente riconosciuto» ed è organizzato come libera associazione di Enti e persone fisiche, senza fini di lucro che persegue la ricerca nei diversi campi di interesse dell’urbanistica, l’aggiornamento continuo e il rinnovamento della cultura e delle tecniche urbanistiche, la diffusione di una cultura sociale sui temi della città, del territorio, dell’ambiente e dei beni culturali.

Il tema scelto per la Rassegna rappresenta un modo di leggere i tanti cambiamenti attraverso le sperimentazioni in corso, nei diversi territori italiani, fra strategie nazionali e agende locali, progetti, programmi straordinari, piani di nuova generazione, pianificazione territoriale e urbanistica ordinaria dei vari livelli di governo del territorio.

Quattro gli strati narrativi che rappresentano pratiche innovative, sperimentazioni, inerzie…

Si parte dall’Italia fragile la cui progressiva frammentazione ecologica, effetto del consumo di suolo che disperde le prestazioni funzionali eco-sistemiche, ha impatti rilevanti in termini di esposizione della popolazione ai diversi rischi.

L’elevata vulnerabilità del Paese richiede azioni di adattamento e prevenzione per affrontare progetti di sviluppo sociale ed economico in condizioni di significativa fragilità strutturale.

Le strategie di adattamento e riequilibrio non sono estranee ai temi di efficienza, equità, salute, bellezza, sicurezza, temi da tradurre in componenti progettuali per trattare unitariamente gli assetti urbani e sociali della contemporaneità.

Si passa poi all’Italia policentrica dove la presenza di progetti che mettono in sinergia risorse e attori valorizzano la molteplicità dei contesti e le differenze dei luoghi e questo non solo per le periferie, ma anche per i centri storici grandi e piccoli in differenti stati di conservazione e pressioni d’uso, aree industriali e complessi pubblici dismessi o in via di dismissione, borghi rurali in spopolamento, quartieri urbani in progressiva trasformazione sociale, luoghi diversi quanto diversi sono i paesaggi e le culture, le persone e i bisogni, le tradizioni e gli usi, i degradi e le eccellenze, le inerzie e le innovazioni.

Si parla poi dell’Italia delle reti in cui la programmazione delle reti complesse a valenza paesaggistica ed ecologica, i progetti infrastrutturali, la programmazione dei sistemi agricoli, la gestione dei patrimoni naturalistici e la protezione delle risorse naturali sono componenti di una visione unitaria.

Le reti sono costituite da servizi eco-sistemici e dispositivi di resilienza, canali delle comunicazioni materiali e immateriali, supporti dei servizi di trasporto pubblico e privato, della diffusione delle informazioni e della conversazione a distanza, della distribuzione dell’energia, sistemi di circolarizzazione delle risorse naturali.

E infine l’Italia che si rigenera con i nuovi contenuti dell’azione di governo della città, rivolti alla sua rigenerazione, che guidano nella ricerca per adeguare la forma del piano. La pianificazione può attivare strategie e tattiche di rigenerazione urbana ecologicamente orientate, valorizzando la dimensione urbanistica della questione ambientale, anche liberandola dalla settorialità in cui è spesso relegata.

Mosaico Italia si presenta in modalità digitale con un racconto multimediale lungo 15 giorni, con interviste video ed eventi su piattaforma digitale, in modalità gallery, una galleria multimediale permanente su apposita piattaforma web, e in modalità mostra, una esposizione di piani, progetti e politiche.

Tra gli altri partecipa all’evento anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) con il pannello espositivo «Strumenti conoscitivi per la tutela del territorio. I prodotti Ispra-Snpa e il Progetto Landsupport». Un progetto quest’ultimo che ha l’obiettivo di predisporre un sistema di supporto alle decisioni (S-Dss, Smart decision support system), aperto e liberamente accessibile tramite piattaforma web, in grado di integrare dati territoriali e ambientali e modelli di analisi e valutazione. Un progetto che, coordinato dal Centro di ricerca Crisp (Centro di Ricerca Interdipartimentale sulla «Earth Critical Zone» per il supporto alla Gestione del Paesaggio e dell’Agroambiente) dell’Università di Napoli Federico II, coinvolge 19 partner, di cui 17 provenienti da paesi comunitari (Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Slovenia, Spagna, Ungheria) e 2 da paesi extraeuropei (Malesia e Libano) e che ha come obiettivo quello di rendere disponibili strumenti informativi utili ad una gestione sostenibile del suolo e del territorio in ambito agricolo, forestale, urbano.

Perché, come riferisce Michele Munafò, ricercatore Ispra, in un’intervista

rilasciata all’apertura della Rassegna «la tutela del suolo è sicuramente una priorità del nostro Paese con un territorio fragile come il nostro dove il consumo di suolo continua ad avanzare e dove solo l’ultimo anno si sono persi 54 kmq di suolo agricolo naturale. Con la perdita di suolo non si perde soltanto il suolo che è una risorsa ambientale fondamentale non rinnovabile ma si perdono tutte le sue funzioni e tutti i suoi servizi ecosistemici che quotidianamente quel suolo fornisce ad esempio non si è più in grado su quel suolo di assicurare la produzione di alimenti, biomasse e materie prime e non si è più in grado di regolare i cicli naturali come il ciclo del carbonio, delle acque aumentando invece gli effetti negativi sull’inquinamento delle acque e dell’aria e aumentando la frammentazione del territorio».

Proteggere il suolo quindi per riqualificare l’esistente, riutilizzare le aree, rigenerare le città, continuare a raccontare il nostro futuro.

Elsa Sciancalepore