Pollino, non toccare la valle dell’Argentino

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Pollino Montea Taglio orribile nei Monti Orsomarso
Pollino Montea, taglio orribile nei Monti Orsomarso

I parchi non sono stati forse costituiti per salvaguardare zone naturali di pregio particolare? È pensabile che ogni luogo sia fruibile? Un’ipotesi di «valorizzazione» da accantonare subito. Tassi: «Questo territorio conserva ancora caratteristiche di naturalità eccezionali, che ora si vorrebbe con ogni mezzo sfregiare e violare, con inopportune invasioni tecnologiche, come già avvenuto in passato con strade invadenti, costosi ecomostri, e vergognosi tagli in prossimità della riserva orientata»

I parchi attirano sempre di più a mano a mano che la naturalità delle zone cittadine perdono colpi. Attirano sia per motivi di relax ma, soprattutto, perché i cittadini si rendono conto del bene prezioso che essi custodiscono.

Si pone quindi un problema di fruibilità dei luoghi ma questo bisogno è senza limiti? I parchi non sono stati forse costituiti per salvaguardare zone naturali di pregio particolare? È pensabile che ogni luogo sia fruibile?

Così accade che spesso, fra le pieghe di questi bisogni si inseriscano operazioni di marketing, energetico, business…

La Basilicata, da zona paradisiaca e lontana da operazioni distruttive di colpo, con il petrolio, è diventata una zona da salvare e, come api sul miele, sono arrivate le mafie e gli affaristi. Non a caso è fra le regioni in testa colpite da ecomafie.

Il Pollino, il parco nazionale più grande d’Italia, è da sempre nell’occhio del ciclone e degli… appetiti.

La direzione del Parco è quindi costretta a vigilare e ad intervenire. Interessanti sono i progetti a cui sta lavorando che riguardano: Interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici; Interventi di efficienza energetica del patrimonio immobiliare pubblico nella disponibilità dell’Ente parco nonché degli enti locali rientranti nel territorio del parco e realizzazione di impianti di piccola dimensione per la produzione di energia da fonti rinnovabili; Interventi per la realizzazione di servizi e infrastrutture di mobilità sostenibile; Interventi di gestione forestale sostenibile.

Ma fra questi due preoccupano. Per la mobilità si parla di Trenini elettrici, uno dei trenini partirebbe dal centro di Orsomarso per arrivare alla località Povera Mosca nella Valle dell’Argentino.

Possibile? si chiede Franco Tassi, profondo conoscitore dei Parchi e dei meccanismi biologici alla base della biodiversità, noto esperto della gestione dei Parchi e naturalista combattivo a favore dei boschi e degli alberi. «Crediamo di conoscere abbastanza — dice — da lungo tempo, i Monti di Orsomarso, per la cui inclusione nel Parco ci battemmo con successo una trentina d’anni fa, dopo averli battezzati con questo nome, prima d’allora inesistente. Questo territorio conserva ancora caratteristiche di naturalità eccezionali, che ora si vorrebbe con ogni mezzo sfregiare e violare, con inopportune invasioni tecnologiche, come già avvenuto in passato con strade invadenti, costosi ecomostri, e vergognosi tagli in prossimità della riserva orientata.

«Non sono certo queste le strategie di intervento desiderabili – continua – in luoghi come la Valle dell’Argentino, di cui comprometterebbero la magìa, il fascino e l’incanto. Basti pensare che da molto tempo abbiamo riscontrato in quei boschi una consistente e poco nota popolazione di Picchio nero, che va lasciata assolutamente indisturbata».

Capriolo italico Pollino
Capriolo italico, qui c’è uno degli ultimi nuclei originari oggi in netta ripresa ed espansione.

Il territorio naturale non è un luogo da imbalsamare, è vivo ed è in continua evoluzione. Tassi segnala ancora: «Abbiamo raccolto anche ripetute segnalazioni, circostanziate e attendibili, di avvistamenti della inafferrabile e misteriosa Lince appenninica, che il Gruppo Lince sta ora verificando. Ed è proprio in questi monti che, a prezzo di battaglie durissime, siamo riusciti a salvare uno degli ultimi nuclei originari di Capriolo italico, oggi in netta ripresa ed espansione. Ricordiamo con quale intensa emozione il prof. Valerio Giacomini, all’Istituto Botanico dell’Università di Roma, ci descriveva le faggete di alta quota mai toccate dall’uomo, ripiegate a bandiera sulla linea delle creste.

«E quando il Lupo appenninico correva ormai il rischio di estinguersi, fu proprio in questa catena solitaria, e nel vicino Pollino, che individuammo e seguimmo le tracce di alcuni degli ultimi branchi. Anche la Lontra, perseguitata ed elusiva, che molti credevano scomparsa, non mancò di rivelarci la sua presenza, sorprendendo tutti coloro che non avevano percepito la ricchezza e l’integrità ecologica dei luoghi.

«La Valle dell’Argentino, ricca di acque purissime, rappresenta quindi certamente una delle roccaforti di natura più importanti del Mezzogiorno, e va salvaguardata senza esitazione come autentica riserva integrale.

«Quella valle dovrà essere visitabile solo a piedi, in piccoli gruppi in religioso silenzio, meglio se accompagnati da guide-interpreti-custodi, senza abbandonare mai il sentiero tracciato, ascoltando la musica delle acque e i canti degli uccelli. Seguendo così la filosofia che ispira i parchi nazionali più eccellenti e famosi, non si dovrà lasciarvi altro, che l’impronta del proprio piede, portando via solo immagini e ricordi».

«Ogni iniziativa diversa — conclude — sarebbe inopportuna, e il nostro Centro Parchi non potrebbe non segnalarla a livello internazionale come l’ennesimo “crimine contro la natura”, e contro l’umanità. Inondando di vibranti e motivate proteste Enti, Ministeri, media e organizzazioni sopranazionali…».

Altro nodo cruciale è la Centrale del Mercure che produce energia a spese dei boschi poiché utilizza biomasse. E Ferdinando Laghi, noto esponente naturalista calabrese ed esponente di Isde, sottolinea che le verifiche, fondamentali per Ambiente del Parco e Salute dei residenti sono state fatte lo scorso anno da chi aveva un macroscopico conflitto di interessi (Enel tra i propri Soci) per cui quest’anno non verrà presentato alcuno studio e forse se ne parlerà l’anno prossimo. «In pratica — sottolinea — due anni senza studi attendibili o addirittura senza alcuno studio. Tenendo conto dell’importanza di questo aspetto, che è stato uno dei cardini su cui si è giocata la partita al Mise per la riapertura della centrale, il tutto risulta assolutamente inaccettabile».

 

I. L.