L’Ue punta a promuovere la pace

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Unione europea comunita europa

Il Rapporto sull’attuazione dell’Agenda 2030. La Commissione riafferma l’impegno dell’Europa nell’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Riconoscendo le strette correlazioni esistenti tra situazioni di povertà, i pericoli derivanti dai conflitti armati, la fragilità degli Stati e le migrazioni forzate, l’Europa ha promosso programmi diversificati che mirassero a obiettivi comuni

Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato conclusioni che accolgono la prima relazione congiunta dell’Ue e dei suoi stati membri «Sostenere gli obiettivi di sviluppo sostenibile in tutto il mondo», riaffermando come gli obiettivi dell’Agenda 2030 riflettano i valori fondanti dell’Unione e come tale documento costituisca un importante contributo dell’Ue in occasione del Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Questa relazione congiunta, frutto di una stretta cooperazione tra singoli stati, istituzioni europee e società civile, fornisce una sintesi dei progressi compiuti dall’Europa nell’attuazione dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg), a distanza di quattro anni dalla loro sottoscrizione, e indica come si intenda proseguire collettivamente negli anni futuri in collaborazione con i paesi partner in via di sviluppo e altri attori coinvolti.

Tra gli obiettivi primari della cooperazione per lo sviluppo, spiccano quello di sradicare la povertà e la fame, l’esclusione sociale, combattere disuguaglianze e qualsiasi forma di discriminazione, cercando di raggiungere in primo luogo le persone che versano nelle condizioni più critiche, seguendo il principio di non lasciare indietro nessuno.

A livello globale negli ultimi trent’anni si è registrata una diminuzione del numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema, sebbene, secondo le proiezioni riportate dalla Commissione europea, nel 2030 a meno di radicali cambiamenti di politica permarranno situazioni di profonda criticità soprattutto concentrate nei paesi dalle economie più deboli e teatro di conflitti.

In questo ambito l’Ue e gli stati membri hanno attuato politiche per la promozione della pace, della stabilità, della democrazia che ponessero al centro il rispetto dei diritti umani come motore di sviluppo. Riconoscendo le strette correlazioni esistenti tra situazioni di povertà, i pericoli derivanti dai conflitti armati, la fragilità degli Stati e le migrazioni forzate, l’Europa ha promosso programmi diversificati che mirassero a obiettivi comuni. Affinché la crescita economica sia inclusiva per gli stati coinvolti, in linea con gli obiettivi delle Nazioni Unite, le politiche attuate finora hanno avuto come obiettivo il rafforzamento della protezione sociale, la creazione di posti di lavoro dignitosi e in ambienti salubri, una copertura sanitaria universale e la tutela del diritto all’istruzione, con una specifica attenzione rivolta alla parità di genere. In particolare il Consiglio europeo ha riconosciuto gli sforzi fatti per la promozione di uno sviluppo sociale e umano a sostegno delle «4P» (Persone, Pianeta, Prosperità e Pace) che sintetizzano lo scopo generale dell’Agenda 2030.

Negli ultimi cinque anni, l’Unione ha infatti portato avanti con successo azioni in linea con la maggior parte dei 17 Sdg, secondo quanto riportato dall’ultimo rapporto Eurostat pubblicato a fine giugno 2019 «Sustainable development in the European Union – Monitoring report on progress towards the SDGs in an EU context – 2019 edition». Secondo questa analisi, i maggiori progressi che si sono registrati nelle condizioni di vita dei cittadini hanno riguardato nello specifico 3 principali indicatori di sviluppo sostenibile: il miglioramento delle condizioni di salute e benessere, la lotta alla povertà e all’esclusione sociale e gli incentivi a favore della crescita economica e per raggiungere l’obiettivo della piena occupazione. Sebbene gli incentivi alle attività produttive non siano sempre stati accompagnati da altrettanti progressi nell’uso sostenibile delle risorse naturali e nelle azioni volte a mitigare i loro impatti negativi sull’ambiente delle attività produttive, l’Unione ha mantenuto un trend moderatamente positivo anche per quanto riguarda gli obiettivi ambientali.

L’approccio comune tenuto dagli stati membri nei confronti delle sfide globali che gli Sdg intendono contrastare ha infatti seguito le linee guida del Consiglio europeo di operare in maniera integrata e con la mobilitazione di tutti i mezzi di attuazione, rafforzando le sinergie tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile e le politiche di mitigazione, adattamento e gestione del rischio legate ai cambiamenti climatici.

Gli effetti dell’emergenza climatica, infatti, minacciano di accrescere in modo significativo le problematiche che l’Agenda 2030 intende risolvere, pertanto viene riconosciuta come necessaria l’attuazione di politiche per una maggior tutela delle risorse naturali, per lo sviluppo di pratiche di resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici e di maggiori investimenti in tecnologie virtuose per l’ambiente. L’obiettivo è anche quello di scongiurare soprattutto per le popolazioni più a rischio la perdita dei propri mezzi di sussistenza e la minaccia di un ulteriore aumento dei conflitti armati. Secondo quanto riportato dal documento congiunto della Commissione europea, più del 70% delle comunità povere del mondo vive in zone rurali e per il proprio sostentamento dipende in modo diretto dalla biodiversità e dall’equilibrio dell’ecosistema in cui si trova.

Il ruolo ricoperto dall’Unione europea e dagli stati membri in questo ambito è, tra gli altri, anche quello di coadiuvare le Nazioni in via di sviluppo nel rispetto degli Accordi di Parigi. Nello specifico, secondo quanto afferma il report, l’Ue ha svolto un ruolo di supporto a favore del passaggio nei paesi emergenti verso un’economia circolare e per l’implementazione dei Contributi nazionali determinati (Ncd), ossia gli obiettivi climatici che le nazioni si pongono autonomamente per contribuire a mantenere la crescita della temperatura al di sotto dei 2°C rispetto ai valori preindustriali, e nello sviluppo della Ndc Partnership, la piattaforma dei programmi di assistenza finanziaria e tecnica per l’attuazione degli Ncd. La stretta connessione esistente tra gli Ncd e i 17 Sdg dell’Agenda 2030 ha infatti richiesto un’azione mirata comune per poter assicurare che i paesi partner diano l’avvio a programmi di sviluppo che si basino su tecnologie a basse emissioni di gas serra e su strategie adattabili ai cambiamenti climatici.

In particolare tra il 2014 e il 2020 l’Ue è impegnata a dedicare il 20% del suo budget in politiche di mitigazione del cambiamento climatico con l’obiettivo di garantire accesso a energia sostenibile a circa 40 milioni di persone, aumentare la produzione di energia rinnovabile e diminuire di circa 15 milioni di tonnellate annue le emissioni di CO2 attraverso misure per l’efficienza energetica.

In conclusione la Commissione ribadisce come questa prima relazione congiunta dell’Unione europea e dei suoi stati membri non rappresenti esclusivamente un’attestazione dei progressi fatti negli ultimi quattro anni, ma costituisca anche un’ulteriore riaffermazione dell’impegno dell’Europa nell’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

 

(Fonte Arpat, Testo a cura di Giulia Casasole)