Da Parchi a Zone economiche ambientali

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Uno scorcio del Parco nazionale dell'Alta Murgia, foto di G. Carlucci

È questa la previsione contenuta nella bozza di Decreto Legge «Misure urgenti per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde» ma il decreto è stato fermato dalla Ragioneria Generale dello Stato perché sarebbe carente di coperture finanziarie. Non è un colpo d’ala ma contiene molti punti interessanti

I Parchi nazionali potrebbero diventare Zone economiche ambientali. È questa la previsione contenuta nella bozza di Decreto Legge «Misure urgenti per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde», messo a punto dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa a metà settembre.

Il Decreto, però, come si sa, ha subìto l’alt della Ragioneria Generale dello Stato perché sarebbe carente di coperture finanziarie. L’articolo 9 del testo oggi disponibile istituisce in ciascun Parco nazionale le Zone economiche ambientali «dotate di un regime economico speciale». Potremmo dire che sono omologhe delle Zone economiche speciali (Zes) ma prive di una serie di vantaggi fiscali e di investimento a queste ultime riconosciuti.

Da quel che si comprende, l’obiettivo primario del ministro Costa sembra essere quello di fornire strumenti di accelerazione dei procedimenti amministrativi relativi ad investimenti pubblici e privati nei Parchi nazionali. Tuttavia gli strumenti che vengono messi in campo sono i soliti. In ciascun Parco Nazionale dovrà essere attivato uno Sportello Unico (un altro!) gestito in forma associata dai Comuni il cui territorio ricade almeno in parte nell’area del Parco.

I procedimenti autorizzativi saranno gestiti mediante conferenze dei servizi (nulla di nuovo). Insomma, strumenti che hanno dimostrato nella maggior parte dei casi, soprattutto nel Meridione del Paese, inefficacia e cattiva applicazione. Forse sarebbe più efficace, come sosteniamo da ormai tanto tempo, che procedimenti autorizzativi e valutativi in campo ambientale (ad esempio Valutazione di impatto ambientale e Valutazione di incidenza con annessa titolarità nella gestione dei Siti Natura 2000 in tutto o in parte afferenti al Parco) e paesaggistico vengano affidati agli Enti di gestione dei Parchi nazionali consentendo così ai cittadini ed agli imprenditori di avere un unico interlocutore sul territorio, più controllabile ai fini anticorruzione e più responsabile a tutti i livelli.

Un ulteriore elemento, questa volta positivo, nella bozza di provvedimento è la possibilità che il proponente di un progetto, a fronte di nulla osta ed autorizzazioni, realizzi misure volontarie di tutela e valorizzazione dell’area protetta ed interventi di miglioramento ambientale (nel Parco nazionale dell’Alta Murgia, ad esempio, questo meccanismo esiste già dal 2016), riconoscendogli detrazioni fiscali per il maggior costo sostenuto (con limiti di spesa che saranno successivamente stabiliti con decreto interministeriale dei ministri all’Ambiente ed all’Economia).

È pure previsto che per i tre anni successivi all’entrata in vigore del Decreto Legge, il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese sia concesso «a titolo gratuito e con priorità sugli altri interventi, per un importo massimo garantito per singola impresa di 2.500.000 euro» alle micro, piccole e medie imprese che operano nel settore del trattamento dei rifiuti, delle energie rinnovabili, delle attività culturali legate alla tutela ambientale e alla valorizzazione dell’area protetta, dell’agriturismo, ovvero che intendano realizzare iniziative produttive o di servizio compatibili con le finalità istitutive del Parco Nazionale. È necessario, però, che operino con sede o unità locali nei territori delle aree protette nazionali nel rispetto delle previsioni e dei vincoli stabiliti dal piano e dal regolamento del parco.

Ancora incentivi finanziari per le imprese che operano nei Parchi Nazionali per (definizione alquanto vaga) «attività eco sostenibili». In questi casi le micro, piccole e medie imprese che operano nei settori prima citati potranno usufruire di «finanziamenti agevolati a tasso zero a copertura del cento per cento degli investimenti fino a 30.000 euro effettuati all’interno del territorio del parco nazionale». I finanziamenti agevolati sono rimborsati in 10 anni con preammortamento di 3 anni e sono concessi, dal 2020 al 2022, nel limite massimo complessivo di 10 milioni di euro. Anche questa misura è però oggetto di decreti attuativi in linea con le disposizioni comunitarie in materia di aiuti di Stato.

Altra disposizione interessante della bozza di D.L. del ministro Costa, è quella per cui i beni demaniali presenti nei territori del Parchi nazionali (che non siano utilizzati per la difesa e per la sicurezza nazionale e che non siano già concessi a terzi) siano affidati in concessione gratuita agli Enti di gestione. La concessione dura nove anni ed è automaticamente rinnovata.

Infine, i proprietari di edifici localizzati in Comuni che partecipano con almeno il 45% del proprio territorio alla superficie di un Parco nazionale e che intendono efficientarli dal punto di vista energetico, potranno usufruire di detrazioni fiscali dall’80% al 100%.

In realtà, Comuni che hanno porzioni di territorio così ampie in Parchi nazionali (che dovranno essere censiti con apposito decreto) non risultano essere molti e la misura sembra destinata ad avere un impatto positivo molto ridotto. Ma è sicuramente un passo verso la fiscalità di vantaggio nelle aree protette, anche se avremmo voluto che vi fosse maggiore coraggio nell’implementare azioni più articolate ed innovative. Vedremo se il Decreto Legge proseguirà il suo iter oppure queste norme potranno entrare nella Legge di Bilancio 2020.

Questa è la proposta del Governo centrale ed in Puglia riguarderebbe 2 Parchi nazionali (Gargano ed Alta Murgia) parte dei cui Comuni (Manfredonia, Bitonto ed Altamura) sono interessati anche dalla Zona economica speciale adriatica. Chissà se e come, ad esempio, la Regione Puglia vorrà finalmente intraprendere una strada analoga nei confronti delle aree protette regionali, questa volta con più determinazione e con più attenzione incentivante soprattutto ai cosiddetti servizi ecosistemici che i privati operanti in un’area protetta forniscono all’intera comunità.

 

Fabio Modesti