Squalo bianco a rischio estinzione

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Squalo bianco South Africa
Foto di Stefano Moro realizzata in Sud Africa

Per la prima volta uno studio realizzato dalla Sapienza in collaborazione con la Stanford University, la Virginia Tech University e diversi istituti di ricerca italiani di settore ha stimato la presenza e la distribuzione del predatore nel nostro bacino. I risultati, che evidenziano il drastico calo della specie negli ultimi anni, sono stati pubblicati sulla rivista «Fish and Fisheries»

Non tutti sanno che lo squalo bianco popola da secoli il Mediterraneo: protagonista di numerosi racconti e celebri pellicole, il re degli squali nuota nei nostri mari e le testimonianze storiche dei suoi avvistamenti risalgono addirittura al Medioevo.
Al vertice della catena alimentare marina, lo squalo bianco è una presenza indispensabile per la vita stessa dei mari; tuttavia, gli esemplari che abitano il «Mare Nostrum» appartengono a una delle popolazioni meno conosciute e più minacciate al mondo, soprattutto a causa delle innumerevoli e spesso deleterie attività umane. Il drastico ridimensionamento subito negli ultimi anni ha spinto la International Union for the Conservation of Nature (Iucn) a inserirlo tra le «specie in pericolo critico» nel Mediterraneo.
Ma finora non era stata effettuata alcuna stima, sia dell’andamento numerico degli esemplari rispetto a un periodo di riferimento, sia della loro distribuzione nelle diverse aree all’interno del bacino.

Marzamemi 1937
Foto storica di una cattura di squalo bianco nel 1937 presso la tonnara di Marzamemi. La foto è stata inserita nel lavoro Celona, A. (2002). Due catture di squalo bianco, Carcharodon carcharias (Linnaeus, 1758) avvenute nelle acque di Marzamemi (Sicilia) negli anni 1937 e 1964 (Two captures of a great white shark, Carcharodon carcharias (Linnaeus, 1758) in the Marzamemi waters (Sicily)). In Annales Ser. hist. nat (Vol. 12, pp. 207-210)

Un nuovo studio interdisciplinare, nato dalla collaborazione tra la Sapienza, la Stanford University, la Virginia Tech University, l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine (Irbim-Cnr), la Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ha stimato per la prima volta l’andamento della presenza del re degli squali all’interno del bacino nell’arco degli ultimi 160 anni.
Il team di ricerca, che ha visto in particolare il contributo scientifico di Giovanna Jona Lasinio del Dipartimento di Scienze statistiche e Stefano Moro del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza e Francesco Ferretti della Virginia Tech University, ha ottenuto la stima utilizzando più di 700 segnalazioni di squalo bianco provenienti da fonti molto diverse tra loro. In particolare, sono stati combinati i dati provenienti da database istituzionali e dalla letteratura, sia scientifica sia divulgativa, con i recenti avvistamenti.

I risultati ottenuti hanno evidenziato una complessa traiettoria, caratterizzata da un progressivo incremento del numero di squali seguito da un rapido declino avvenuto a partire dalla seconda metà del Novecento. «Il decremento — aggiunge Giovanna Jona Lasinio — non si è verificato in maniera uniforme all’interno del bacino del Mediterraneo: ad esempio, nel Mediterraneo centrale si è registrata una riduzione del 52%, mentre nel Mar di Marmara ha raggiunto il 96%. Il decremento, inoltre, è accompagnato spesso da una riduzione degli spazi occupati, un segnale associato a popolazioni a rischio».

La ricerca ha permesso di formulare nuove ipotesi ecologiche sulla struttura della popolazione di squali bianchi del Mar Mediterraneo e su interessanti dinamiche preda-predatore che coinvolgono altre specie, in particolare il tonno rosso. Lo squalo infatti è l’animale al vertice della catena alimentare marina e non ha quindi predatori naturali (a parte l’uomo). Ciò significa che il suo ridimensionamento rischia di avere impatti disastrosi per l’intero ecosistema del bacino. «È stato dimostrato — spiega Stefano Moro — come la rimozione dei predatori apicali all’interno degli ecosistemi marini porti a disastrosi effetti top-down che si ripercuotono su tutta la catena trofica. Il Mediterraneo, da questo punto di vista, rappresenta un primato negativo a scala globale con più del 50% di specie di squali classificate come “minacciate” dalla Iucn a livello regionale».

Riferimenti

Abundance and distribution of the white shark in the Mediterranean Sea, Moro S., Jona-Lasinio G., Block B., Micheli F., De Leo G., Serena F., Bottaro M., Scacco U., Ferretti F., Fish and Fisheries (2019) DOI https://doi.org/10.1111/faf.12432

Didascalie e crediti immagini:

1. Foto storica di una cattura di squalo bianco nel 1937 presso la tonnara di Marzamemi. La foto è stata inserita nel lavoro Celona, A. (2002). Due catture di squalo bianco, Carcharodon carcharias (Linnaeus, 1758) avvenute nelle acque di Marzamemi (Sicilia) negli anni 1937 e 1964 (Two captures of a great white shark, Carcharodon carcharias (Linnaeus, 1758) in the Marzamemi waters (Sicily)). In Annales Ser. hist. nat (Vol. 12, pp. 207-210);

2. Foto di Stefano Moro realizzata in Sud Africa.

 

(Fonte Università Sapienza, Roma)