Covid-19, mortalità e terapie, Ceruti chiarisce

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Samuele Ceruti
Il dott. Samuele Ceruti

Una lettera ai colleghi medici

Il mio ruolo di Medico, di Medico Ospedaliero in Terapia Intensiva e le esperienze maturate sul campo in oltre 15 anni di esperienza (non ultima la Terapia Intensiva di Ginevra, la Terapia Intensiva dell’Ospedale Universitario più grande d’Europa), alla luce del panico generale e dell’evoluzione attuale in merito all’infezione da Coronavirus, mi obbligano a dover intervenire

Il dott. Samuele Ceruti (*), di cui abbiamo pubblicato un’intervista di Matteo D’Amico,  invia una lettera ai suoi colleghi italiani, a proposito di questa epidemia da Covid-19.

Ne presentiamo una sintesi molto ridotta e preghiamo vivamente di leggere il testo originale, che, come precisa l’autore: «è l’unico documento autorizzato a circolare e che rappresenta pienamente il pensiero dell’Autore. Altri documenti sono da ritenersi bozze non completamente corrette».

«Il Coronavirus — scrive — si conosce da parecchi anni, all’incirca dagli anni 50 del XX secolo ed e stato meglio studiato negli anni 60 dello stesso secolo; è un virus ubiquitario, che ovunque venga cercato viene trovato, e non è un virus stagionale».

La mortalità

Dopo aver fatto una serie di definizioni e distinguo fra i vari operatori del settore e sul tipo di infezione, Ceruti approfondisce un tema spinoso che sta creando non poche perplessità: la mortalità.

«Il Coronavirus abitualmente è poco virulento e generalmente almeno il 50% della popolazione infettata non presenta alcun sintomo; la mortalità globale per l’attuale Coronavirus – che spesso è asintomatico – si attesta attorno all’1-2%; altri studi confermano una mortalità globale per tutti i Coronavirus (escluso l’ultimo attuale) attorno al 5-8%, dove bisogna ricordarsi che tale percentuale è aumentata dal fatto che il virus che ha provocato la Sars (mortalità attorno al 10% dei pazienti sintomatici) e la Mers si trattava di due Coronavirus. Senza questi due casi, la mortalità globale di Coronavirus è attorno al 2-3%, del tutto sovrapponibile ai dati di mortalità attuale. La variazione ciclica-stagionale del Coronavirus del 2019 (il cosiddetto CoVID-19) non ha generato un virus particolarmente virulento: la maggior parte delle infezioni rimane asintomatico e fra chi si ammala circa l’80% ha pochi sintomi o nessuno, il 14% ha sintomi respiratori richiedenti una valutazione ospedaliera ed eventualmente il ricovero, il 5% richiede un ricovero in Terapia Intensiva; la mortalità globale si attesta attorno al 2%, anche se probabilmente dato l’alto tasso di portatori asintomatici la vera mortalità è più bassa, si stima circa della metà (fra l’1-2%). Quindi i dati sono sovrapponibili agli anni precedenti».

E precisa ulteriormente: «Se si guarda la distribuzione della mortalità, si nota come questa sia inferiore a quella della Cina e non porti a morte le persone sotto ai 60 anni; è noto, anche dai dati emessi dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che i morti con Coronavirus presentavano almeno 2-3 co-patologie cardiorespiratorie presistenti. A dimostrazione che l’aggressività del virus è bassissima: non si tratta di un virus, come molti hanno scritto, che “risparmia i bambini ed i giovani”, ma di un virus che colpisce tutti, ma data la bassa virulenza, è tale da non provocare malattia o mortalità in chi è altrimenti sano».

Ed entra quindi nel merito sullo scompenso dell’organismo in presenza di Coronavirus.

E precisa ulteriormente, a scanso di equivoci: «Mi preme sottolineare un punto importante. Il problema dell’infezione da Coronavirus esiste, ma come tutti gli anni. Infetta le persone e porta a morte le persone più deboli e già malate. Come tutti gli anni. Per cui è giusto che si debbano mettere in atto delle misure preventive che cerchino di preservare queste persone, ad esempio: lavarsi le mani, usare i fazzoletti monouso, rispettare le normali regole di igiene personale e collettivo (pulizia dei locali, ecc…), se non si sta bene e si è a contatto con le persone più fragili, ridurre momentaneamente i contatti con loro (e non con le persone che non sono fragili), ecc… Come tutti gli anni».

Entra poi in un dettaglio tutto tecnico, da addetti ai lavori, sull’Intubazione Oro-Tracheale (IOT) che ha by-passato la normale gestione tramite Ventilazione Non-Invasiva (VNI), per dei supposti motivi di miglioramento della patologia, dato ancora da dimostrare.

Le zone rosse…

Il dott. Ceruti è molto polemico sulle scelte di contenimento del virus. «L’idea attuale — scrive — poi, di chiudere interi territori è ancora più ridicola. Facciamo un esempio. Esiste una stanza piena di formiche; formiche che si vogliono eliminare. Oltre al fatto che la stanza non è completamente chiusa (è una stanza di passaggio per cui si deve passare ed è anche necessario aprire la porta di tanto in tanto per questioni urgenti ed improrogabili), immaginiamo che venga chiusa. Completamente. Prima o poi le formiche moriranno, giusto? Bene. E poi? Ad un certo punto sarà necessario riaprire. Oggi, domani o dopodomani; il 3 aprile o il 24 maggio. Ma sarà necessario riaprire. E le formiche sono lì fuori, perché il virus non è stagionale ed è dappertutto. Pertanto un isolamento non ha alcun senso: o si porta avanti ad libitum (il che è impossibile) oppure ad un certo punto bisogna rendersi conto che il virus – fra l’altro non grave, non mortale, ecc… – è ovunque. E “bonificata” una zona, ammesso che ci si riesca, il virus potrà entrare nuovamente indisturbato. Chi ha pensato all’isolamento (a pensare bene) chiaramente NON conosce le basi della Epidemiologia».

Esamina quindi i due sistemi utilizzati, quello cinese e quello dell’immunità di gregge, attuato in Svizzera.

E dopo aver esaminato le varie ipotesi del dopo e del tipo di intervento che sembrano strade senza uscite conclude: «Una brevissima riflessione quindi di come le misure epidemiologiche siano contro la logica aristotelica e le più elementari regole di epidemiologia: la malattia non nasce dall’Italia – ma viene fatta passare per tale, anche da chi avrebbe tutti gli interessi per difendere la Nazione – il sistema di monitoraggio non ha alcuna utilità (il tasso di infezione reale è ampiamente sottostimato perché parecchie persone sono asintomatiche, si veda il continuo tam-tam mediatico di chi dice: “sono infetto, ma sto bene”) e la presa in carico del problema cercando di chiudere tutto (che è impossibile) senza pensare a come uscire dal problema, dimostra a voler ben pensare ad una ingenuità ed ignoranza magistrale, a pensar male fa pensare invece ad una volontà di voler far affossare l’Italia sul piano sociale, economico e morale».

A chi giova?

Ceruti, fa in conclusione, alcune domande, che porge come motivo di riflessione ai suoi colleghi.

«Quid prodest? — si chiede —. Questo è il campo più speculativo, su cui non ho dati oggettivi da presentare, anche se ho delle idee personali. Sicuramente ne profittano tanti enti governativi e non, a livello locale come riconosciuti a livello Mondiale, che possono acquisire dei “diritti” ed una Autorità data loro da non si sa bene quale Autorità superiore per cui l’Oms può dettare legge in maniera trans-nazionale. Per cui i governi possono dire: “non stringetevi le mani”, domani diranno “non vestitevi di giallo” e dopodomani diranno “quando si spegne la musica tutti si devono sedere”… A tal proposito il Consiglio d’Europa (!) ha svolto numerose interrogazioni parlamentari convocando e denunciando l’Oms per sospetto “procurato allarme pandemia”, si veda il documentario video allegato. È innegabile il “senso di panico” che viene a generarsi e che, fra l’altro, nasce dall’acquisizione di informazioni mediate da terzi e non immediate. La nostra realtà quotidiana non è esposta ad un pericolo di questo genere, non si vede e non si riscontra niente. Ma il pericolo fatto percepire da chi “dipende” da questi mezzi per acquisire informazioni è tale che si accetta di non vestirsi di viola, di non andare a trovare i nonni malati, di non trovarsi in più di 4 persone all’esterno (e chi ha una famiglia composta da 5, 6, 7 persone?), di salutarsi con il saluto fascista perché è abolita la stretta di mano. Il tutto soprattutto basato su dati oggettivi citati poc’anzi, che non giustificano per niente tale condotta. Anzi, in realtà generano un pericoloso precedente, perché niente vieta che al prossimo inverno, si prendano i dati veri – quelli che mostrano come l’influenza faccia più morti – e si usino per condizionare ancora di più le persone. Pericolosissimo.

• Perché chiudere le scuole, quando i dati mostrano che i bambini ed i giovani non muoiono di malattia?

• Perché favorire lo stare a casa – spesso con i nonni (che invece possono essere più a rischio, anche se come tutti gli anni) – quando i dati mostrano il contrario?

• Perché bloccare tutto quando i tassi di mortalità sono uguali a quelli della popolazione “non CoVID-19”?

• Perché bloccare tutto e tutti quando chi muore è chi è già ammalato ed ammorbato da 2-3 co-patologie croniche?

• Perché dare l’idea che sia l’Italia l’untrice, quando il virus è già ovunque?

• Perché dichiarare la “pandemia” (e poi favorire la messa in atto di sanzioni, anche di carattere economico), cioè dire che il virus è ovunque, ma allo stesso tempo isolare una zona?

• Perché uno Stato reagisce isolando tutti, mentre gli altri Stati non usano politiche così restrittive?».

Ma questo non vuol dire disobbedire. Ceruti è coerente con la sua etica professionale.

«Il nostro compito è quello, dove si è un’Autorità precostituita in campo personale come professionale, di obbligare all’informazione tutti coloro sui quali si ha una responsabilità diretta ed indiretta – sempre attendendosi a quello che Autorità superiori a noi decidono – ma allo stesso tempo diffondendo i dati originali, reali e le fonti cui chiunque possa attingere per rendersi conto che a) il problema principale non è così come lo si dipinge, i dati vanno in un’altra direzione, b) le soluzioni intraprese non saranno mai efficaci, secondo i principi più basici della logica e della epidemiologia. Sembra che nel 2020 il mondo abbia scoperto che con il freddo ci sono le sindromi para-influenzali, di queste si muoia e che muoia soprattutto la popolazione più anziana e già malata. Come tutti gli anni. A noi il compito di rimanere con i “piedi per terra”, di continuare il nostro lavoro come fatto costantemente tutti gli anni, tutti i giorni, con le normali precauzioni come tutti gli anni, obbedendo a quanto ci viene chiesto ma offrendo a tutti la lettura delle referenze sui dati principali, in particolare:

Istituto Superiore di Sanità italiano

Centro Controllo Mondiale (CDC) delle malattie

UpToDate (accesso controllato)

(*) MD Medico Ospedaliero – Servizio di Medicina Intensiva Medico d’Urgenza – Croce Verde Lugano Specialista FMH in Medicina Intensiva Specialista FMH in Medicina Interna Specialista SSMUS in Medicina d’Urgenza Specialista SGUM in ecografia d’urgenza (POCUS)

 

R. V. G.