La devastazione dell’Africa ci coinvolgerà

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cavallette locuste sciame

Covid-19, inondazioni, siccità, locuste e cambiamenti climatici stanno sconvolgendo il continente africano. Nei giorni scorsi si è verificato un significativo movimento di sciami sulla penisola arabica, esterna al Corno d’Africa, raggiungendo le sponde del Golfo Persico e arrivando fino all’Afghanistan e al Pakistan. L’Italia è a rischio

L’allarme lanciato da Save the Children sulla situazione dei bambini sotto i cinque anni è drammatica: 5,2 milioni soffrono di malnutrizione acuta e di questi un quarto sono colpiti da forme ancora più gravi di malnutrizione e rischiano, letteralmente, di morire di fame. L’emergenza Coronavirus, che è arrivata in questi giorni ai 40mila contagi, sta lentamente crescendo e rischia di colpire milioni di persone.

Secondo una previsione dell’Organizzazione mondiale della sanità africana, c’è il rischio, nel caso in cui le misure di contenimento falliscano, che tra i 29 e i 44 milioni di persone si possano infettare nel primo anno della pandemia. Il modello prevede un tasso di trasmissione più lento, un’età più bassa delle persone con malattie gravi e tassi di mortalità più bassi rispetto a quanto si è osservato nei paesi più colpiti nel resto del mondo. Questa previsione prevede il ricovero ospedaliero per 3,6-5,5 milioni di persone. Di questi, un numero compreso tra 82mila e 167mila contagiati sarebbero casi gravi da richiedere il trattamento con ossigeno e un numero compreso tra 52mila e 107mila il supporto respiratorio.

Questo impatto devastante su un continente che ospita 1,3 miliardi di persone arriva dopo che molti territori sono stati colpiti da diversi eventi meteo-climatici estremi, inediti per intensità e estensione. Un clima che, alternando siccità ad alluvioni, ha alimentato il proliferare delle locuste del deserto.

Il flagello delle locuste

Nei Paesi del Corno d’Africa il flagello di memoria biblica ha messo in ginocchio gli abitanti di Somalia, Etiopia e Kenya e si prevede un aggravamento della situazione nelle prossime settimane quando le nuove uova si schiuderanno. Stiamo parlando di un regione del continente con 178 milioni di persone, molti dei quali vivono di agricoltura e allevamento. Di queste, 12 milioni di persone sono ad alto rischio di insicurezza alimentare, mentre altri 8 milioni, in Sudan del Sud, Uganda e Tanzania, versano in una insicurezza alimentare acuta.

Questo potrà significare una migrazione interna alla regione di milioni di persone, con conseguenze che possiamo facilmente immaginare su sistemi socio-economici già al limite. Inoltre nei giorni scorsi si è verificato un significativo movimento di sciami sulla penisola arabica, esterna al Corno d’Africa, raggiungendo le sponde del Golfo Persico e arrivando fino all’Afghanistan e al Pakistan. La situazione in evoluzione dipende molto dai venti meridionali. Si tratta di una mole di 200 miliardi di locuste che occupano aree estese fino 2.400 Km2. Possono esserci almeno 40 milioni e talvolta fino a 80 milioni di locuste adulte in ogni chilometro quadrato. Un adulto della locusta del deserto può consumare all’incirca il proprio peso in alimenti freschi al giorno, cioè circa due grammi al giorno.

I danni

I danni causati da questi insetti sono stati in parte arginati dalla raccolta anticipata di abbondanti colture favorita dalle forti precipitazioni avvenute nel periodo ottobre-dicembre 2019. L’impatto maggiore sarà avvertito dalle famiglie che dipendono dalle attività di coltivazione e che stanno già affrontando un’insicurezza alimentare acuta a causa della loro elevata vulnerabilità esistente e degli effetti delle perdite attese delle colture. Per queste famiglie, gli impatti delle locuste del deserto potrebbero portare a un deterioramento della sicurezza alimentare verso la fine del 2020 con un picco durante la prima metà del 2021.

Le locuste migratorie si sviluppano più facilmente quando a lunghi periodi di siccità si alternano brevi periodi di pioggia. La situazione che si è verificata in quell’area è stata caratterizzata da due grossi cicloni che hanno provocato due inondazioni che hanno interrotto un lungo periodo di siccità. Questo ha fatto sì che la popolazione delle locuste aumentasse di ben 400 volte. I cambiamenti climatici in atto hanno favorito l’aumento e l’intensità di questi eventi estremi che vanno a impattare in modo violento su territori degradati che non riescono ad assorbire tali impatti.

L’ultima invasione delle locuste che si è verificata nel 2003-2005 nel Sahel ha causato enormi danni alle popolazioni delle aree agropastorali in quanto si sono sommati alla bassa produzione agricola, dovuta alle scarse precipitazioni, e agli scarsi mangimi che hanno anche portato alla migrazione precoce del bestiame e agli alti livelli di tensione tra pastori transumanti e agricoltori locali sulle risorse. In Africa, la stragrande maggioranza della popolazione dipende dall’agricoltura per i propri mezzi di sussistenza (80% Etiopia e 75% Kenya). Si stima che la crisi delle locuste del 2003-2005 nell’Africa occidentale sia costata 2,5 miliardi di dollari in perdite di raccolto

Un insetto dalle mutevoli abitudini

L’insetto protagonista di questa invasione è un ortottero della famiglia delle Acrididae ed hanno la caratteristica di cambiare il suo comportamento e le sue abitudini. Man mano che le locuste del deserto aumentano di numero e diventano più affollate, cambiano il loro comportamento da quello di agire come insetto individuale (solitario) a quello di agire come parte di un gruppo (gregario). Anche l’aspetto della locusta cambia: gli adulti solitari sono marroni mentre gli adulti gregari sono rosa (immaturi) e gialli (maturi). Può spostarsi anche di 150 km in una giornata e di solito volano con il vento ad una velocità di circa 16-19 km/h quindi possono percorrere circa 5-130 km o più in un giorno. Gli adulti di locusta di solito volano di notte mentre gli adulti gregari (sciami) volano durante il giorno. La locusta del deserto può nutrirsi quotidianamente di grandi quantità di qualsiasi tipo di vegetazione verde, raccolti, pascoli e foraggi. Una locusta del deserto vive in media dai 3 ai 5 mesi, a seconda delle condizioni meteorologiche ed ecologiche. Le femmine della locusta depongono da 80 a 158 uova, per 2-5 volte l’anno, che si schiuderanno in 2-4 mesi.

Un rimedio biologico

Attualmente i paesi più colpiti dall’invasione di locuste stanno intervenendo con pesticidi chimici che utilizzano a tappeto su tutti i terreni andando ad uccidere non solo le locuste ma anche altri insetti. In alternativa esistono dei bio-pesticidi, a bassa tossicità, in cui principio attivo è un microrganismo, un fungo entomopatogeno Metarhizium acridum che innesca una malattia epidemica tra gli insetti trattati. Purtroppo in questa fase di emergenza non avrebbe nessuna efficacia intervenire con il Metarhizium acridum oppure con altri metodi meno impattanti, in quanto l’invasione è troppo estesa. Il Metarhizium acridum è altamente specifico per locuste e cavallette quindi uccide solo questi insetti e non influisce negativamente sulle api mellifere e su altri artropodi benefici. Non è tossico per l’uomo o per animali come uccelli, pesci, rettili, anfibi, ecc. Contrariamente ai pesticidi chimici, il bio-pesticida può essere applicato su aree con corpi idrici. Il fungo si moltiplica all’interno dell’insetto lo indebolisce e gli fa ridurre l’alimentazione in 3-4 giorni e muoiono dopo 7 giorni. La mortalità massima si verifica da due a tre settimane dopo il trattamento.

La Fao ha stimato in 76 milioni di dollari l’impegno economico utile per contenere l’invasione di locuste. Ha già impegnato 3 milioni di dollari provenienti dalle proprie risorse per intensificare le operazioni di controllo, garantire azioni per salvaguardare i mezzi di sussistenza e prevenire un impatto potenzialmente devastante sulla sicurezza alimentare delle popolazioni già vulnerabili.

Intervenire subito

Occorre intervenire rapidamente; la prossima generazione di locuste ha già iniziato a prenderà vita da fine marzo e per tutto aprile 2020, in coincidenza con l’inizio delle piogge stagionali, ma anche con la principale stagione di semina per la regione questo potrebbe favorire un aumento di 400 volte della popolazione delle locuste entro giugno.

Questo andrebbe ad impattare sulla sicurezza alimentare di milioni di persone in più. In questo caso sarebbe a rischio il Sud dell’Africa, ma viste le condizioni di desertificazioni del Sud Italia non è peregrino pensare nel prossimo futuro ad una situazione simile. La Fao ha ipotizzato tre scenari futuri in modo da rispondere nel modo migliore alla necessità di sicurezza alimentare delle popolazioni colpite.

Nella ipotesi peggiore ci potrebbero essere un forte ridimensionamento dei raccolti con conseguente aumento dei prezzi alimentari che causerebbero una grave insicurezza. Nella migliore delle ipotesi la perdita del raccolto dei cereali sarebbe del 20-30% con circa 500mila persone in forte insicurezza alimentare.

Il fenomeno non è circoscritto solo al territorio africano e alle aree aride dell’Asia. È notizia di questi giorni l’invasione di locuste nella Provincia di Nuoro, nei paesi della Valle del Tirso: Ottana, Bolotana, Orotelli e Sarule. La Coldiretti ha segnalato il legame tra il fenomeno e la riduzione delle precipitazioni di questa prima parte del 2020, che ha creato un clima ideale per le locuste che divorano pascoli, foraggio, grano, erba medica e tutta la vegetazione che trovano sulla loro strada. Questo fenomeno si somma alle difficoltà che stanno incontrando le aziende agricole a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, che ha portato ad una diminuzione del 58% della produzione agricola.

 

Roberto Daffinà e Lorenzo Ciccarese, Ispra