Anche i lupi mostrano segni di autocoscienza con il test olfattivo

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lupo preda

Il sistema di ricerca ideato dal prof. Cazzolla Gatti. Un nuovo esperimento ha fornito indizi significativi sulla consapevolezza di sé dei lupi

La consapevolezza di sé è sempre stata un tema centrale nella ricerca filosofica e biologica sin dai tempi antichi. Nel tempio di Apollo a Delfi è inscritta in greco l’esortazione «Conosci te stesso», un invito agli uomini a comprendere la propria finitudine, a comprendere i propri limiti. Successivamente René Descartes scrisse, in latino nel suo Discorso sul Metodo, «Ego cogito, ergo sum, sive existo» (penso, quindi sono, o esisto) per sottolineare il fatto che l’esistenza deriva dalla nostra consapevolezza di esseri pensanti capaci di riflettere su noi stessi.

L’auto-riconoscimento (cioè la capacità di riconoscersi) degli esseri viventi è stato scientificamente esaminato studiando il comportamento di animali e bambini in risposta al loro riflesso nello specchio, con un test sviluppato da Gordon Gallup nel 1970. Il principio di questo test è che il soggetto in grado comprende i concetti di «sé» e «altro» è anche capace di distinguere tra le due entità e, quindi, di riconoscersi nel riflesso.

Riconoscersi allo specchio

Il risultato più interessante derivante dalla conferma della coscienza di sé è che, sulla base di questa capacità di «autoconsapevolezza», si possono dedurre altri tratti comportamentali come, ad esempio, l’empatia. In effetti, la capacità di comprendersi distinti dagli altri è spesso considerata un prerequisito fondamentale per capire che l’altro può essere felice o triste nonostante il fatto che l’osservatore non lo sia. Tuttavia, l’idea alla base di questo test, ovvero che la comprensione dei concetti di «sé» e «altro» sia una prova di autoconsapevolezza, è stata messa più volte in discussione.

Secondo Carl Safina, ad esempio, non è ancora chiaro se gli animali che non riconoscono il loro riflesso nello specchio non siano davvero consapevoli di sé. D’altra parte, la capacità di riconoscere la propria immagine è accertata, nel test proposto da Gallup, solo quando l’individuo tocca una parte marcata del suo corpo (ad esempio con colore rosso sulla fronte) ed è, quindi, limitato a quelle specie che utilizzano la vista come principale approccio sensoriale e possiedono arti (ad esempio, braccia, proboscide, becchi, antenne, ecc.) in grado di toccare parti specifiche del proprio corpo. Così, fino ad ora, solo le grandi scimmie (inclusi, ovviamente, gli esseri umani) hanno mostrato prove estremamente convincenti di auto-riconoscimento allo specchio, anche se almeno un elefante e due delfini hanno usato spontaneamente lo specchio per toccare o ispezionare il segno sul loro corpo. Tuttavia, alcune specie di uccelli, pesci e formiche hanno fornito indizi, anche se non definitivi, di auto-riconoscimento nel test dello specchio.

Il riconoscimento olfattivo

Cani e lupi mostrano un alto livello di complessità comportamentale e cognitiva così come primati, delfini ed elefanti. Eppure, durante i numerosi test allo specchio effettuati fino ad oggi, i cani non hanno mostrato alcun interesse per l’immagine riflessa e, solitamente, hanno preferito annusare o urinare intorno allo specchio come se fosse un qualsiasi elemento presente nell’ambiente.

Eppure, già nel 2001, il noto etologo Marc Bekoff ha osservato che c’erano accenni di auto-riconoscimento in specie che sono evolutivamente distanti dai primati, come i cani. In un articolo scientifico del 2016, il prof. Roberto Cazzolla Gatti della Tomsk State University in Russia ha proposto un nuovo approccio sperimentale e un nuovo test olfattivo (lo Sniff-Test for Self-Recognition, Stsr), che ha permesso di fare luce su diversi modi di testare l’autocoscienza degli animali e riaprire la discussione sulla consapevolezza di sé. L’articolo fu pubblicato con un titolo preso in prestito dal famoso romanzo di Lewis Carroll: Self-awareness: beyond the Looking-glass and what dogs found there (Ethology Ecology & Evolution, 28 [2], 232 -240, 2016).

Successivamente, il prof. Cazzolla Gatti, in collaborazione con colleghi americani e russi della Tomsk State University, della Purdue University e del Konrad Lorenz Institute for Evolution and Cognition Research, ha applicato questo test olfattivo a un gruppo di quattro lupi grigi in cattività, che vivono in coppie maschio-femmina in due differenti recinzioni al Wolf Park in Indiana, negli Usa. In questo studio preliminare, i lupi hanno mostrato alcuni segni della capacità di riconoscersi attraverso lo «specchio olfattivo» e hanno esibito alcuni comportamenti in risposta alla modifica dell’odore dell’urina, in particolare il rotolamento sull’odoro (o scent roll in inglese), che possono far luce su questo comportamento ancora poco chiaro e rappresentare l’equivalente olfattivo del superamento della prova allo specchio. I risultati di questa nuova ricerca sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica «Ethology Ecology & Evolution».

lupi cazzolla
Le analogie di comportamento indotto dal marcatore tra il test dello specchio (MSR) e quello olfattivo (STSR) ideato dal prof. Cazzolla Gatti. Fonte: https://www.tandfonline.com/eprint/FCRS7B372INKNUHCQYP2/full?target=10.1080/03949370.2020.1846628

Il team di biologi composta da Roberto Cazzolla Gatti, Alena Velichevskaya, Benjamin Gottesman e Karen Davis, ha condotto un test olfattivo composto da cinque prove per l’auto-riconoscimento con i lupi. Gli autori dello studio hanno documentato il maggior tempo trascorso a indagare campioni di urina di altri lupi rispetto ai propri, confermando le prove di autoconsapevolezza fornite dai cani, e il maggiore interesse degli animali studiati per gli odori di lupi e altri canidi non appartenenti al proprio gruppo sociale o alla propria coppia. Inoltre, gli autori dello studio hanno anche documentato (anche inediti che possono essere guardati qui) un comportamento onnipresente: il rotolamento sugli odori degli «altri» (proprio come il comportamento mostrato dai cani in un parco su un piccione morto o sugli escrementi lasciati da altri animali, che disgusta anche il più «etologico» dei compagni umani).

Questo comportamento sembra essere una prova rilevante che gli animali testati (i lupi in questo caso) hanno consapevolezza di sé. Infatti, se il marcatore odorifero (l’olio di anice usato nell’esperimento) fosse stato l’unico elemento ad attirare l’interesse dei lupi, questi non avrebbero dovuto rotolarsi sull’urina di cane o su quella dei lupi non partner non marcati con l’odore di anice. Inoltre, i lupi nell’esperimento non hanno mai mostrato un comportamento di rotolamento su campioni contenenti la propria urina dopo averli annusati durante il test, dimostrando di essere ben consapevoli dei propri odori e di quello «degli altri» che vogliono raccogliere (o coprire) nel loro ambiente.

«Mi sembra ragionevole — ha dichiarato il prof. Roberto Cazzolla Gatti — pensare che, in una prova olfattiva, questo comportamento può rappresentare un’azione analoga al tocco del segno colorato dopo l’osservazione allo specchio in cui un animale dotato di braccia e mani o appendici flessibili, dopo aver annusato i contenitori, manifesta consapevolezza nel discernere tra me e gli altri toccando il segno sul suo corpo».

Il rotolamento sull’odore è ancora un comportamento poco chiaro in etologia. Tuttavia, c’è il sospetto che i lupi e gli altri predatori depositino il proprio odore piuttosto che raccoglierne un po’ rotolando sopra un elemento nell’ambiente e che questo sia un modo per portare informazioni su dove sono stati al resto del branco. Questo sembra suggerire una funzione sociale per il rotolamento sugli odori e potrebbe spiegare perché i lupi testati nello studio del prof. Cazzolla Gatti e colleghi non si sono mai rotolati sulla propria urina o su quella dei loro partner a meno che non fosse stata modificata con il marcatore odorifero all’olio di anice. «Il fatto che, nel nostro studio — suggeriscono gli autori — i lupi non solo rotolassero su urina marcata ma anche su odori non marcati di lupi non partner o altri canidi, potrebbe essere la conferma che questo comportamento ha molteplici funzioni: mimetiche, sociali e di identità».

In ogni caso, i lupi sembrano perfettamente in grado di riconoscere qualcosa che «non è se stessi, che sia sconosciuta e non appartenente al proprio gruppo sociale»; in altre parole, dimostrano di essere consapevoli di cosa sia «io» e cosa sia «tu», oltre a differenziare ciò che è «mio» da ciò che è «tuo» e tra ciò che è «familiare» da ciò che è «non familiare». Possono, dunque, pensare a se stessi e usare la propria consapevolezza per ragionare su esperienze simili fatte dagli altri.

«L’approccio innovativo per testare la consapevolezza di sé con un test dell’olfatto evidenzia la necessità di spostare il paradigma dell’idea antropocentrica di coscienza in una prospettiva specifica per ciascuna specie — ha dichiarato il prof. Cazzolla Gatti —. Dopo la consapevolezza di sé che abbiamo precedentemente documentato nei cani e queste nuove evidenze mostrate dai lupi, ora abbiamo prove empiriche ancora più forti per suggerire che specie diverse ed evolutivamente distanti dai primati possono essere testate usando la percezione chimica o uditiva. Questi nuovi test di auto-riconoscimento hanno già fornito prove significative di autoconsapevolezza in alcuni canidi e dovrebbero essere applicati ad altre specie perché possono giocare un ruolo chiave nel dimostrare che questa capacità cognitiva è abbastanza diffusa tra gli animali».

 

Articolo originale: Cazzolla Gatti R., Velichevskaya A., Gottesman B., Devis K. (2020). Grey wolf shows signs of self-consciousness with the sniff-test of self-recognition (STSR), Ethology, Ecology and Evolution, DOI: https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/03949370.2020.1846628

 

(Fonte Tomsk State University, Russia)