A.A.A. Rinascita urgente cercasi

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gatti topi

Non possiamo sostare oltre a seguire la rappresentazione tragicomica di delegati del popolo che usano il finto gioco del gatto con il topo destinato. I nostri giovani rigettano questo spettacolo fino a rimpiangere le «sardine» come voce spontanea che invochi l’autenticità e obblighi i partiti a rinascere dall’insipienza

Rinascita, una parola ricca di significati da quello prettamente biologico a quello etico per cui in essa si sono accampate le arti proprio nel tempo storico, per l’Italia, di trasformazione e rilancio della cultura, delle scienze in genere, della letteratura e della politica.

Un fiorentino di quel luminoso tempo della nostra società si addentrava nella riflessione di filosofia politica aprendo verso la prassi che avrebbe distinto il «fare» nel segno anche cinico, se vogliamo, della forza e dell’astuzia.

Questo nostro inizio secolo, a cento anni di distanza dalla Grande Guerra e dalla inesorabile pandemia del 1918, segna il nostro tempo in cui pensare alla rinascita può costituire l’appuntamento speranzoso che auguriamo a tutti i nostri giovani figli ma di cui siamo obbligati a perlustrare gli itinerari perché i vissuti siano alimentati non dai criteri della forza e dell’astuzia machiavellica ma dal bene e dal nobile a cui non si giunge senza un «rinascimento» morale.

Dobbiamo trasferire il modello dall’estetica all’etica per far sì che ancora una volta il bene e il bello convergano all’unicum necessario della verità. Sono i tre termini che Tommaso d’Aquino, con la Scolastica successiva, indicava come itinerario della verità, quella stessa Quiete a cui Agostino di Tagaste aveva indirizzato la sua ricerca portatrice di quiete interiore e intellettuale.

Se questi giorni della congiuntura politico-sociale italiana evidenziano lo stridore di un termine, per sé rianimante, applicato però ai due coefficienti pragmatici ma cinici machiavellici (forza e astuzia), è obbligo di un rinnovamento che convinca dell’urgenza della rivolta etica contro il calcolo e l’egoismo, il malaffare e la truffa, la violenza e l’accaparramento.

Il progetto politico non può fermarsi all’assetto della cassa né all’invulnerabilità della salute, quasi nuovo tuffo di Achille nel fiume a cui rimase però esposto il tallone che non lo preservò dalla morte, è urgente il «rinascimento» dell’etica a cui deve ispirarsi la pedagogia delle famiglie e della scuola e i criteri della gestione del potere: la democrazia se trascurata e vacillante si tramuta in porta aperta a forme di dittatura della quale, purtroppo, siamo stati vittime in un passato che sembra del tutto recente, nonostante gli anni trascorsi.

Non possiamo sostare oltre a seguire la rappresentazione tragicomica di delegati del popolo che usano il finto gioco del gatto con il topo destinato. I nostri giovani rigettano questo spettacolo fino a rimpiangere le «sardine» come voce spontanea che invochi l’autenticità e obblighi i partiti a rinascere dall’insipienza.

 

Francesco Sofia, Pedagogista, Socio onorario dell’Associazione nazionale dei pedagogisti italiani