Socializzazione cercasi

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classe

La scuola verso la ricomposizione

Che riaprano al più presto le classi ma popoliamole di alunni osservati, seguiti per interpretarne le esigenze, facendo compagnia non solo alle loro presenze ma soprattutto ai vissuti in apertura verso chi li circonda e in cura del mondo loro interiore, dal quale nascono pensieri e relazioni

Da un anno circa abbiamo sentito politici, insegnanti, genitori e giornalisti lanciare appelli per la riapertura delle scuole con l’appello uniforme: «consentire ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze di socializzare»!

L’appello da qualsiasi parte giunga accompagna la domanda perentoria degli alunni che da tempo sollecitano, con manifestazioni e cortei, le lezioni in presenza.

È importante riflettere per approfondire l’aspetto scientifico del problema affinché non rimanga solo l’allarme e non si valuti che riaprire le aule assicuri la socializzazione degli alunni.

La definizione

L’individuo socializzato è colui che al tempo stesso è persona socializzante: una definizione desunta a posteriori, dal modus agendi verso l’ambiente realizzato dalla capacità di sentirsi soggetto realizzato del proprio sé e però proiettato anche verso il mondo esterno secondo rapporti proporzionati.

Nel 1998 M. Haralambos definiva la socializzazione come cultura sulla in formazione e conoscenza di leggi e regole primarie e secondarie da possedere. (1) Una definizione prettamente sociologica, da parametri e percentuali sulla misurazione dei comportamenti sociali.

La pedagogia, invece, nell’offrire alla formazione e all’insegnamento il suo specifico contributo, sposta l’attenzione sul tessuto valoriale della persona. Del tutto evidente che la scuola si inserisca in questo modello tanto che nell’impianto dei suoi obiettivi primari inserisce esplicitamente la socializzazione degli alunni. Il contributo della pedagogia suggerisce il completamento del protocollo scolastico sottolineando l’importanza della socializzazione inclusa tra le educazioni.

Abbiamo fornito un tipo di definizione attiva per indicare che la qualità socializzante si raggiunge quando i soggetti diventano abili nel favorire la propria stessa disposizione mentale raggiunta anche negli altri soggetti della relazione stretta e allargata. Non si tratta di un ragionamento di filosofia pura ma di antropologia filosofica. La socializzazione è una qualità soggettiva per la cui realizzazione è necessario attuare le condizioni di cooperazione responsabile, autorealizzazione e reciprocità.(2)

Questo approccio al problema ci consente di apprezzare la dinamica mentale che caratterizza il soggetto nelle sue azioni interattive.

Le sospirate aule

In conseguenza della definizione fornita appare chiaro che non basta riaprire le aule scolastiche perché automaticamente si realizzi la socializzazione degli alunni. Prima della pandemia, e della conseguente chiusura delle scuole, era frequente il marinare le lezioni motivato con la necessità di evadere dalla routine, sospendere il controllo rigoroso del sistema, sfuggire a prove ed esercitazioni ritenute gravose se non pericolose per il profitto!

Che ora gli alunni desiderino il contrario è un bene ed una contromisura verso la fuga, una volontà espressa di non essere ritenuti ostili, una percezione dello spazio scolastico come territorio proprio, la percezione della fatica come dimensione di contrasto al deficit di rapporti mancati, rivalutati rispetto ai contatti via web.

Oltre la dipendenza

1. Partiamo dal principio di auto-affermazione come presupposto indispensabile per l’individuo nel suo processo di socializzazione. È elemento base la salute mentale che la persona raggiunge liberandosi dall’eventuale soggezione, sia immanente sia ambientale, che condizionerebbe la sua libertà operativa e la proiezione personale oltre gli ostacoli impedienti la realizzazione del sé. Per questo si aggiunge il prefisso «auto-» che entra in azione dopo il superamento dell’eventuale soggezione affinché sia consentito intraprendere azioni di relazione positiva.

Tallent avvertiva che l’individuo soggetto a dipendenza «può diventare esigente, minaccioso, apertamente ostile… l’aggressività può manifestarsi anche in maniera passiva: malumore, broncio, ostruzionismo, abbandono passivo, sofferenza manifesta».(3) Tutto il contrario della socializzazione tanto invocata, come giusto, in cui la persona non solo si adatta ma anche si rafforza con gli altri e da cui essi traggono giovamento a loro volta.

Perché partire dalla realizzazione dell’auto-affermazione? Per il motivo che, se non si raggiungesse, l’individuo si stabilizzerebbe nella soggezione a qualcuno o a qualcosa. L’autosufficienza non implica monopolio del sé ma condizione di libertà, effetto della disincapsulazione previa.

Lo stare-bene-insieme non è effetto automatico dello stare in gruppo, in un’aula; non è sufficiente riaccogliere in aula gli alunni perché scatti la tanto agognata socializzazione.

2. Secondo step dell’evoluzione della relazione socializzante è l’empatia. In altra occasione abbiamo raffigurato questo stadio con l’accostamento figurativo geometrico di due superfici circolari in accostamento bivalente

sofia socializzazione

Dalla figura risulta evidente che rimane esclusa la sovrapposizione proprio per l’effetto di indipendenza in reciprocità. È invece fatta salva la compenetrazione dei sentimenti, senza la declinazione dell’affettività in chiave passiva e con rispetto della soddisfazione personale non inficiata da deprivazione.

La reciprocità

Siamo giunti alla condizione-base della reciprocità che definiamo, in un rapporto tra più individui, come moltiplicazione delle inferenze e non speculazione sommativa della pluralità. L’essere-con-gli-altri giunge alla pienezza della socializzazione quando il «con» si evolve in «per» non nel senso giustificativo causale e/o finale ma come funtore moltiplicativo che bene illustra il senso della sinergia o dinamica secondo il concetto platonico della dùnamis.

La scuola allora diventa una grande ed unica occasione non del semplice «stare insieme» ma della condivisione. Gli insegnanti hanno la funzione di facilitatori della complessa iniziativa della cooperazione. Infatti la loro funzione si esercita fondamentalmente nella selezione degli obiettivi prossimi da perseguire orientati alla finalità specifica dello stare insieme degli alunni e tenendo in conto le esigenze, le tipologie e i bisogni individuali degli stessi in senso empatico (non perché si fanno stesse cose, nello stesso tempo e in compresenza).

L’attenzione cooperativistica tiene lontano il cadere nell’apatia, nel disinteresse, nella chiusura solitaria; tutti limiti purtroppo frequenti e assai prossimi ai vissuti dei minori che sovente accusano deficit e demotivazione.

Le operazioni socializzanti della scuola le riproponiamo in questa sequenza:

  • Superamento dell’atteggiamento difensivo
  • Accettare l’azione terapeutica di superficie
  • Attendere il verificarsi della scoperta dentro di sé.

Il terzo momento fa raggiungere la vera socializzazione che segue questo iter di attuazione:

  • Superamento della relazione di struttura
  • Assumere atteggiamenti costituenti novità
  • Intercettare lo sbarramento e curarne il superamento
  • Governo delle censure.

Sono tutte operazioni ad intra facilitare dall’insegnante che resta fedele ad un processo «oggettivo», il cui fine ultimo è la scoperta del senso. Le tecniche risultano quelle in cui la relazione si instaura e si percepisce, come nel circle.(4)

Per rendere spediti gli approfondimenti sulla instaurazione della socializzazione secondo i parametri indicati gli insegnanti troveranno giovamento dall’approfondimento dei settori riferiti alla psicologia dell’età evolutiva, alle indicazioni delle neuroscienze e alla dinamica della reciprocità. Libera lettura come azione associata sono promotrici di un aggiornamento che renderà più agevole la didattica.

La partecipazione nell’équipe degli insegnanti dello psicologo e del pedagogista, soprattutto nei momenti di dialogo di gruppo con gli alunni, offrirà anche la dote tecnica negli impianti curricolari e nelle dinamiche relazionali.

I rilevamenti dagli elaborati, dal disegno, dalla drammatizzazione e dal dialogo offriranno una rete sufficiente per intercettare gli eventuali bisogni degli alunni. Potrebbe essere utile la compilazione di una scheda di rilevamento individuale per ogni alunno sul modello seguente.

SCHEDA DI RILEVAMENTO di ____________________________

Classe

Periodo di chiusura della scuola

Nucleo familiare

Presenza di adulto

Tempi di esposizione al DAD

Attività del Tempo libero

Difficoltà riferite

1.___________

2.___________

3.___________

4.___________

Sempre

Dalle ore _____

alle ore ______

Dalle ore _____

alle ore ______

In casa ____________

Fuori casa

____________

Dall’alunno ___

_____________

Dai genitori ___

_____________

 

L’esame dei rilevamenti declinati con i resoconti in diretta possono offrire sufficienti elementi di confronto e di ipotesi di lavoro.

Diversità dei segmenti

Alla luce delle teorie classiche dell’evoluzione dei soggetti affidati ci sembra utile un’ultima considerazione. Il panorama degli utenti della scuola comprende diversità delle età da costituire diversi segmenti strutturali verso i quali l’azione formativa e didattica si diversifica.

Ne deriva che gli obiettivi si «specializzano» e diversificano secondo gli step naturali cronologici dei soggetti. L’azione docente va quindi declinata secondo queste differenziazioni.

In base alle teorie classiche sull’evoluzione dell’età la varietà delle docenze non può ridursi ad un’unica impostazione delle iniziative formative.

Teoria da una parte e prassi dall’altra impegnano il corpo docente con diversi approfondimenti utili a formalizzare interventi proporzionati.

L’esponente storico di maggiore rilievo è Erik Erikson che ha dato un contributo esclusivo con la sua Teoria dell’identità.(5) In base ad essa puntiamo sull’importanza delle prime 5 fasi dell’evoluzione che interessa la socializzazione.

Rimandiamo a testi specifici per il loro studio, qui giova osservare un aspetto fondamentale.

Il processo di identità a cui mira Erikson non sarà solo frutto del superamento dei ruoli tra adulti e minori ma sarà quello dell’autonomia via via raggiunta dai minori che metteranno in campo, nella loro relazione con gli adulti, le risorse personali acquisite godendo della soddisfazione soggettiva che è il preludio dell’autoaffermazione con riflessi positivi tra i pari.

Nel dialogo con il formatore-educatore l’azione di quest’ultimo si svolge come pura manuductio, l’accompagnare con mano e in compagnia condividendo. Le operazioni formative diventano automaticamente proporzionate secondo la varietà dell’età, come quando registriamo lunghezze diverse secondo il passo dei nostri compagni di cammino.

Che riaprano al più presto le classi ma popoliamole di alunni osservati, seguiti per interpretarne le esigenze, facendo compagnia non solo alle loro presenze ma soprattutto ai vissuti in apertura verso chi li circonda e in cura del mondo loro interiore, dal quale nascono pensieri e relazioni.

 

(1) Cfr. M. Haralambos (a cura), Introduzione alla Sociologia, Milano 2002.

(2) Cfr. sull’autodeterminazione il nostro articolo su questa Rivista del 1° marzo 2020.

(3) N. Tallent, Prospettiv e psicologiche della persona, Roma 1970, p. 187. Cfr. A.H.Maslow, Verso una psicologia dell’essere, Roma 1971.

(4) Cfr. F. Sofia, Didattica: Sinergia e salute. La risultante creativa, Catanzaro 2016.

(5) Potrebbe essere anche utile una sintesi sul pensiero di Erikson proposta da H. Bee, La psicologia dello sviluppo, Bologna 2002.

 

Francesco Sofia, Pedagogista, Socio onorario dell’Associazione nazionale dei pedagogisti italiani