Perderemo la lotta contro il cancro se non fermiamo l’inquinamento

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Una nuova revisione critica della letteratura scientifica mette in luce il legame tra ambiente e tumori

La revisione si conclude evidenziando tre aspetti fondamentali: primo, occorre dedicare maggiore impegno allo studio delle cause ambientali dei tumori per prevenirli ed evitare di curarli; secondo, il principio di precauzione nei confronti degli inquinanti ambientali deve essere applicato molto più rigidamente; e, terzo, è urgente lasciare alle spalle l’obsoleta industria petrolchimica e la produzione di beni basati sui combustibili fossili

Dopo una lunga revisione critica della letteratura scientifica internazionale (costituita da oltre 300 ricerche condotte nell’ultimo trentennio), un nuovo studio che tenta di porre sotto la giusta luce il legame tra l’ambiente e il cancro e, nello specifico, tra la contaminazione ambientale e l’insorgenza dei tumori, è stato appena pubblicato sull’«International Journal of Environmental Research and Public Health». L’articolo può essere letto e scaricato gratuitamente da questo link.

Il meticoloso lavoro, intitolato «Why We Will Continue to Lose Our Battle with Cancers If We Do Not Stop Their Triggers from Environmental Pollution», è stato realizzato dal prof. Roberto Cazzolla Gatti, Senior Research Fellow del Konrad Lorenz Institute for Evolution and Cognition Research (Austria) e Professore associato della Tomsk State University (Russia).

Lo studio evidenzia che, al di là delle nostre attuali preoccupazioni sanitarie dovute al Covid-19, dovremmo non dimenticare il fatto che il cancro è una pandemia ben più duratura e ancora più drammatica che colpisce quasi un terzo della popolazione umana in tutto il mondo.

«Sino ad oggi, la maggior parte dell’attenzione sulle cause dei tumori è stata posta sulla predisposizione genetica, sulla “sfortuna” e sugli stili di vita sbagliati (principalmente, obesità e fumo). Inoltre, le nostre armi mediche contro il cancro — sostiene il lavoro del prof. Cazzolla Gatti — non sono migliorate molto durante l’ultimo secolo, nonostante le numerose ricerche in corso». E, in effetti, una volta diagnosticato un tumore maligno, dopo anni di ricerca, ci affidiamo ancora alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Sperando che non si manifestino metastasi. A quel punto non abbiamo più frecce nella faretra medica.

«Il problema principale — evidenzia il biologo italiano autore dello studio — è che ci siamo concentrati sul combattere una battaglia difficile invece di prevenirla controllando i suoi fattori scatenanti. Al contrario, la nostra conoscenza dei legami tra inquinamento ambientale e cancro è aumentata dagli anni 80. Nonostante questo, gli agenti cancerogeni nell’acqua, nell’aria e nel suolo hanno continuato ad accumularsi in modo sproporzionato e a crescere in numero e dose, portandoci alla carneficina di oggi».

Lo studio del prof. Cazzolla Gatti propone una sintesi e una revisione critica dello stato dell’arte riguardo le conoscenze sui legami tra cancro e inquinamento ambientale nei tre comparti ambientali (aria, acqua e suolo), individua le principali lacune della ricerca scientifica moderna e indica alcune direzioni future.

«Nuove evidenze — sottolinea l’autore — suggeriscono che è importante prendere in considerazione non solo la dose dell’inquinante, ma anche l’età in cui si è esposti agli agenti cancerogeni. Se l’esposizione agli inquinanti tramite il cibo, l’acqua o l’aria avviene durante la fase fetale nell’utero materno, o in età infantile nei primi mesi di vita, il rischio di sviluppare negli anni successivi qualche forma neoplastica indotta dai contaminanti ambientali è molto alto».

La revisione si conclude evidenziando tre aspetti fondamentali: primo, occorre dedicare maggiore impegno allo studio delle cause ambientali dei tumori per prevenirli ed evitare di curarli; secondo, il principio di precauzione nei confronti degli inquinanti ambientali deve essere applicato molto più rigidamente; e, terzo, è urgente lasciare alle spalle l’obsoleta industria petrolchimica e la produzione di beni basati sui combustibili fossili.

«Considerata la pubblica utilità e l’importanza delle informazioni contenute in questa review — conclude Roberto Cazzolla Gatti — sono grato al Konrad Lorenz Institute for Evolution and Cognition Research in Austria per aver creduto in questo lavoro, finanziandone l’accesso gratuito, open access, e per avermi permesso di esplorare, garantendomi la massima libertà intellettuale e supportando l’approccio interdisciplinare, le connessioni tra i diversi campi della scienza».

 

R. V. G.