Tutelare l’ambiente è un problema malvagio

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Abbiamo distrutto parti importanti della biosfera procedendo in ordine sparso ma ora bisogna tenere presente che un problema planetario non può trovare una soluzione locale ma deve trovare una soluzione globale che rivoluzioni il modo di vivere seguito negli ultimi 200 anni e ci consenta una inversione di rotta necessaria

Quando le notizie affrontano il tema della tutela dell’ambiente è quasi sempre in conseguenza ad un evento nefasto: la scomparsa di miliardi di alberi in tutto il pianeta a causa di disboscamento o incendi, i fiumi che straripano allagando intere città, le temperature che raggiungono livelli mai toccati in passato e uragani e tifoni che imperversano causando morti e distruzione.

Ci si preoccupa della difesa del mare e dei suoi abitanti quando le petroliere sversano migliaia di litri di petrolio nelle acque, tonnellate di plastica vanno a formare isole in mezzo all’oceano oppure vengono sterminati migliaia di animali marini, rischiandone la loro estinzione.

Le risposte a questi problemi sono sempre lasciate a tecnici dell’ambiente che spesso rimangono inascoltati dai decisori e difficilmente hanno trovato una soluzione a causa della molteplicità delle variabili in gioco e del necessario contributo di tutti gli attori coinvolti: politici, soggetti economici, associazioni e cittadini. Alcuni studiosi hanno classificato questa tipologia di problemi come «wicked problems» ossia dei «problemi malvagi» che sono difficili o impossibili da risolvere perché spesso sono mutevoli, non riconoscibili o contraddittori.

Le soluzioni proposte ai problemi malvagi ambientali spesso sono parziali e settoriali; disboscamento (eliminazione della copertura vegetale di una foresta a causa di incendi o attacco di parassiti) o deforestazione (cambio di uso della superficie forestale per decisione intenzionale dell’uomo) si propone sempre la soluzione di piantare grandi quantità di alberi che vadano a compensare la perdita. Ma per compensare la deforestazione è necessario utilizzare nuove superficie prima destinate all’agricoltura o al pascolo mentre per il disboscamento può essere sufficiente un rimboschimento artificiale o una ri-vegetazione naturale sulla stessa superficie.

Allo stesso modo, quando si analizza la nocività dei pesticidi in agricoltura se ne richiede l’abolizione con il conseguente passaggio da una coltivazione intensiva ad una biologica. Per fare questo e mantenere lo stesso livello di produzione, è necessario aumentare l’estensione delle aree coltivate.

L’analisi di questi fattori, pertanto, coinvolge il settore agricolo, quello forestale, il settore della chimica e tutti gli altri soggetti che regolano o usufruiscono dei prodotti offerti da queste filiere. Nei prossimi anni occorrerà intervenire drasticamente sul sistema produttivo in maniera integrata per trovare il giusto mix che consenta il massimo beneficio per l’ambiente e il minimo costo sociale ed economico.

Il passaggio all’agricoltura bio-logica o comunque a forme di produzione rispettose dell’agrobiodiversità e dell’ambiente è una scelta non più procrastinabile se si vuole salvare il suolo, la vita degli impollinatori e l’integrità delle falde acquifere. Così come è essenziale ripristinare quegli ecosistemi forestali distrutti negli anni per diverse logiche economiche. Esse sono andate infatti in collisione con il necessario apporto di ossigeno che serve per la sopravvivenza degli esseri viventi sulla terra e che viene fornito principalmente da foreste e oceani.

Altri punti cruciali sono rappresentati dall’approvvigionamento energetico e idrico. L’energia deve necessariamente essere rinnovabile (solare, eolica, idroelettrica, geotermica) con un minimo apporto di quella derivante da fonti fossili, gas, carbone o nucleare. Per arrivare a questo trade-off occorrono ingenti investimenti infrastrutturali che devono trovare il supporto e il sostegno di tutti gli attori coinvolti.

Anche nel settore idrico per la gestione delle acque potabili occorre investire in nuove infrastrutture per la distribuzione, poiché attualmente oltre la metà del carico si perde lungo il tragitto. La scarsità di questa preziosa materia prima dipende anche dagli usi impropri che se ne fa nel settore agricolo e tutto questo non è più giustificabile. A questa cattiva gestione delle risorse va aggiunto un aumento delle temperature sul pianeta che stanno causando un cambiamento climatico epocale, con la radicalizzazione ed estremizzazione delle manifestazioni della natura senza avere gli strumenti per contenerne tale portata. In 200 anni l’impatto umano su acqua, suolo e aria ha alterato equilibri che vigevano da 5 miliardi di anni e questo squilibrio continuativo ed esteso ha portato all’estinzione di milioni di specie animali e vegetali.

Il sistema va riequilibrato con un intervento totalizzante che coinvolga tutti gli esseri umani. I problemi malvagi si risolvono facendo cooperare decisori, scienziati, legislatori, comunità locali, formatori, comunicatori e operatori economici. Occorre fare progettare, approvare e verificare alcuni esperimenti che diano una soluzione, anche se parziale, ai problemi malvagi che dobbiamo affrontare nel nostro presente. Attraverso la sperimentazione si possono verificare le soluzioni migliori da estendere a livello globale. Un problema planetario non può trovare una soluzione locale ma deve trovare una soluzione globale che rivoluzioni il modo di vivere seguito negli ultimi 200 anni e ci consenta una inversione di rotta necessaria.

 

Roberto Daffinà