30 anni della legge Parchi, né gloria né infamia…

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Il Parco d'Abruzzo

In Puglia la decima legislatura ha prodotto una legge (2017) che ha ancora una volta modificato in pejus quella istitutiva del martoriato Parco della Terra delle Gravine e le leggi istitutive dei Parchi di Costa Ripagnola e del Mar Piccolo di Taranto, ambedue dinanzi alla Corte Costituzionale (dalla quale si attende la sentenza dopo l’udienza del 10 novembre scorso) perché ritenute dal Governo in violazione delle tutele paesaggistiche e delle competenze statali stabilite dalla Costituzione

Trent’anni definiscono per un essere umano l’inizio del periodo maturo. Per una legge può valere lo stesso metro? Parliamo della legge quadro sulle aree protette, n. 394, approvata il 6 dicembre del 1991 e che compie 30 anni tra pochi giorni. Un passaggio importante per la tutela del «Belpaese», giunto dopo che, con l’istituzione delle Regioni, con quella del Ministero dell’Ambiente e con decine di sentenze della Corte costituzionale su conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni, il Parlamento finalmente legiferò, al di là dei 5 parchi nazionali storici già presenti (Gran Paradiso, Stelvio, Abruzzo, Circeo e Calabria).

Le proposte di legge di diverse forze politiche risalivano a diversi anni prima. Il Pri di Ugo La Malfa, ad esempio, propose una legge quadro «per la protezione della natura» e non solo per le aree protette, ipotizzando un’agenzia nazionale a capo del sistema. E probabilmente aveva visto bene. La legge vigente ha raggiunto l’obiettivo del 10% del territorio nazionale protetto, vecchio cavallo di battaglia di protezionisti negli anni 70 ed 80 del secolo scorso ma molte sono le pecche di quelle norme, mostratesi con la loro applicazione nel tempo.

Tuttavia, i tentativi di modificarle strutturalmente non sono andati in porto e forse è stato meglio così perché, come si è verificato dal 2009 al 2017 (con un’accelerazione sfrenata nel corso di quell’ultimo anno fermata soltanto dalla Ragioneria generale dello Stato), le modifiche erano per gran parte peggiorative.

In Puglia che cosa è successo dal 1991 ad oggi in materia di aree protette? I dati non sono entusiasmanti e lo sono sempre meno col passare del tempo: 20 aree protette regionali istituite sulle 31 previste. Durante la sesta legislatura (1995-2000) a guida centro-destra con presidente Salvatore Distaso, è stata approvata, nel 1997, la legge regionale n. 19 per l’istituzione e la gestione delle aree protette pugliesi. È anche stata data l’intesa per l’istituzione del parco nazionale del Gargano (1995) e quella per l’istituzione dell’area marina protetta di Porto Cesareo (1997). Inoltre è stato avviato e completato il censimento dei Siti Natura 2000.

Nella settima legislatura (2000-2005) si è cominciato a strutturare gli uffici per occuparsi di protezione della natura. Si è integrata la legge regionale n. 19/1997 con l’area di lama Belvedere a Monopoli e sono state istituite le prime sei aree protette regionali.

Sono stati anche riclassificati i vecchi parchi di Porto Selvaggio e Lama Balice. Sempre nel corso della settima legislatura è stata data l’intesa per l’istituzione del parco nazionale dell’Alta Murgia. L’ottava legislatura (2005-2010), la prima con presidente Nichi Vendola, ha sfornato dodici leggi istitutive di aree protette regionali ed una di revisione dei confini del parco dell’Ofanto. Ma nessuna attenzione è stata posta alla gestione di queste aree. La nona legislatura (2010-2015) ha prodotto soltanto tre leggi, tutte di revisione in pejus di quelle istitutive dei parchi dell’Ofanto, della Terra delle Gravine nel tarantino e del Bosco Incoronata a Foggia.

La decima legislatura ha prodotto una legge (2017) che ha ancora una volta modificato in pejus quella istitutiva del martoriato Parco della Terra delle Gravine e le leggi istitutive dei Parchi di Costa Ripagnola e del Mar Piccolo di Taranto, ambedue dinanzi alla Corte Costituzionale (dalla quale si attende la sentenza dopo l’udienza del 10 novembre scorso) perché ritenute dal Governo in violazione delle tutele paesaggistiche e delle competenze statali stabilite dalla Costituzione.

 

Fabio Modesti