Quali controlli per la Sars-CoV-2?

1620
airone cinerino

Trovato morto a Manfredonia un airone infetto

Speriamo che il caso dell’airone cenerino affetto da influenza aviaria abbia portato i medici veterinari e quelli umani a parlarsi, a scambiarsi dati, a mettere a punto progetti di monitoraggio della possibile diffusione di zoonosi

È di alcuni giorni fa la notizia, passata più o meno sotto silenzio, del ritrovamento in una zone periferica di Manfredonia, in provincia di Foggia, di un esemplare di airone cenerino (Ardea cinerea) affetto da influenza aviaria (H5N1) ad alta patogenicità. L’airone è morto e la carcassa è stata portata all’Istituto di Zooprofilassi dello Stato (Izs) di Puglia e Basilicata.

Da lì, i resti dell’animale sono strati trasferiti al centro di riferimento nazionale per questa malattia che è l’Izs Sperimentale delle Venezie. Con ordinanza del Presidente della Regione è partita, in un raggio di 10 chilometri, la verifica in tutti gli allevamenti avicoli per assodare che il virus non si fosse diffuso ed è anche stata vietata l’attività venatoria, nonostante le assurde proteste delle associazioni venatorie.

Per ora i rilievi della Asl non hanno riscontrato la diffusione del virus negli allevamenti. Ma l’influenza aviaria può essere trasmessa sporadicamente all’uomo così come i coronavirus del tipo Sars-CoV-2 contro il quale stiamo attualmente combattendo.

Quel che dovremmo quindi comprendere è che siamo tutti in quella che viene definita One-Health, ossia una salute globale per uomini, animali ed ecosistemi. Una catena nella quale la rottura di un anello può comportare il disastro pandemico.

Certo, nel nostro delirio di onnipotenza possiamo concepire che finora non vi sia stata sfida nella storia umana che non ci abbia visto sopravvivere. Ma le condizioni cambiano ed è l’intelligenza che deve vincere, quella che concepisce il nostro essere parte di quell’unica salute. Giova così ricordare che pochi giorni prima che venisse ritrovato l’airone cenerino infetto da influenza aviaria, a Lecce si teneva il 54° congresso nazionale della Società italiana di igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica.

In quella sede il presidente della Società italiana di Medicina veterinaria preventiva, Aldo Grasselli, ha detto alcune cose molto condivisibili. «Il tema One Health — ha detto — non è ormai più separabile dal concetto One World, come ci ha insegnato la pandemia Covid-19. In questa ottica occorre innanzi tutto aumentare la consapevolezza sul principio “tout se tient” “tutto è collegato” in biologia, in ecologia, in economia» e che «è sempre più difficile coniugare la complessità dei fenomeni con la semplificazione mediatica».

Ancora, e qui la questione si fa più interessante, «la pandemia di Covid-19 è una zoonosi, cioè una malattia animale che si è adattata all’uomo. Ha colpito in modo indistinto tutti i paesi e tutti i ceti sociali e ha richiesto un approccio multisettoriale e interdisciplinare per rispondere a una emergenza globale epocale» eppure «[…] Non si può, tuttavia, dire che il paradigma One Health si sia poi trasfuso definitivamente in quello One Medicine. Il processo è appena iniziato tra le resistenze delle diverse categorie».

Ecco, vorremmo sapere se il caso dell’airone cenerino affetto da influenza aviaria abbia portato i medici veterinari e quelli umani a parlarsi, a scambiarsi dati, a mettere a punto progetti di monitoraggio della possibile diffusione di zoonosi. Così come vorremmo sapere se le informazioni raccolte dai ricoveri ospedalieri per malattie infettive trasmissibili da animali vengano condivise con i servizi veterinari in un sistema informatico unico che vada oltre i confini regionali.

Oppure se le «resistenze delle diverse categorie» di cui ha parlato Grasselli, si sono nuovamente affermate come è stato nel caso della Sars-Cov-2. Perché questo emerge quando si apprende che, nel caso del ritrovamento di un animale infetto, si attiva una precisa e collaudata macchina sanitaria mentre per l’infezione da Sars-CoV-2 si continua ad andare a tentoni tra misure contraddittorie, negazione di dati significativi e continuo stato di emergenza.

 

Fabio Modesti