Stop all’imbroglio di Costa Ripagnola

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Costa Ripagnola, c'è stato un impegno popolare per salvarla. Foto di Fabio Modesti

La Consulta blocca la legge regionale

I veri gabbati sono proprio i proprietari a dimostrazione, ancora una volta, che non basta soddisfare la pancia degli elettori/imprenditori/contribuenti ma che bisogna saper legiferare senza inganni; questi, prima o poi, vengono a galla e per essi si dovrebbe pagare almeno un costo politico

Come volevasi dimostrare, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le norme della legge istitutiva del parco regionale di Costa Ripagnola impugnate dal Governo anche su spinta dell’associazione dei Gabbiani del parco. Quelle disposizioni sono state scritte contro il dettato costituzionale e contro le norme di tutela paesaggistica concordate dalla Regione con lo Stato.

L’enorme livello di deroghe e di ampliamento delle facoltà edilizie concesse in un’area protetta era stato introdotto dal Consiglio regionale pugliese con una maggioranza trasversale che ha sfiorato l’unanimità. Ma le illegittimità erano tutte evidenti perché su quella legge, votata nell’ultima seduta dell’Assemblea regionale prima delle ferie estive del 2019, vi è stato un vero e proprio accanimento.

All’ultimo momento furono introdotti elenchi catastali con fogli di mappa e particelle delle aree incluse nel parco che però riguardavano il solo Comune di Polignano e non anche quello di Monopoli. E quelle particelle non coincidevano con i confini esterni ed interni del parco pubblicati nella cartografia allegata alla stessa legge. La Consulta, però, non è entrata nel pessimo modus operandi del Consiglio regionale che ha prodotto norme prevaricatrici del dettato costituzionale e delle misure di tutela paesaggistica che operano con maggiore rigore in un’area protetta.

Con quella legge il legislatore regionale aveva tentato di salvare tutto quel che in termini edilizi il Comune di Polignano aveva promesso ma non aveva mai autorizzato (anche perché in alcuni casi i piani di lottizzazione non erano mai stati presentati), catalogandolo come opere di interesse pubblico. La Consulta ha bacchettato la Regione Puglia ed ha ricordato che le norme paesaggistiche concedono deroghe esclusivamente per opere pubbliche o di pubblica utilità «solo se compatibili con gli specifici obbiettivi di qualità dettati dalle medesime Nta e in difetto di alternative localizzative e/o progettuali».

L’inganno delle norme sul parco di Costa Ripagnola emerge, secondo la Consulta, anche da come è stato richiamato «solo formalmente il rispetto delle disposizioni contenute nel Pptr, che tuttavia vengono svuotate dei loro essenziali contenuti di tutela […], una mera clausola di stile, priva di reale portata precettiva». La violazione delle disposizioni previste dal Pptr è stata censurata per gran parte dell’articolo 9 della legge che istituisce il parco di Costa Ripagnola, quello che consente ristrutturazioni edilizie anche in zona 1, quella a maggiore tutela. Insomma, una débâcle totale per il legislatore regionale.

Che cosa accadrà ora? Il parco di Costa Ripagnola resta istituito e su di esso vigono le norme di salvaguardia non cancellate dalla Consulta e quelle derivanti dal Pptr. Di certo le deroghe non sono più applicabili e le lottizzazioni non autorizzate non potranno essere realizzate se non rivedendo profondamente i confini del parco. Ma anche i progetti autorizzati prima dell’entrata in vigore della legge, come ad esempio quello per realizzare il famoso resort turistico nei «trulletti» proposto dalla società Serim, non hanno la strada spianata. La sua realizzabilità deve essere valutata con la pronuncia della Consulta e con le norme che residuano in particolare per la zona 1 del parco.

È bene ricordare che quelle residenze nei trulletti sarebbero a servizio di un albergo a cinque stelle previsto a monte di Ripagnola, al di là della statale adriatica, facente parte di un unico progetto ammesso a cofinanziamento per 2,5 milioni di euro con il P.O. Fesr 2014-2020 della Regione Puglia. Il fatto è che tutto il progetto (albergo a monte e resort a valle) sarebbero dovuti essere oggetto di valutazione di impatto ambientale (Via) ed invece a valutazione è andato soltanto il resort con un procedimento a dir poco superficiale e con la dichiarazione di intervento di pubblico interesse da parte del Comune di Polignano.

Ora, l’area del resort è ancora sotto sequestro penale da parte della Procura della Repubblica di Bari mentre la Regione ha appena confermato la validità dell’autorizzazione rilasciata al resort. Vedremo che portata avrà la sentenza della Consulta.

Il legislatore regionale pugliese esce da questa vicenda con le ossa rotte. Ha pensato di appuntarsi la medaglia della conservazione del territorio istituendo il parco (con una delimitazione che l’associazione I Pastori della costa ha da sempre ritenuto eccessiva) ed allo stesso tempo, sempre demagogicamente, di soddisfare le legittime aspirazioni di proprietari di suoli cui era stata da decenni promessa dal Comune di Polignano l’edificabilità, pur non adottando i necessari atti. Ed ora i veri gabbati sono proprio quei proprietari a dimostrazione, ancora una volta, che non basta soddisfare la pancia degli elettori/imprenditori/contribuenti ma che bisogna saper legiferare senza inganni; questi, prima o poi, vengono a galla e per essi si dovrebbe pagare almeno un costo politico.

 

Fabio Modesti