Eolico e pipistrelli, un disastro

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Una ricerca tedesca pubblicata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Ue. Le mitigazioni inefficaci. Eppure le linee guida (aggiornate nel 2014) per minimizzare gli impatti di impianti eolici con pipistrelli ci sono ma non vengono quasi mai applicate e le valutazioni ambientali non le prendono in considerazione

La fonte non è certo quella degli «ambientalisti non rinnovabili» o quella dei buzzurri che non lodano le magnifiche sorti e progressive dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. No, la fonte è la Direzione Generale Ambiente della Commissione Ue che ha pubblicato, qualche giorno fa, sul suo sito web ufficiale (sezione «Science for Environment Policy») il testo di uno studio condotto in Germania per analizzare la relazione tra impianti eolici e popolazioni di pipistrelli. Una relazione più che pericolosa, letale.

Le mitigazioni inefficaci

Nel 2011 la Germania ha approvato regolamenti per ridurre al minimo le collisioni di pipistrelli con le turbine eoliche. Ma le turbine installate prima di quella data continuano a funzionare senza misure di mitigazione. Queste ultime sono consistite in valutazioni del rischio nella fase di selezione del sito e in alcune restrizioni operative, ad esempio impedendo al rotore di girare durante periodi ad alto rischio come le stagioni migratorie, oppure in condizioni meteorologiche nelle quali i pipistrelli sono più attivi. L’area di ricerca è a circa 50 chilometri da Berlino e l’impianto è composto da appena tre torri eoliche, ciascuna da 1,8 MW, installate prima del 2011. Sono state condotte 17 ricerche di carcasse nel raggio di 50 metri da ciascuna turbina nel periodo agosto-settembre 2021, stagione chiave per la migrazione dei pipistrelli. I ricercatori hanno stimato il numero di carcasse di pipistrelli perse o rimosse da animali necrofagi ed hanno utilizzato un software per approssimare il numero totale di pipistrelli abbattuti che avrebbero portato al numero di carcasse che sarebbero state osservate. Hanno anche raccolto informazioni sulle carcasse di pipistrelli trovate nel sito tra il 2001 e il 2021 (compreso il periodo della loro ricerca).

I dati (molto preoccupanti)

I ricercatori affermano che nel sito sono state ritrovate 88 carcasse di pipistrelli durante il periodo di 20 anni, di cui 38 pipistrelli (Pipistrellus spp.), 24 nottole (Nyctalus spp.), altre 2 specie identificate e 24 specie non identificate. Il 95% degli esemplari abbattuti erano stati ritrovati nel periodo da maggio a settembre. Nel periodo di ricerca svolta nel solo anno 2021 i ricercatori hanno trovato 18 carcasse di cui 15 pipistrelli e 3 nottole. Gli stessi ricercatori stimano che, computando le carcasse disperse oppure rimosse dai necrofagi, ci siano stati 209 pipistrelli abbattuti in due mesi, circa 70 per ciascuna turbina. Ma il periodo di studio non ha coperto l’intero periodo di migrazione per cui il numero di abbattimenti potrebbe essere molto più elevato. E la cifra calcolata nei due mesi è molto più elevata delle stime annuali esistenti in letteratura scientifica che si attestano su un intervallo da 1 a 30 e una media di 14,3 abbattimenti per turbina.

Quel che ci attende

Eppure le linee guida (aggiornate nel 2014) per minimizzare gli impatti di impianti eolici con pipistrelli ci sono ma non vengono quasi mai applicate e le valutazioni ambientali non le prendono in considerazione. Il pensiero unico sulle rinnovabili non consente lucidità e ponderazione. L’Europa ci chiede di decarbonizzare la nostra vita affidandoci alle rinnovabili ma si rende conto che i tempi non sono quelli stabiliti aprioristicamente e che, evidentemente, anche che i costi in termini di biodiversità sono molto elevati.

 

Fabio Modesti