Fare e disfare la realtà: la violenza giovanile

1443
matrioska
Tempo di lettura: 2 minuti

La violenza giovanile è diventato un crescente disagio sociale che richiede una risposta immediata e accurata.

In un mondo in continua evoluzione, i giovani affrontano sfide crescenti che spesso si traducono in comportamenti aggressivi, bullismo e vandalismo.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici: le condizioni economiche insufficienti, l’affermarsi di una cultura edonistica incentrata sull’uomo economico.
Il periodo dell’adolescenza, compreso dai 15 ai 22 anni, è caratterizzato dalla ricerca dell’individualità, porta con sé importanti cambiamenti fisici ed emotivi e con esso iniziano le prime relazioni affettive di coppia. Purtroppo, non sempre le cose vanno come dovrebbero e nelle relazioni fra pari si possono generare situazioni di abuso e violenza.
I Social Network e l’uso delle tecnologie sono spesso luogo e strumento di incontro e realizzazione delle relazioni stesse. Oggi, gran parte della violenza interpersonale è mediata dalle tecnologie digitali.
Comunque, occorre riconoscere che si è giunti a questa grave situazione perché da tempo troppo vagamente è stato preso in considerazione il ruolo dell’educazione, ignorando i suoi possibili interventi di prevenzione. Famiglia e Scuola sono le agenzie educative che generano gli stili di comportamento assunti da ciascun adulto e oggi più che mai occorre che si impegnino nell’educazione al rispetto dell’altro, e all’affettività, ai sentimenti.
Sin dalla nascita si dà il via all’educazione all’affettività e alle emozioni in famiglia, per sviluppare l’intelligenza emotiva, con la consapevolezza delle proprie sensazioni, delle proprie emozioni e dei propri sentimenti in una dimensione affettiva. Questi sono i fondamenti per favorire l’attitudine a intraprendere buone relazioni interpersonali da adulto in famiglia e nel lavoro.
L’educazione alle emozioni avviene quindi, inizialmente in famiglia e in seguito prosegue in collaborazione con la scuola. Ai giovani di oggi l’apprendimento delle discipline non dovrà più apparire separato dall’idea di una formazione completa a scuola: sapere, saper fare e saper essere sono componenti inscindibili in una riforma dell’insegnamento, giusta quanto affermato nel saggio «La testa ben fatta» del filosofo e sociologo francese Edgar Morin.

 

Francesco Sannicandro