Smog, Legambiente lancia la campagna Apnea Against Pollution

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(Adnkronos) – Legambiente lancia Apnea Against Pollution per tornare a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento atmosferico in Italia. E lo fa partendo dalla collaborazione con l’ex primatista mondiale di apnea, oggi medico e coach sportivo, Mike Maric che si è immerso all’interno di un cubo trasparente contenente il peggior livello di smog registrato lo scorso febbraio a Milano (118 µg/mc3 di PM2.5), ventiquattro volte oltre il limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms). L’obiettivo è lanciare un messaggio preciso: “Per combattere l'inquinamento non bisogna smettere di respirare ma trovare soluzioni per tornare a respirare”.  Il progetto Apnea Against Pollution nasce dai dati raccolti da Legambiente nel report Mal’Aria di Città 2024, e dalla campagna Città2030, che testimoniano come i livelli di inquinamento atmosferico nei principali centri urbani italiani siano ancora lontani dai limiti normativi previsti per il 2030 dai negoziati europei e superiori ai valori suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Salute. Secondo l’ultimo report di Legambiente, infatti, 18 città sulle 98 analizzate hanno superato i limiti giornalieri di Pm10 nel 2023: Frosinone ha registrato 70 giorni di sforamento, seguita da Torino (66), Treviso (63), Mantova, Padova e Venezia con 62. Preoccupa anche il confronto con i nuovi target normativi europei fissati per il 2030, secondo cui il 69% delle città risulta 'fuorilegge' per il Pm10, l’84% per il Pm2.5 e il 50% per l’NO2, e la Pianura Padana rappresenta una delle aree più vulnerabili del Paese.   “Oggi – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – una delle principali sfide è rappresentata dalla lotta all’inquinamento atmosferico, un’emergenza cronica che il nostro Paese deve affrontare con interventi concreti non più rimandabili. Ce lo ricordano l’Europa che ha già ammonito più volte l’Italia, ce lo ricordano i dati del nostro report annuale Mal’Aria di Città ma anche gli obiettivi al 2030 dell’Agenza Onu che parlano dell’importanza di avere città più sostenibili e vivibili. Con l’installazione realizzata a Milano 'Apnea Against Pollution' vogliamo proprio richiamare l’attenzione sulla grande questione dello smog, che trova nell’area padana una delle aree più vulnerabili della Penisola e d’Europa. E proprio da Milano lanciamo un nuovo appello al governo per chiedere un piano di interventi nazionali e territoriali più incisivi che abbiano al centro la mobilità sostenibile a partire dal trasporto pubblico locale e su ferro, riscaldamento e miglioramento dell’efficienza degli edifici, ma anche l’agricoltura e la zootecnica, tra le fonti responsabili della cattiva qualità dell’aria e che dovranno essere più sostenibili”.   —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Il clima ‘influenza’ anche il linguaggio, nuove voci nello Zingarelli

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(Adnkronos) –
Per comprendere meglio i cambiamenti legati all’ambiente e per poterli raccontare in modo sempre più preciso e attento alle evoluzioni del linguaggio, Zanichelli ha scelto di inserire nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli nuove locuzioni e significati legati anche alle tematiche green.

Cinque Terre, Riomaggiore promuove turismo sostenibile: vietati sexy shop, discoteche e kebab

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(Adnkronos) – La stagione estiva si avvicina e il turismo inizia già a dare i suoi primi segnali di vitalità. Ecco che le città, soprattutto i piccoli borghi, località marittime e città dall’alto valore
artistico, naturalistico e ambientale, iniziano a prendere le misure di contenimento di un overtourism che ci si aspetta possa essere ingestibile per l’estate 2024. L’obiettivo diventa quello di mettere in sicurezza il patrimonio territoriale e i cittadini. Questo è il caso del comune di Riomaggiore che si sta avviando alla chiusura di sexy shop, discoteche e locali di prodotti di vendita di cibo come il kebab, ad esempio, per gestire al meglio il turismo nelle Cinque Terre. Vediamo insieme in cosa consistono divieti e interdizioni.  Un’intesa tra il comune di Riomaggiore e la Regione Liguria si ripropone lo scopo di contribuire al miglioramento della qualità della vita e alla qualificazione dell’area perimetrata attraverso una serie di misure. Tra queste: l’individuazione di un percorso di contrasto alle situazioni di degrado ambientale per il mantenimento dell’identità e delle tradizioni del territorio; la difesa della vocazione dell’area e la lotta al deterioramento delle condizioni economico-sociali del territorio con l’obiettivo di restituire le condizioni di sviluppo del tessuto commerciale dell’area individuata nonché di vivibilità per i cittadini, i turisti e le altre categorie che la frequentano.  Per realizzare ciò, l’intesa si è prefissa di escludere alcune tipologie merceologiche che contribuiscono “al degrado del territorio o che non rispondono agli obiettivi di sviluppo qualitativo individuati – si legge nella nota. La volontà comune è quella di – persegue la salvaguardia, la tutela e la valorizzazione del territorio del Comune di Riomaggiore ricompreso nell’ambito del Patrimonio Mondiale Unesco delle Cinque Terre, al fine di preservarne ed esaltarne le caratteristiche urbane, la vivibilità, l’ambiente, il paesaggio, il decoro e le peculiarità”.  La notizia ha attirato l’ilarità e le polemiche di cittadini del posto che si sono chiesti di quali discoteche si parli, vista la carenza delle stesse anche prima dell’interdizione, così come il divieto di friggitorie e locali che vendono kebab “che senso ha? Quali problemi arrecano al turismo?”, si legge sui social. C’è chi, invece, ha accolto positivamente la notizia, sostenendo che l’identità territoriale necessita di essere preservata considerato che “un turista che visita le Cinque Terre non vuole sentire puzza di fritto in città”. Ma vediamo quali sono le attività interdette dall’intesa. “Le attività sottoindicate – si legge nella bozza di intesa sul sito del Comune di Riomaggiore – costituiscono elencazione tassativa per cui la ricezione di istanze riferite o riferibili al loro svolgimento sotto qualsiasi forma saranno considerate irricevibili e ne sarà data comunicazione all’interessato per le vie di rito”. In altre parole, saranno vietate: —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Valencia 2024, i piani eco-sostenibili della Capitale Verde Europea

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(Adnkronos) – Nel 2024 Valencia brilla sotto i riflettori internazionali come la Capitale Verde Europea, un titolo che non solo onora la città stessa ma si estende ad abbracciare l'intera regione e oltre. Questo riconoscimento non è solo un sigillo di approvazione; è un invito a spingersi più in là, a innovare, a costruire un futuro più sostenibile per tutti. E Valencia sta accettando questa sfida con entusiasmo contagioso. I piani eco-sostenibili di Valencia sono radicati in un approccio olistico, che abbraccia tutti gli aspetti della vita urbana. Dalle iniziative per ridurre l'inquinamento atmosferico alla promozione di uno stile di vita sano e attivo, ogni aspetto della vita quotidiana è stato rivisto e rinnovato per rispettare l'ambiente. L'European Green Capital è un prestigioso riconoscimento conferito annualmente dalla Commissione europea ad una città che si è distinta per il suo impegno e i risultati ottenuti nel campo della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Questo titolo rappresenta non solo un'onorificenza per la città selezionata, ma anche un'esortazione a perseguire obiettivi ancora più ambiziosi e a promuovere pratiche eco-sostenibili che possano fungere da esempio per altre comunità urbane. Il processo di selezione dell'European Green Capital è rigoroso e basato su criteri ben definiti. Le città candidate (con più di 10mila abitanti) devono dimostrare una forte volontà e capacità di raggiungere obiettivi significativi in materia di tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Inoltre, devono impegnarsi a mantenere questi risultati nel lungo termine e a fungere da modello ispiratore per altre città che aspirano a migliorare le proprie pratiche ambientali. La valutazione delle città candidature avviene attraverso dodici indicatori ambientali chiave, che spaziano dalla qualità dell'aria e dell'acqua all'efficienza energetica, dalla mobilità sostenibile alla gestione dei rifiuti, dalla biodiversità alla governance ambientale. Le città devono presentare un piano strategico dettagliato che evidenzi il loro impegno su questi indicatori e delinei obiettivi chiari per i prossimi 5-10 anni. Ogni città finalista è sottoposta a un'attenta valutazione da parte di una giuria esperta, che analizza i progressi compiuti, le politiche adottate e le iniziative intraprese per affrontare le sfide ambientali e promuovere la sostenibilità. Solo la città che dimostra un impegno eccezionale e risultati tangibili viene eletta come European Green Capital. Il premio non è solo un riconoscimento simbolico, ma porta anche benefici tangibili alla città vincitrice. Oltre alla visibilità internazionale, la città selezionata riceve un premio in denaro per un valore di 600.000 euro, che può essere utilizzato per implementare ulteriori iniziative sostenibili e coinvolgere attivamente i cittadini nel processo di trasformazione verde. Il premio è stato istituito nel 2009 e nel corso di questi le città europee che hanno ottenuto questo ambito titolo hanno dimostrato che un impegno concreto verso la sostenibilità può portare a risultati significativi per l'ambiente e migliorare la qualità della vita dei cittadini.  Le precedenti città insignite del titolo di Green Capital europea sono Stoccolma (2010), Amburgo (2011), Vitoria-Gasteiz (2012), Nantes (2013), Copenhagen (2014), Bristol (2015), Lubiana (2016), Essen (2017), Nijmegen (2018), Oslo (2019), Lisbona (2020), Lahti (2021), Grenoble (2022) e Tallinn (2023). Durante la competizione, Valencia ha superato Cagliari in finale, basando la sua vittoria su quattro pilastri fondamentali: l’espansione delle infrastrutture verdi, il miglioramento della biodiversità urbana, l’implementazione di politiche per l’efficienza climatica ed energetica, l’incentivazione della mobilità sostenibile e la promozione di una dieta alimentare più sostenibile. La prossima città ad essere riconosciuta per i suoi sforzi ecologici sarà Vilnius, capitale lituana, che è stata scelta come Capitale Verde Europea 2025. Questa decisione è stata presa in riconoscimento del suo impegno significativo verso la sostenibilità, caratterizzato da un approccio pragmatico e realistico. Per il 2026 le iscrizioni sono ancora aperte, con scadenza 30 aprile 2024.   Valencia brilla come esempio di turismo sostenibile e il suo status di Capitale Verde Europea 2024 è una testimonianza tangibile del suo impegno verso la sostenibilità ambientale. Con oltre 400 attività programmate, la città si impegna a coinvolgere e lasciare un'impronta indelebile in tutta la comunità. Valencia ha progettato nuovi percorsi per mostrare i progressi della città in aree chiave come la natura, la mobilità sostenibile e il recupero dello spazio pubblico. Si tratta delle "Rutas verdes de València", quattro percorsi attraverso la città per scoprire la sua storia e la sua trasformazione, nonché l'impegno della cittadinanza verso la sostenibilità. Questi percorsi, “Rio Verde”, “Un centro para compartir” y “La huerta, el mar y L’ albufera, las despensas de la ciudad” e “La Esencial”, incarnano i successi di Valencia in ambiti quali gli spazi verdi, il recupero del pubblico dominio e la promozione di un'alimentazione sostenibile. La città spagnola ha adottato un approccio proattivo verso la sostenibilità ambientale, dimostrando un impegno tangibile verso la riduzione delle emissioni di carbonio, la protezione della biodiversità e la promozione di uno stile di vita più verde per i suoi abitanti. Ma il vero merito va alla sua determinazione nell'utilizzare le risorse a disposizione. Il motto di Valencia, "In missione insieme", evidenzia il forte impegno delle autorità cittadine nel collaborare con i residenti per raggiungere obiettivi di neutralità climatica e ambientale. Uno dei fattori chiave del successo di Valencia nel suo percorso verso la sostenibilità è, infatti, il coinvolgimento attivo della comunità e un'ampia campagna di sensibilizzazione e educazione ambientale. Attraverso programmi educativi nelle scuole, eventi pubblici e collaborazioni con organizzazioni locali, la città sta incoraggiando i suoi cittadini a diventare protagonisti del cambiamento ambientale. La città, con i suoi due milioni di metri quadrati di giardini e il Parco Nazionale dell'Albufera, si distingue come una meta turistica amata in tutta Europa e sta investendo nella rigenerazione urbana e nella creazione di più spazi verdi accessibili a tutti. Parchi, giardini e aree pubbliche alberate non solo contribuiscono a migliorare la qualità dell'aria e a ridurre il calore urbano, ma offrono anche opportunità per il relax e il benessere della comunità. Inoltre, la città ha in programma di dichiarare l'Albufera riserva della biosfera dell'UNESCO, riconoscendo così la sua importanza come luogo di apprendimento per lo sviluppo sostenibile. Valencia si sta spostando sempre più verso fonti energetiche rinnovabili e ha avviato progetti ambiziosi per promuovere l'efficienza energetica negli edifici pubblici e privati. L'obiettivo è ridurre al minimo l'impatto ambientale legato al consumo energetico, riducendo contemporaneamente le bollette per i cittadini, in linea con la missione di raggiungere la neutralità climatica entro il 2030. Tra le iniziative ecologiche, molte sono concentrate nel quartiere di Cabanyal. Qui, il mercato municipale alimentato da energia solare e il primo "impianto solare socializzato" della città rappresentano solo due esempi di innovazione verde. Altre iniziative includono l'illuminazione intelligente sul lungomare e la trasformazione dei lampioni in punti di ricarica per veicoli elettrici.  Uno dei punti chiave del piano eco-sostenibile di Valencia riguarda la mobilità. La città sta investendo massicciamente in infrastrutture per favorire il trasporto pubblico, la mobilità ciclabile e pedonale. Nuove piste ciclabili, ampliamenti della rete di trasporto pubblico e incentivi per l'uso di veicoli elettrici sono solo alcune delle iniziative introdotte per ridurre l'impatto ambientale legato al trasporto. Infine, attraverso un calendario ricco di eventi che spazia da mostre gastronomiche a conferenze sul clima, Valencia dimostra di essere all'avanguardia nella promozione della sostenibilità ambientale e nell'educazione della comunità. Con il suo futuro orientato alla sostenibilità, Valencia si conferma come una delle città leader nella lotta al cambiamento climatico e nella promozione di uno stile di vita più verde per tutti i suoi abitanti. Il riconoscimento di Capitale Verde Europea è solo l'inizio del viaggio di Valencia verso un futuro sostenibile. La città continua a lavorare instancabilmente per implementare nuove iniziative, coinvolgere la comunità e mantenere vivo l'impegno verso l'ambiente. Con il suo mix unico di storia, cultura e impegno ambientale, Valencia si sta guadagnando un posto di rilievo tra le città leader nella lotta al cambiamento climatico e nella promozione della sostenibilità. —sostenibilita/lifestylewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Verso il G7 Clima, Energia e Ambiente, presentata la Planet Week

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(Adnkronos) – Un palinsesto di oltre sessanta eventi che, dal 20 al 28 aprile, nella città di Torino e in Piemonte coinvolgerà soggetti pubblici, imprese, giovani, artisti e società civile sui temi green: è stato annunciato oggi a Roma, nel corso di un evento al Tempio di Adriano, il calendario della 'Planet Week', organizzata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con 'Connect4Climate', il programma di comunicazione della Banca Mondiale sui cambiamenti climatici.  La manifestazione precederà il G7 Clima, Energia e Ambiente, dal 28 al 30 aprile alla Reggia di Venaria. Per il ministro Gilberto Pichetto, “il coinvolgimento delle tante espressioni della società italiana costituisce la base imprescindibile di ogni obiettivo ambientale e climatico che ci impegniamo a raggiungere a livello istituzionale col nostro G7”.  “La Planet Week – aggiunge Pichetto – guarda al contributo di idee che i giovani, le imprese, il mondo associativo possono dare, integrate tra loro, in queste cruciali sfide del nostro tempo. Voglio ringraziare quanti, in ambito pubblico e privato, ci accompagneranno nella Planet Week e idealmente avvicineranno Torino e il Piemonte a questo storico vertice istituzionale”.  Da sabato 20 aprile e fino a domenica 28 si alterneranno decine di iniziative tra convegni, workshop, mostre, proiezioni di film ed eventi di diffusione della cultura ambientale: tra queste, le celebrazioni per la Giornata della Terra del 22 aprile e il dialogo interreligioso su Pace e Ambiente dello stesso giorno, il confronto tra giovani di oltre venti Paesi e il settore privato sul cambiamento climatico organizzato da Connect4Climate e la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, presieduta dal Politecnico di Torino. E ancora: i focus sulle nuove tecnologie, le energie del futuro e le politiche di adattamento, l’impegno trasversale dei giovani come attori del cambiamento e l’evento a Biella del 24 aprile promosso dalla Fondazione Pistoletto su arte, moda e sostenibilità.  Una media zone sarà allestita nel Museo di Palazzo Madama per un continuo aggiornamento sulle iniziative, il cui programma completo è disponibile sul sito della Planet Week, www.planetweek.org.  Attraverso una manifestazione di interesse, il Mase e Connect4Climate hanno chiamato a raccolta organizzazioni non governative, fondazioni, associazioni, università, scuole e pubbliche amministrazioni. A queste si aggiunge il settore privato, rappresentato da Enel, Italgas e Iveco Group, insieme al Consorzio Nazionale Imballaggi (Conai) e alla Camera di Commercio di Torino. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lotta alla deforestazione, in Amazzonia si vedono i primi risultati

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(Adnkronos) – In Amazzonia le politiche contro la deforestazione producono i primi risultati positivi. La svolta è arrivata l’anno scorso, quando le autorità di Brasile e Colombia, dopo un quindicennio all’insegna dello sfruttamento, hanno aumentato il loro impegno per la tutela del “polmone verde” del Pianeta. In Brasile, il paese che ospita la maggior parte della foresta, il calo del disboscamento ha fatto registrare un -39, mentre in Colombia un -49%. Lo riportano l’Università del Maryland e il WRI, che ogni anno monitorano lo stato di salute delle foreste di tutto il mondo. —sostenibilita/tendenzewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sostenibilità ambientale, per 8 italiani su 10 è una reale emergenza

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(Adnkronos) – Dalla mobilità ai consumi, le famiglie italiane sono sempre più attente ai temi legati all’ambiente: 8 italiani su 10 considerano la sostenibilità ambientale un criterio di scelta nei comportamenti quotidiani, mentre ritengono che le questioni legate al cambiamento climatico e all’economia circolare siano una vera emergenza e che il livello di attenzione mostrato dalle istituzioni italiane verso queste tematiche negli ultimi dieci anni sia insufficiente. Sono alcuni dei dati emersi da un’indagine condotta dall’istituto Eures per conto di Adoc-Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, Cittadinanzattiva, Federconsumatori, Udicon-Unione per la Difesa dei Consumatori e Unione Nazionale Consumatori (Unc).

La transizione verde e il ruolo cruciale dei metalli

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(Adnkronos) – Il pianeta Terra è immerso in profondi mutamenti dei suoi schemi climatici, richiedendo una transizione verde efficace per attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici o adattarsi alle nuove realtà ambientali. Questo processo è strettamente connesso alla crescente richiesta di metalli essenziali per la produzione di batterie, veicoli elettrici e una vasta gamma di applicazioni ad alta tecnologia necessarie per un mondo a basse emissioni di carbonio: una crescente domanda che potrebbe aprire opportunità senza precedenti per il settore minerario e dei metalli.  Tuttavia, per garantire che questa transizione avvenga senza gravi conseguenze sociali o ambientali, l'industria deve affrontare sfide significative in termini di ambiente, sociale e governance, come evidenzia l'analisi condotta da Bank J. Safra Sarasin nel suo recente report 'L'ascesa dei metalli nella transizione verde'. L'estrazione mineraria e la lavorazione dei minerali generano notevoli quantità di rifiuti e gas serra, richiedono grandi quantità di acqua e utilizzano prodotti chimici potenzialmente dannosi. Sono anche associati a numerosi abusi dei diritti umani, tra cui incidenti sulla salute e sicurezza e condizioni lavorative precarie, compreso il lavoro minorile e forzato. La domanda chiave è: può il settore minerario, fondamentale per la transizione energetica, aumentare la produzione abbastanza rapidamente da soddisfare la domanda, mentre aggiorna le sue catene di approvvigionamento per rispettare standard ESG più rigorosi? È essenziale che l'industria elimini pratiche scorrette e attui efficacemente standard robusti per ridurre al minimo il rischio di significativi impatti negativi sia sul piano sociale che ambientale.  È compito di tutti gli stakeholder, in particolare degli investitori, contribuire all'adozione delle migliori pratiche, migliorando i criteri ESG rilevanti, guidando il cambiamento e contribuendo a costruire un settore minerario responsabile per il futuro. Investire nella transizione energetica è di fondamentale importanza a causa dell'aumento continuo della domanda di metalli. Tuttavia, gli investitori devono essere consapevoli delle sfide associate all'estrazione dei metalli e devono agire in modo responsabile.  Un approccio d'investimento prudente nel settore minerario implica un approccio a tre livelli:  La crescita esponenziale dei metalli nella transizione verso un'economia verde è un fenomeno inarrestabile che riflette gli sforzi globali per mitigare i cambiamenti climatici. Nel corso dell'ultimo secolo, la produzione mondiale di metalli ha registrato un aumento senza precedenti, un trend destinato a continuare e persino accelerare a causa delle sempre più rigorose regolamentazioni ambientali. Questa crescente richiesta è alimentata dall'impellente necessità di ridurre le emissioni di carbonio e adottare soluzioni energetiche più sostenibili. I metalli, con le loro proprietà di conducibilità elettrica e termica, malleabilità e duttilità, sono al cuore di numerose industrie, dalle tecnologie aerospaziali e automobilistiche alla produzione di dispositivi medici. Tuttavia, è nel settore dell'energia verde che il ruolo dei metalli si rivela cruciale. La domanda di metalli come alluminio, rame, piombo, nichel, stagno e zinco è destinata a crescere in modo esponenziale, guidata dall'adozione su vasta scala di veicoli ibridi ed elettrici, reti elettriche avanzate e tecnologie solari fotovoltaiche. L'ascesa dei veicoli elettrici rappresenta un punto chiave di questa transizione, con un'impennata prevista nella richiesta di metalli come il litio, il cobalto e il nichel, essenziali per le batterie di questi veicoli. La rapida crescita della domanda mineraria riflette l'urgenza di raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi e di perseguire una traiettoria di zero emissioni nette entro il 2050. Questo scenario non solo offre opportunità senza precedenti per l'industria dei metalli, ma richiede anche un'impeccabile gestione delle risorse e una profonda consapevolezza dei rischi ambientali e sociali associati all'estrazione e alla lavorazione dei metalli. La transizione verso un'economia verde richiede un approccio olistico e responsabile, che tenga conto non solo delle esigenze energetiche del presente, ma anche della sostenibilità delle risorse per le generazioni future. Nel panorama della transizione energetica, una distinzione fondamentale emerge tra le risorse di petrolio e gas, ampiamente distribuite, e i depositi altamente concentrati di molti metalli essenziali. Questa concentrazione geografica presenta sia opportunità che sfide significative per l'approvvigionamento globale di risorse vitali. Il Cile si distingue come il principale produttore mondiale di rame, contribuendo a circa un quarto della produzione globale nel 2022. Allo stesso modo, Sud Africa e Repubblica Democratica del Congo rappresentano circa il 70% della produzione mondiale di platino e cobalto rispettivamente. La Cina, invece, ha mantenuto una posizione predominante nel settore delle terre rare, con una quota del 68% della produzione mondiale nel 2022. Questo fenomeno di concentrata produzione si estende anche ad altri metalli strategici come il litio, con Australia e Cile che insieme rappresentano circa il 70% dell'estrazione globale. La Cina emerge come attore chiave nel panorama delle risorse minerarie, non solo per la presenza di depositi naturali ma anche per una strategia di pianificazione deliberata. Attraverso iniziative come la Belt and Road Initiative (BRI), la Cina ha consolidato la propria posizione economica e garantito una grande proporzione di risorse minerarie e capacità di lavorazione a livello globale. La crescita esponenziale degli investimenti cinesi nei settori dei metalli e delle miniere testimonia l'ambizione di assicurare l'accesso a risorse strategiche. In risposta alla crescente dipendenza dalle forniture cinesi, l'Unione Europea ha varato il Critical Raw Materials Act (CRMA), finalizzato a garantire un'offerta di minerali critici per la transizione verde. Gli Stati Uniti, invece, hanno adottato l'Inflation Reduction Act (IRA) per incentivare progetti di energia pulita e potenziare l'offerta nazionale di minerali strategici. Entrambi gli approcci indicano un impegno a ridurre la dipendenza da fornitori esterni e promuovere la sicurezza delle catene di approvvigionamento. L'evoluzione del panorama delle risorse critiche influenzerà gli equilibri geopolitici futuri, con i paesi ricchi di minerali che guadagneranno importanza strategica. Tuttavia, la sfida rimane trovare un equilibrio tra la sicurezza delle forniture e la sostenibilità ambientale, promuovendo modelli di produzione e consumo più circolari e condivisi. Nel percorso verso un'economia decarbonizzata, l'industria mineraria diventa un tassello fondamentale. Tuttavia, è cruciale affrontare le questioni ESG che questa attività comporta, poiché influenzano direttamente l'ambiente e le comunità circostanti. L'estrazione mineraria genera una quantità considerevole di rifiuti, che derivano dai processi di estrazione e lavorazione dei metalli e dei minerali. La bassa concentrazione di metalli nelle rocce porta a una produzione massiccia di rifiuti, un problema aggravato dal declino dei gradi di minerali estratti nel tempo. La gestione delle scorie, contenenti spesso sostanze chimiche pericolose, è una sfida complessa e può portare a gravi conseguenze ambientali e sociali in caso di cedimento delle strutture di stoccaggio. L'attività mineraria richiede notevoli quantità di acqua, con un impatto significativo sulle risorse idriche locali. I processi di estrazione e lavorazione dei minerali consumano grandi volumi d'acqua e possono contaminare le fonti idriche con sostanze nocive, compromettendo l'accesso all'acqua potabile e minacciando gli ecosistemi acquatici. Il settore minerario contribuisce in modo significativo alle emissioni globali di gas serra, principalmente attraverso i processi energetici associati all'estrazione e alla lavorazione dei metalli. Il fabbisogno energetico elevato e l'uso di metodi di produzione inquinanti contribuiscono a questa impronta carbonica, che aumenterà con la crescente domanda di risorse per la transizione energetica. Le attività minerarie possono avere impatti negativi sulle comunità locali, inclusi problemi legati all'ambiente, al lavoro minorile, ai diritti fondiari e alla salute e sicurezza dei lavoratori. È fondamentale che le aziende del settore adottino politiche e pratiche che rispettino i diritti umani e si impegnino a mitigare gli impatti negativi sulle comunità locali. L'attuale contesto normativo e regolamentare sta spingendo le aziende minerarie verso una maggiore responsabilità sociale e ambientale. Mentre la domanda di minerali strategici aumenta, gli investitori sostenibili devono bilanciare la necessità di tali risorse con l'obiettivo di mitigare gli impatti negativi sull'ambiente e sulle comunità. Ciò richiede un approccio olistico che promuova pratiche di gestione responsabili, coinvolgimento delle comunità locali e trasparenza nei processi decisionali. La transizione verso un'economia verde offre opportunità significative per l'innovazione e lo sviluppo di soluzioni sostenibili nel settore minerario. Investire in aziende che adottano pratiche ESG avanzate e promuovono tecnologie alternative può contribuire a trasformare il settore verso un modello più sostenibile, garantendo al contempo un ritorno finanziario per gli investitori. In definitiva, secondo l'analisi di Bank J. Safra Sarasin il futuro dell'attività mineraria dipenderà dalla capacità del settore di bilanciare la domanda di risorse con la necessità di proteggere l'ambiente e promuovere il benessere delle comunità. Gli investitori sostenibili hanno un ruolo cruciale nel plasmare questa trasformazione, guidando le aziende verso pratiche più responsabili e contribuendo a costruire un futuro più equo e sostenibile per tutti. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tassare i super ricchi per aiutare l’ambiente: in Svizzera si vota, ma quanto gioverebbe all’Italia?

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(Adnkronos) – Tassare i super ricchi per combattere la crisi climatica: questo è il cuore dell’Iniziativa per il Futuro promossa dalla Gioventù socialista svizzera. La proposta ha raccolto 109.988 firme, la cui validità è stata confermata lo scorso 5 marzo dalla Cancelleria elvetica. Ora, il referendum per tassare i super ricchi diventa realtà e saranno gli elettori a stabilire se diventerà legge. La proposta prevede di tassare al 50% le successioni sopra i 50 milioni (al cambio attuale quasi 51 milioni di euro), che ora sono esenti da prelievo. Secondo i calcoli della Gioventù Socialista Svizzera (Giso), la tassa sui super ricchi generebbe introiti per circa 6 miliardi di franchi svizzeri all’anno, una somma da reinvestire nella lotta al cambiamento climatico: “con l’Iniziativa per il Futuro vogliamo porre le basi per una ristrutturazione socialmente giusta ed ecologica dell’economia nel suo complesso” si legge nel sito dell’organizzazione. Con 6 miliardi in più ogni anno, lo Stato potrebbe agire concretamente, ad esempio, per – Rinforzare il pacchetto di energie rinnovabili; – attuare programmi di riqualificazione per le persone che lavorano nei settori più inquinanti; – aumentare la copertura del trasporto pubblico (e quindi ridurre il numero di veicoli circolanti);  – efficientare i consumi energetici degli immobili. La proposta della Gioventù socialista svizzera è coerente con il fatto che sono i più ricchi ad inquinare di più e, spesso, quelli che inquinano di meno a subirne le conseguenze. Come riporta l’Oxfam, infatti, nel 2019, l’1% più ricco della popolazione mondiale ha inquinato quanto i 2/3 dell'intera umanità in termini di emissioni di CO2. In pratica, poco più di 77,5 milioni di persone hanno inquinato quanto 5 miliardi di persone. Vista in altri termini, nel 2019 l’1% più ricco del pianeta ha contribuito al 16% delle emissioni globali di CO2. Tale percentuale supera quella prodotta da tutti i veicoli su strada. A livello mondiale, il 10% più abbiente è responsabile della metà delle emissioni totali. Il rapporto evidenzia come una persona che fa parte dell’1% più ricco, in media, inquina in un anno quanto una persona del restante 99% fa in 1.500 anni. Tradotto in altri termini, le emissioni generate da questi 77 milioni ogni anno annullano i benefici derivanti da quasi un milione di pale eoliche.  Dunque, l’aspetto sociale influisce direttamente quello ambientale: “Per anni – ha spiegato Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia – abbiamo lottato per creare le condizioni di una transizione giusta che ponga fine all’era dei combustibili fossili, salvare milioni di vite e il pianeta. Ma raggiungere quest’obiettivo cruciale sarà impossibile se non porremo fine alla crescente concentrazione di reddito e ricchezza che si riflette in disuguaglianze economiche sempre più marcate e contribuisce all’accelerazione del cambiamento climatico”.  Il gap tra ricchi e poveri si fa sentire pesantemente anche in Italia dove, a fine 2022, l’1% patrimonialmente più facoltoso deteneva una ricchezza 84 volte superiore a quella del 20% più povero della popolazione. Il dato, anch’esso comunicato dall’Oxfam, trova conferma nei dati di Bankitalia secondo cui il 5% delle famiglie più abbienti detiene circa il 46% della ricchezza netta totale. Per questo Oxfam propone un'imposta progressiva sui grandi patrimoni, applicata ai più ricchi, in relazione alle loro emissioni più elevate (qui la raccolta firme). L’organizzazione stima che “se applicata ad esempio a quei 50 mila italiani più ricchi, con un patrimonio netto al di sopra dei 5,4 milioni di euro, l’imposta potrebbe produrre risorse fino a 16 miliardi di euro all’anno!” per la sola Italia. Secondo i dati del Boston consulting group, che si occupa di consulenza strategica, nel 2019 l’Italia contava 400 mila milionari, cioè persone che detengono un patrimonio di almeno un milione di dollari (praticamente 1 milione di euro al cambio attuale) in ricchezza finanziaria, l'1% della popolazione adulta.  In assenza di dati specifici su quanti detengano un patrimonio di almeno 50 milioni di euro, si può utilizzare l’informazione del report secondo cui gli italiani con un patrimonio di almeno 100 milioni di dollari (poco meno in euro) erano 1.700. Un numero sicuramente più alto oggi, visto l’aumento della forbice reddituale. Ora, ipotizzando che questi patrimoni siano tutti pari a 100 milioni di euro (anche se questo è solo il valore minimo considerato), la proposta di tassare i super ricchi, avanzata in Svizzera, in Italia genererebbe circa 85 miliardi di euro considerando realizzate tutte le successioni. Senza considerare che le successioni, per natura, non si esaurirebbero ma continuerebbero di generazione in generazione. In assenza di dati specifici, il dato è frutto di una stima (fortemente) al ribasso. Si sta calcolando, infatti, il valore minimo dei patrimoni di queste 1.700 persone e non si sta considerando che, secondo la proposta svizzera, verrebbero tassate anche quelle con patrimonio incluso tra 50 e 100 milioni. Proprio questa impostazione metodologica, unita al dato numerico appena dedotto, lascia presagire che una misura del genere avrebbe un impatto rilevante sulle casse del Paese. Alcune trasformazioni suggerite dal Giso, tra l’altro, sarebbero molto urgenti in Italia. In particolare, il patrimonio immobiliare italiano ha un grave problema di efficienza energetica. Secondo i dati Arera, in Italia quasi 6 immobili su 10 rientrano nelle due peggiori classi energetiche (F e G). Si tratta quindi di circa 5 milioni di edifici, ognuno dei quali composto da una o più unità immobiliari, che dovranno essere riqualificati entro il 2030 e il 2033, secondo la Direttiva Case Green.  Proprio al fine di ottemperare gli obblighi stabiliti dall’Ue, le famiglie italiane che dovranno migliorare l’efficienza energetica dei propri immobili spenderanno dai 20.000 ai 50.000 euro a seconda dei casi (qui per tutti gli approfondimenti sulla Direttiva Case Green). Se ci si sposta sul fronte dei trasporti, la situazione non cambia. Un recente report di Legambiente ha mostrato la scarsa copertura del trasporto sui binari in Italia, assolutamente insufficiente a coprire le esigenze dei milioni di lavoratori che ogni giorno si devono spostare per raggiungere il proprio posto di lavoro. Al netto della passione degli italiani per le auto, non è un caso che l’Italia sia il Paese con più auto per abitanti in tutta l’Ue.  Cosa si può fare allora per ridurre l’inquinamento lungo la penisola? Investire sull’elettrico, come suggerito all’Adnkronos dal presidente di Legambiente Stefano Ciafani, sul trasporto pubblico e sull’efficientamento energetico delle case.  Interventi che non possono essere relegati (o affidati) solo all’iniziativa del privato, perché la qualità dell’aria e il contrasto al cambiamento climatico sono di interesse pubblico. A settembre 2021, gli svizzeri avevano già bocciato una iniziativa popolare analoga a quella proposta dalla Gioventù Socialista Svizzera (64,9% no contro il 35,1% sì). In quel caso l’iniziativa lanciata dai Giovani socialisti chiedeva di aumentare la tassa sul reddito da capitale (dividendi, azioni, interessi sul patrimonio e affitti) rispetto alla normale imposta sul reddito. In quel caso, la proposta fu bocciata da 2 votanti su 3 perché ritenuta complessa, astratta e pericolosa per la prosperità del Paese. La proposta avanzata dalla Gioventù socialista svizzera è diversa perché non riguarda solo questo tipo di redditi, ma in generale i patrimoni oltre i 50 milioni di franchi e ora aspetta il vaglio delle urne.  Si può e si deve considerare, però, che una flat tax come quella proposta dalla Giso non è l’unica opzione. Un’alternativa potrebbe essere quella avanzata da Oxfam di aumentare la tassazione dei più ricchi, mantenendo comunque un principio di progressività, che sarebbe in linea con l’articolo 53 della Costituzione italiana.  Mentre la temperatura globale aumenta e il tempo stringe, ignorare gli stimoli che vengono dalla Svizzera e dall’Oxfam sarebbe impossibile. Persino in uno Stato che da anni discute di patrimoniale, senza aver mai trovato una soluzione che vada bene a tutti. Ambiente incluso. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

La foresta pluviale sta scomparendo

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(Adnkronos) – Avete presente quanto è grande una campo da calcio? Ora pensate a 10 campi da calcio idealmente posizionati uno di fianco all’altro.

Sostenibilità sul web: Tesla la parola più cercata dagli italiani, crolla cambiamento climatico

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(Adnkronos) – Gli italiani sono sempre più attenti alla sostenibilità, ma quali sono le ricerche più frequenti sul tema?  Le risposte arrivano dall’Osservatorio Karma Metrix che offre un’analisi approfondita delle ricerche effettuate su Google nel corso del 2023 a tema sostenibilità. Al centro resta ancora la sostenibilità ambientale, ma l’analisi di Karma Metrix, organizzazione impegnata nella misurazione, certificazione e miglioramento dell’impatto ambientale dei siti web, evidenzia come gli italiani siano più sensibili di prima alle tematiche sociali e strategiche legate alla sostenibilità. Prima di entrare nell’analisi delle singole parole chiave, è interessante dare uno sguardo alle macrocategorie più attenzionate dagli italiani.  Quella che ha raccolto più ricerche è “inquinamento” che somma quasi 700.000 ricerche
al mese. Il rapporto spiega che rientrano in questa macrocategoria “tutti quei termini di ricerca che riguardano le cause o le conseguenze dell’inquinamento. Non solo parole chiave come inquinamento o cambiamento climatico, ma anche termini come CO2, impronta ecologica, deforestazione, impatto ambientale”.  Nonostante il primato, la categoria mostra un calo significativo (-23%) rispetto all’anno precedente. “Questo dato – è l’ipotesi di Karma Metrix – potrebbe suggerire un’assimilazione matura del problema e un passaggio all’azione, più che alla semplice ricerca informativa”. Altra categoria calda è quella che raccoglie temi relativi a “sostenibilità e sviluppo sostenibile”, con quasi 660.000 ricerche al mese. In questa categoria rientrano “tutti quei termini che riguardino la sostenibilità in senso generico o lo sviluppo sostenibile, anche come strumenti accessori come le energie rinnovabili”. Troviamo allora “agenda 2030”, “sviluppo sostenibile”, “economia circolare” (14.800 ricerche), “green economy”, “energia rinnovabile” ma anche “comunità energetiche” (9.900 ricerche/mese) o “Giornata dalla Terra” (12.100 ricerche, la giornata mondiale sulla sostenibilità più cercata su Google). Il volume di ricerche in questa categoria ha subito un incremento del 66,3% rispetto al 2021. Sul podio, anche se sul gradino più basso, la categoria “mobilità”, che conta un totale di 244.700 ricerche al mese trainata da “monopattino elettrico” (90.500 ricerche); “scooter elettrico” (33.100 ricerche) e “auto elettrica” (33.100 ricerche).  Rientrano in questa macrocategoria anche ricerche come “biciletta elettrica”, “car sharing” e “colonnine ricarica auto elettriche”. Inoltre, la scarsa presenza di queste ultime genera è tra i principali ostacoli alla transizione elettrica che in Italia è ancora monca ma che, come ha ribadito il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, è inevitabilmente il futuro della mobilità.  In cima alla lista delle parole più cercate in assoluto in Italia nel contesto della sostenibilità troviamo “Tesla”, con ben 368.000 ricerche al mese. Sebbene sia un marchio, rappresenta anche un chiaro segno dell’interesse crescente verso i veicoli elettrici e l’innovazione nel settore, secondo Fabio Mecarone, marketing & sustainability manager di Karma Metrix. Il termine “Tesla” ha registrato un aumento del 50% rispetto al 2021, quando contava 246.000 ricerche mensili. Al secondo posto, con 210.000 ricerche al mese, troviamo “cambiamento climatico”, anche se ha subito un calo del 55% rispetto al 2021, passando da 450.000 a 210.000 ricerche mensili. Questo potrebbe riflettere un cambiamento nell’opinione pubblica, con un maggiore interesse per gli effetti tangibili del cambiamento climatico, come evidenziato dalla terza parola chiave più ricercata: “inondazioni”. Quest’ultima ha registrato un aumento del 800% rispetto all’anno precedente, con 165.000 ricerche al mese. Questa forte crescita nel volume di ricerche legate agli eventi climatici estremi suggerisce una reazione immediata alle crescenti preoccupazioni climatiche, confermando che gli impatti del clima sono al centro dell’attenzione pubblica. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Karma Metrix sui trend di ricerca degli utenti nel 2023, “Agenda 2030” si colloca al quarto posto con 110.000 ricerche mensili. Da sottolineare la tendenza verso una maggiore focalizzazione sugli aspetti specifici di tali obiettivi, segno di una crescente consapevolezza e desiderio di approfondimento da parte del pubblico. Al quinto posto, “Cop 28” che registra oltre 91.000 ricerche mensili e riflette l’attenzione degli italiani verso le decisioni da cui dipende il futuro del pianeta. Analogo discorso vale per il resto dei cittadini europei: per oltre la metà degli elettori Ue la sostenibilità è una priorità da affrontare, ma meno di un terzo ritiene che finora le politiche dell’Ue abbiano avuto un impatto positivo sull’ambiente come emerge da un recente sondaggio Ipsos-Euronews. Segue “monopattino elettrico”, con 90.500 ricerche al mese, a conferma dell’interesse verso la mobilità sostenibile e delle soluzioni innovative nel settore dei trasporti. Greta Thunberg, con 74.000 ricerche mensili, continua a catalizzare l’attenzione come figura di spicco nel dibattito sullo sviluppo sostenibile e l’azione climatica, anche se sta progressivamente passando il testimone ad altri giovani attivisti, Vanessa Nakate in primis. Le ultime tre posizioni della top ten sono dominate dalla mobilità elettrica, con “monopattini elettrici” (al plurale), “scooter elettrico” e “auto elettrica” a conferma dell’interesse verso soluzioni di trasporto a basse emissioni e dell’evoluzione verso un approccio più pragmatico nel fronteggiare le sfide ambientali. Se fino a qualche anno fa sostenibilità era quasi sempre sinonimo di sostenibilità ambientale, ora l’attenzione si sta spostando anche sulle altre aree Esg, ovvero la sostenibilità sociale e di governance.  Lo confermano le approfondite analisi di Karma Metrix dove si nota l’aumento delle ricerche legate alle certificazioni Iso, anche se non rientra ancora nelle 10 parole chiave più cercate. fornisce una visione preziosa sulle inclinazioni della società verso la gestione ambientale. In particolare, la più ricercata è la “Iso 9001” con 12.100 ricerche al mese, davanti alla normativa “Iso 14001” che conta 6.600 ricerche. Questo forte interesse indica una crescente consapevolezza delle aziende italiane sull’importanza di adottare sistemi di gestione sostenibili. Non solo si tratta di conformarsi alle normative, ma anche di migliorare l’efficienza operativa, ridurre i rischi e aumentare la competitività sul mercato. Meno a sorpresa vista l’enorme e tanto discusso impatto sulle aziende, trovano spazio le ricerche legate alla
direttiva Csrd
(Corporate Sustainability Reporting Directive) con 2.900 ricerche al mese. Trovano grande riscontro anche gli standard Gri, focalizzati sui bilanci di sostenibilità, con 3.600 ricerche. Questi dati confermano l’importanza crescente per le aziende di lavorare sui bilanci di sostenibilità, sia per adempiere agli obblighi normativi che per una scelta volontaria, riflettendo una consapevolezza sempre più diffusa dell’impatto ambientale delle attività economiche. In definitiva, l’Osservatorio Karma Metrix dimostra che la sostenibilità si è affermata come una protagonista tra le ricerche web degli italiani nel 2023. Il totale complessivo delle ricerche ha infatti registrato un +17%, passando da 6,5 milioni a 7,6 milioni.  Per quanto riguarda le tendenze specifiche, l’organizzazione evidenzia un’evoluzione verso temi più strategici come la generica “sostenibilità” o le più specifiche ricerche “Esg” e “Agenda 2030”. Il volume di ricerche in questa categoria ha subito un incremento del 66.3%. Al contrario tematiche come “inquinamento e climate change” hanno subito un calo significativo (-23%) rispetto al 2022. Il dato numerico da solo non basta per intercettare i cambiamenti nella popolazione: il calo delle ricerche può riflettere una maggiore maturità e consapevolezza sul cambiamento climatico e sulle conseguenze dell’inquinamento. In pratica, le persone si sono informate molto negli anni passati e ora fanno ricerche più specifiche o “settoriali”. Da evidenziare come la cronaca incida sulla percezione dei cittadini. Infatti, nonostante il calo delle ricerche alla voce “inquinamento” e “climate change”, la terza parola chiave più cercata nell’ambito della sostenibilità è stata “inondazione”, che ha raccolto il 13,5% del traffico di ricerca tematica passando da 1.900 ricerche mensili del 2022 alle 165.000 dello scorso anno. Impossibile non pensare alle numerose inondazioni che hanno colpito la penisola durante lo scorso anno, in particolare quelle emiliane qualificate tra i peggiori disastri ambientali del 2023.  Non a caso, parole come “Alluvione Emilia Romagna” e “Alluvione Emilia” sono passate a 27.100 e 18.100 ricerche mensili. Entrambe erano a zero solo un anno prima. —sostenibilita/tendenzewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Contrastare il cambiamento climatico è una priorità per gli elettori europei

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(Adnkronos) – Si avvicina la data delle elezioni europee, che in Italia si svolgeranno l’8 e il 9 giugno 2024, ma quali sono i temi più sentiti dagli elettori europei? Agire per contrastare il cambiamento climatico è una delle priorità per oltre la metà dei cittadini del Vecchio Continente. Per contro, meno di un terzo di essi ritiene che sinora l’UE abbia avuto un impatto positivo in difesa dell’ambiente. È quanto emerge dal primo sondaggio paneuropeo di questo genere svolto da Euronews e Ipsos su un campione di quasi 26 mila persone di 18 diversi Paesi. Dunque, se da un lato i cittadini sentono forte la necessità di dover fare qualcosa di concreto per limitare i danni degli eventi climatici sempre più disastrosi, dall’altro emergono non poche perplessità circa l’operato dell’UE in difesa dell’ambiente e delle persone. Contrastare il cambiamento climatico non è però sentito come una priorità allo stesso modo dai cittadini dei diversi Stati membri dell’UE. Sono soprattutto danesi (69% degli interpellati) portoghesi (67%) e svedesi (62%) a considerarlo come un tema centrale di cui dovrebbe occuparsi maggiormente il Governo centrale europeo. Al contrario, polacchi, cechi e finlandesi ritengono la questione non prioritaria: nel complesso solo il 34% del totale degli elettori di questi tre Paesi pensano sia un tema fondamentale. In particolare, in Polonia il 35% degli intervistati ritiene che la lotta al cambiamento climatico sia una questione secondaria. A livello di genere e fascia d’età, le donne europee sono più propense a pensare che le questioni inerenti al cambiamento climatico siano prioritarie, il 55% contro il 45% degli uomini. Il sondaggio sottolinea che, invece, l’età non rappresenta un elemento fondamentale nelle scelte dei cittadini europei, infatti, circa la metà di tutte le fasce ritiene la questione del clima prioritaria, circa un terzo la considera “solo” importante. Se da un lato le nuove direttive europee introdotte negli ultimi anni hanno portato notevoli cambiamenti anche mediante l’applicazione di misure drastiche per cercare di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030, dall’altro la percezione dei cittadini sull’impatto di tali norme non è molto positiva. Solo il 32% degli elettori europei ritiene che l’UE abbia avuto effetti favorevoli sulla protezione dell’ambiente. Tra i cittadini che hanno un parere positivo circa l’operato del Governo europeo su tali temi vi sono al primo posto i rumeni (48%), seguiti dai portoghesi (47%) e dai finlandesi (45%). All’opposto, tra i più critici ci sono i francesi: il 39% di loro ritiene che Bruxelles abbia addirittura avuto un impatto negativo sul contrasto al cambiamento climatico. Molto critici anche gli olandesi, solo uno su quattro ha una visione positiva dell’azione ambientale dell’Unione. Proprio in Francia e Paesi Bassi, infatti, si sono di recente tenute grandi manifestazioni di protesta, specie degli agricoltori, contro il Green Deal che sarebbe la causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti comunitari a discapito di quelli extra UE. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Qualità dell’aria, solo 7 Paesi rispettano limiti Oms sul Pm2.5

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(Adnkronos) – Solo 7 Paesi al mondo rispettano i limiti di Pm2.5 fissati dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Anche se, in generale, l’aria risulta più pulita

Economia circolare, nuove norme UE contro gli sprechi

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(Adnkronos) – Ogni cittadino europeo in media produce ogni anno 131 kg di rifiuti alimentari, per complessivi 60 milioni di tonnellate. Oltre agli sprechi alimentari, anche quelli del settore tessile raggiungono numeri importanti: 12,6 milioni di tonnellate all’anno, dei quali 5,2 milioni di tonnellate provengono da abbigliamento e calzature. Se a ciò si aggiunge che solo l’1% dei rifiuti tessili vengono riciclati per la produzione di nuovi prodotti, si fa presto a comprendere quanto sia necessaria una decisa accelerazione in ottica di economia circolare. Un primo passo sembra essere stato fatto dal Parlamento Europeo che ha di recente votato nuove norme per affrontare il problema degli sprechi alimentari e di quelli della cosiddetta fast fashion.  La normativa comprende nuovi obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti da raggiungere a livello di singoli Stati membri dell’UE entro il 2030. Nel dettaglio, viene indicata una riduzione minima del 20% nella produzione e trasformazione alimentare, percentuale raddoppiata rispetto a quanto in precedenza indicato dalla Commissione, e del 40% pro capite nella vendita al dettaglio, ristoranti, servizi alimentari e consumatori, rispetto al 30% fissato dalle precedenti norme. In aggiunta, il Parlamento ha chiesto formalmente alla Commissione di valutare se apportare ulteriori modifiche introducendo percentuali di riduzione di rifiuti ancora più elevate per il 2035. Le nuove norme inoltre dovrebbero istituire regimi di responsabilità estesa del produttore, mediante i quali i produttori che vendono prodotti tessili nell’UE sono tenuti a coprire i costi relativi a raccolta differenziata, cernita e riciclo. Gli Stati membri avrebbero tempo 18 mesi dopo l’entrata in vigore della nuova direttiva (contro i 30 mesi proposti in precedenza dalla Commissione) per adottare tali regimi. Le nuove normative riguarderebbero diverse categorie di prodotti, quali abbigliamento e accessori, calzature, materassi, tappeti, biancheria da letto, tende, compresi i materiali che contengono cuoio, gomma, plastica. L’iter delle nuove norme dovrebbe riprendere il percorso legislativo dopo le elezioni europee che si svolgeranno dal 6 al 9 giugno 2024. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Greenwashing, ok del Parlamento Ue alla Direttiva Green Claims: cosa prevede

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(Adnkronos) – Con la direttiva Green Claims, l’Ue fa un ulteriore passo verso un’informazione trasparente e veritiera nell’ambito delle comunicazioni sostenibili. Il voto favorevole dell’Europarlamento alla Direttiva Green Claims (“Dichiarazioni ambientali”) contro il greenwashing è avvenuto martedì 12 marzo con un ampio margine di consenso (467 favorevoli, 65 contrari e 74 astensioni). La nuova posizione mira a porre fine alla diffusione di dichiarazioni ecologiche fuorvianti e a promuovere pratiche di sostenibilità autentiche. Con questo voto, l’Europarlamento invia un chiaro segnale alle imprese affinché assumano un approccio più responsabile e trasparente nei confronti dei consumatori, in modo che la transizione verso un’economia verde e sostenibile non sia solo di facciata.  La proposta presentata un anno fa dalla Commissione Europea ha messo in luce un problema diffuso: la presenza di dichiarazioni green fuorvianti da parte di molti operatori economici.  Ecco cosa prevedono le nuove norme approvate dall’Europarlamento: – Nessuna etichetta senza prova: sicuramente la novità più impattante del testo. Le scritte come “biodegradabile”, “meno inquinante” o “a risparmio idrico” non saranno più ammesse a meno che le aziende non possano fornire prove scientifiche e verificate da enti terzi indipendenti circa la loro veridicità. Non solo: le aziende dovranno fornire queste prove prima di poter commercializzare i propri prodotti con le relative “dichiarazioni green”; – Tempi certi: le autorità nazionali avranno 30 giorni per valutare le dichiarazioni ambientali e le relative prove, con la possibilità di procedure semplificate per i casi più semplici; – Limiti al “carbon neutral”: le aziende non potranno fare dichiarazioni ecologiche basate esclusivamente sugli schemi di compensazione delle emissioni di anidride carbonica. Le imprese potranno utilizzare tali schemi solo dopo aver ridotto al minimo le proprie emissioni. In particolare, i crediti di carbonio degli schemi dovranno essere certificati, come già stabilito dal Carbon Removals Certification Framework; – Sostanze pericolose: le dichiarazioni verdi sui prodotti contenenti sostanze pericolose saranno permesse temporaneamente, ma la Commissione valuterà se debbano essere vietate del tutto. Sotto il profilo sanzionatorio, le aziende che utilizzano dichiarazioni ambientali non verificate potrebbero essere soggette a multe fino al 4% del fatturato annuale o all’esclusione da appalti pubblici o sussidi per un anno. La direttiva Green Claims prevede che le microimprese (meno di 10 dipendenti e fatturato annuo al di sotto dei 2 milioni di euro) siano esentate dalle nuove norme, mentre le Pmi (meno di 250 dipendenti e fatturato annuo inferiore ai 50 milioni di euro o bilancio inferiore ai 43 milioni di euro) avranno un anno in più per adeguarsi. Come riporta economiacircolare.com, già dal 2014 almeno il 75% dei beni sul mercato conteneva dichiarazioni green. Tuttavia, secondo la Commissione Ue, nel 2020 almeno il 53,3% delle informazioni su ambiente e clima presenti in etichetta su un campione esteso di prodotti era ingannevole, il 40% completamente prive di fondamento. Tipica fattispecie di greenwashing. Nel 2022, sono stati identificati 18 casi di greenwashing che hanno coinvolto importanti brand internazionali. L’uso di affermazioni ambientali da parte delle aziende per promuovere un’immagine di sostenibilità che non corrisponde alla realtà è cresciuto di pari passo con la maggiore sensibilità dei consumatori verso la sostenibilità dei prodotti e servizi acquistati.  Le dichiarazioni di greenwashing più frequenti riguardano l’uso improprio di termini come “sostenibile”, “eco-friendly”, “verde”, o l’abuso di certificazioni ambientali poco chiare o ingannevoli. Queste affermazioni possono variare dalla presunta neutralità carbonica di un’azienda, all’utilizzo di materiali riciclati o biologici nei loro prodotti, fino a promesse di contributi alla riduzione dell’inquinamento o alla conservazione della biodiversità, che in realtà non trovano riscontro nelle pratiche aziendali. La consapevolezza dei consumatori riguardo al greenwashing è in crescita, grazie all’aumento dell’attenzione mediatica e alla diffusione di informazioni tramite organizzazioni ambientaliste e piattaforme di divulgazione. Questo ha portato a una maggiore vigilanza da parte dei consumatori, che si mostrano sempre più critici e informati riguardo alle affermazioni ambientali delle aziende. La crescente consapevolezza dei consumatori può anche generare un effetto paradossale: il green hushing, quando le aziende non comunicano il proprio impegno sostenibile per paura di cadere nel…greenwashing.  Le aziende possono “optare” per il green hushing per il timore di essere criticati o accusati di greenwashing se le azioni sostenibili non sono sufficienti o coerenti con il settore di appartenenza; l’incertezza sull’efficacia e sulla misurabilità delle proprie politiche ambientali; la scarsa consapevolezza o importanza attribuita al tema della sostenibilità, considerato come un costo e non come un investimento; la volontà di mantenere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti, evitando di rivelare le proprie strategie e i propri risultati. Eppure, il green hushing è una (non) scelta che non fa bene a nessuno: le aziende perdono l’opportunità di migliorare la reputazione e la fiducia dei consumatori, mentre le buone pratiche e i benefici che la sostenibilità può portare in termini di efficienza, risparmio, qualità e differenziazione restano celati. È innegabile, infatti, che le politiche responsabili adottati da aziende più o meno grandi, spesso diventino un modello da seguire per le altre imprese del settore, contribuendo così a creare uno standard migliore per la sostenibilità. Il focus della Direttiva Green Claim è, chiaramente, la protezione dei consumatori, perché mira a fornire informazioni più accurate e affidabili per permettere agli utenti di effettuare scelte consapevoli.  Il provvedimento, però, non mira solo a proteggere i consumatori da affermazioni ingannevoli, ma anche a realizzare una competizione leale tra le imprese che adottano effettivamente pratiche sostenibili. Con l’evolversi del contesto normativo e sociale, adottare pratiche ambientali trasparenti e verificabili non solo è in linea con le richieste dell’Ue, ma potenzia anche la fiducia dei consumatori nell’autenticità delle dichiarazioni di sostenibilità.  L’iter della Direttiva Green Claim non è ancora concluso, ma il voto dello scorso 12 marzo sarà legalmente vincolante anche per la prossima legislatura. Dopo l’elezione degli eurodeputati del 6-9 giugno, i nuovi rappresentanti riprenderanno il testo da questo punto per passare al trilogo con Consiglio e Commissione, dopo che anche i rappresentanti dei governi nazionali avranno approvato la propria posizione negoziale presso il Consiglio.  Nel frattempo, il relatore della commissione Ambiente dell’europarlamento Cyrus Engerer (S&D) ha evidenziato la natura del provvedimento: “La nostra posizione – ha spiegato a margine del voto – pone fine alla proliferazione di dichiarazioni ecologiche fuorvianti che hanno ingannato i consumatori per troppo tempo. Faremo in modo che le aziende dispongano degli strumenti giusti per adottare pratiche di sostenibilità autentiche. I consumatori europei vogliono fare scelte sostenibili. Tutti coloro che offrono prodotti o servizi devono garantire che le loro dichiarazioni siano verificate scientificamente”. —sostenibilita/csrwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Chiamato il Gargano, il Gargano risponde

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Tempo di lettura: 6 minuti Biscotti: I saperi devono integrarsi ֎Intervista a Nello Biscotti anima dell'iniziativa della Carta di Calenella. «Mancano come è noto gli spazi fisici della discussione e del confronto. Il virtuale ci […]

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Sostenibilità aziendale migliora, ma troppe decisioni dipendono da una sola persona

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(Adnkronos) – Un’azienda su due è convinta che la sostenibilità sia parte integrante del proprio business e si reputa un’organizzazione orientata a tale scopo.

Foreste certificate, un milione di ettari targati Pefc

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(Adnkronos) – Gli ettari di foreste gestite in maniera sostenibile in Italia salgono a quota 980.611,54 nel 2023, con un incremento del +5,9% rispetto all’anno precedente, 14 nuove certificazioni e 14 regioni con almeno una foresta certificata.

L’intelligenza artificiale fa paura? Cos’è l’Ai Anxiety e come combatterla in azienda

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(Adnkronos) – L’intelligenza artificiale spaventa il 77% dei professionisti italiani. Lo riporta l’Osservatorio dedicato del Politecnico di Milano. Dalla diffusione all’applicazione della tecnologia, l’Ai fa paura, in Italia così come nel resto degli altri Paesi.

Solo il 15% dei milanesi utilizza esclusivamente il trasporto pubblico per recarsi al lavoro

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(Adnkronos) – La mobilità è sempre più un aspetto centrale della transizione green, a partire dalla riduzione dei voli e delle auto private che circolano nelle strade di tutto il mondo.