Auto nuove e manutenzione puntuale per abbattere la CO[P]2[/P]

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Solo con la sostituzione delle auto vecchie nelle otto maggiori città italiane si abbatterebbe la CO2 di un milione di tonnellate

Sostituendo le auto Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 attualmente circolanti nelle 8 maggiori città italiane con veicoli nuovi e più efficienti, si abbatterebbero di oltre 1 milione di tonnellate all’anno le emissioni di anidride carbonica.
Questi dati emergono da uno studio dell’Osservatorio Autopromotec, una struttura di ricerca specializzata in studi sul settore dell’autotrasporto. Secondo l’Osservatorio occorre agire su più fronti incentivando gli acquisti di autovetture Euro 4 o Euro 5 a basse emissioni e favorendo l’installazione di impianti a metano o gpl sulle auto più vecchie. Ma soprattutto, promuovere la corretta manutenzione di tutte le auto circolanti, in quanto il livello delle emissioni inquinanti è molto più elevato per le vetture non sottoposte a periodica manutenzione. Per queste ragioni è opportuno, sottolinea l’Osservatorio Autopromotec, che gli automobilisti riservino maggiore attenzione alla messa a punto delle vetture e alle verifiche periodiche dei gas di scarico e del livello delle emissioni inquinanti.
Certo aggiornare il parco macchine esistente eliminando le auto euro 0-1-2, e manutenere correttamente le auto, sicuramente ha i suoi effetti sulla riduzione delle emissioni, ma non è un’azione strutturale.
È opportuno attuare politiche di mitigazione dei fenomeni che siano in grado di traghettare le società verso uno sviluppo meno invasivo e più collettivo e che pongano traguardi strategici, migliorandone la struttura e le abitudini di vita.
Questo ci riporta al tema della necessità di interpretazione dei mutamenti globali, e soprattutto di una guida politica che cerchi di realizzare le cosiddette politiche «win win», cioè che agiscano su di un settore conseguendo però vantaggi in più fronti.
Uno suggerimento interessante in quest’ottica, lo ha fornito l’epidemiologo McMichael, indicando lo stato di salute come un indice in grado di misurare la sostenibilità dello sviluppo. In altre parole, la salute fisica delle persone può dirci se la via intrapresa per la crescita complessiva della società sia anche sostenibile.
I suoi studi hanno dimostrato come lo stato di salute dipenda da variabili che sono in primo luogo peculiari dello sviluppo delle società umane: è un indice che misura molto perché dipende dalla pressione antropica, dalla struttura della società, dal livello di consumo, dalle modificazioni ambientali e dal progresso tecnologico, ma anche dalla equità nell’accesso alle risorse.
Il settore dei trasporti è un ottimo esempio per l’attuazione di politica win win, in grado di raggiungere obiettivi su più fronti: risparmio energetico, riduzione delle emissioni, miglioramento dello stato di salute dei cittadini.
Agendo al livello locale, sono possibili politiche e azioni che riducano, sia l’emissione di gas serra, sia fattori di rischio importanti, quali il sovrappeso e la sedentarietà e, dunque, consentano di diminuire l’incidenza di malattie croniche. Sappiamo che nelle città europee, il 50% degli spostamenti con macchina privata coprono distanze inferiori a 5 km, questi spostamenti sono pienamente alla portata di biciclette o pedoni.
Il settore trasporti in Europa è il secondo per emissione di gas serra (28%) e per consumo di energia fossile (30%). I paesi europei sono anche gravati da un peso sanitario importante.
Un forte intervento di promozione del trasposto pubblico che traguardi alla trasformazione progressiva delle città per favorire la mobilità ciclabile e pedonale, produrrebbe vantaggi evidenti sia sulla salute dell’uomo sia sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Come? Ad esempio, investendo su mezzi pubblici adibiti al trasporto di bici, attuando percorsi dedicati nei centri e nelle periferie, istituendo parcheggi di scambio, scoraggiando il ricorso all’automobile privata con zone a pedaggio o divieto di parcheggio nei centri urbani ed altro ancora.

(Maurizio Matera)
(22 Dicembre 2008)