Due torrenti storici dell’Arno, fra salvaguardia e valorizzazione

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Gli sforzi per salvare il Mugnone e il Terzolle. Lo studio ha riguardato l’approfondimento della conoscenza dello stato di qualità complessivo dei due torrenti, valutandone la funzionalità, il grado di naturalità e la qualità delle acque, confrontando quanto rilevato allo stato attuale con i dati pregressi e con le pressioni che continuano ad interessare i corsi d’acqua

L’antropizzazione ha portato ad una sostanziale modifica delle caratteristiche dei corsi d’acqua i quali soprattutto nelle aree cittadine hanno perso le loro funzioni ricreative e di ristoro per la popolazione.
In molti fiumi sono necessari interventi di ripristino e riqualificazione, è per questo motivo che ad Arpat è sembrato utile procedere ad un’analisi degli .
I risultati sono stati resi noti durante un incontro, svoltosi presso la sede del Dipartimento Arpat di Firenze il 7 marzo, a cui hanno partecipato numerosi esperti e personalità delle istituzioni fiorentine: erano, infatti, presenti rappresentati di Comune, Provincia e Regione Toscana, ma anche di Università e Cnr, nonché di associazioni ambientaliste quali Legambiente, Wwf e l’Associazione italiana naturalisti.

Lo studio è stato favorito dalle modifiche normative sull’argomento ed in particolare dal recepimento della Direttiva Europea 2000/60/CE nella legislazione italiana con il D. Lgs 152/06 in quanto si propone una nuova strategia per la protezione degli ambienti idrici superficiali e la valutazione della qualità attraverso il monitoraggio è diventato uno strumento conoscitivo basilare.
Disposizioni per la pianificazione territoriale, la conservazione e la valorizzazione dell’ambiente sono presenti anche nel Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Firenze e nei Piani Strutturali dei Comuni interessati (Firenze Fiesole Sesto Fiorentino Vaglia).

Lo studio presentato da Arpat ha riguardato l’approfondimento della conoscenza dello stato di qualità complessivo dei due torrenti, valutandone la funzionalità, il grado di naturalità e la qualità delle acque, confrontando quanto rilevato allo stato attuale con i dati pregressi e con le pressioni che continuano ad interessare i corsi d’acqua (scarichi, captazioni, opere idrauliche) allo stesso tempo è stato cercato d’individuare i possibili interventi per il miglioramento della qualità degli ecosistemi e del rapporto del cittadino con l’ambiente fluviale.

Il torrente Mugnone è tra i corpi idrici significativi individuati dalla Regione Toscana, perciò è stato monitorato mensilmente per le sue caratteristiche chimico?fisico-batteriologiche e biologiche, mentre il Terzolle è stato oggetto di studio solo episodicamente. L’analisi dei dati ottenuti è, in ogni caso, importante, poiché costituisce il principale affluente del Mugnone e lo influenza significativamente.
Per la valutazione dello stato dei due corsi d’acqua, sono stati usati l’Indice Biotico Esteso, i parametri chimicofisico-batteriologici, l’Indice di Funzionalità Fluviale, l’Indice Diatomico di eutrofizzazione-polluzione, l’analisi dei popolamenti di macrofite acquatiche.
Grazie alla collaborazione con altri enti istituzionali è stato possibile ricostruire le caratteristiche dei due corpi idrici.

La campagna di monitoraggio 2006-2007 ha messo in luce che la qualità chimico fisica batteriologica della matrice acquosa dei torrenti è migliorata a partire dagli anni 80 grazie all’emanazione di normativa specifica, dall’entrata in funzione di impianti di depurazione e dalla chiusura di attività industriali e artigianali.
Le condizioni di funzionalità, invece, mostrano una compromissione degli ecosistemi e dei loro meccanismi di base, percepibile già nei tratti a monte e che è particolarmente elevata nei tratti urbanizzati.
Mentre il Lim (Livello di inquinamento da macrodescrittori) indica uno stato sufficiente, dunque nei limiti previsti dal D. Lgs 152/99 per il raggiungimento degli obbiettivi di qualità ambientale previsti per il 2008, i valori Ibe (Indice Biotico Esteso) sono peggiori, indicativi di un ambiente molto alterato ed influenzano in modo negativo il livello di qualità dello stato ecologico.
Tali risultati sono da mettere in relazione con le condizioni ecologiche di gran parte del corso del torrente ed in particolare del tratto cittadino che risulta caratterizzato da una pesante artificializzazione, un substrato costituito da uno strato limoso anossico con una velocità di corrente molto bassa. Si verifica così una condizione di banalizzazione della diversità ambientale sia a livello di microhabitat (granulometria del substrato, parametri micromabientali) sia a livello superiore (sequenza buche, raschi, meandri, aree a diversa velocità di corrente) che non permette la vita a comunità macrobentoniche stabili e diversificate e determina una bassa funzionalità fluviale.

Dallo studio della comunità diatomica del torrente Mugnone risulta una buona qualità dell’ambiente acquatico solamente nella parte superiore del bacino, mentre nella zona centrale del percorso fluviale fino alla confluenza nell’Arno è evidentemente compromessa.

Analoghe considerazioni possono essere fatte per il torrente Terzolle. Sono stati proposti possibili interventi di risanamento dei corsi d’acqua, che agiscano soprattutto a monte dei tratti cittadini, dove è possibile intervenire senza interferire con l’assetto urbano e con le problematiche legate al rischio idraulico. Gli interventi gestionali e strutturali che potrebbero portare, se utilizzati in maniera integrata, ad un miglioramento della funzionalità e della qualità biologica di questi corsi d’acqua potrebbero essere i seguenti:

? monitoraggio, quantificazione e regolamentazione dei consumi idrici allo scopo di assicurare il deflusso minimo vitale ai torrenti.
? Regolamentazione della manutenzione e dei tagli della vegetazione riparia e acquatica allo scopo di garantire almeno alcune delle funzioni che la vegetazione naturale esplica.
? Piantumazione di essenze arboree e arbustive riparie nei tratti dove le arginature lasciano più spazio per intervenire, compatibilmente con i piani di protezione civile.
? Ripristino, ove possibile, della diversità del substrato dell’alveo con materiali naturali.
? Creazione di scale di risalita per l’ittiofauna.
? Sostituzione delle difese spondali in cemento e materiali artificiali di piccola entità con protezioni spondali che utilizzano materiali naturali.

(Fonte Arpat)
(23 Marzo 2008)