La doppia anima dello scienziato a fumetti, tra stereotipi e coscienza

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A partire dai loro modelli ispiratori Faust e Frankenstein, gli scienziati dei fumetti di fantascienza (ma non solo) hanno percorso la storia dei comics fin dalle origini o quasi, intenti (quasi sempre, almeno all’inizio) a salvare il mondo o a bramarne la conquista

Dal mirabolante dottor Zarro delle avventure di Flash Gordon, al Virus del duo Pedrocchi/Molino, dal supereroe Mister Fantastic al misterioso dottor Einmug di «Topolino contro l’uomo nuvola», sfileranno scienziati di ogni genere e fattezza, mad doctor famosi come l’Hellingen del bonelliano Zagor e meno noti, come il Demoniak che addirittura vuole costruire una super-razza che si sostituisca all’umanità, fino ai più moderni protagonisti delle strip di Jeff Hawke o ai biologi della saga di Uomini e topi alle prese con le problematiche dell’ingegneria genetica.
In questo suo percorso, forzatamente limitato, ma arricchito di immagini, lo scienziato passerà da ingegnere casalingo, costruttore di mirabolanti apparecchiature nel cortile di casa, a scienziato atomico alle prese con i dilemmi delle armi nucleari e alle responsabilità che il suo ruolo comporta; affronterà persino la prova più dura per ogni scienziato «vero» di questa terra: la ricerca di finanziamenti, e risolverà problemi «casalinghi», inventando elettrodomestici ultrasofisticati pur di risparmiare fatiche alla dolce consorte (come il Reed Richards dei Fantastici Quattro).
Ci sarà poi chi metterà sotto accusa lo scienziato a fumetti, sia che si tratti del fisico Oppenheimer, «processato» dai lettori in un famosissimo fumetto apparso negli anni Settanta sul Corriere dei ragazzi, scritto da Mino Milani e disegnato da Milo Manara, oppure del mirabolante Mister Fantastic (di nuovo), che John Byrne mette alla sbarra con l’accusa addirittura di genocidio. Qualcuno poi addirittura risolverà vicende gialle, come il professor Mortimer della saga franco-belga di E. P. Jacobs.
Infine, non mancano le parodie e le versioni «buffe» dell’uomo in camice bianco: come lo scalcinato Grunf di Alan Ford, l’Archimede Pitagorico disneyano, il dottor Wothhasnozzle della strip Sappo (opera del grande E.C. Segar, celeberrimo creatore di Popeye, il nostro Braccio di Ferro), o il Pier Lambicchi con l’arcivernice di Corrierina memoria, tutti in grado di strappare una risata dinanzi alle loro strampalate invenzioni.

(Fonte Museo Nazionale dell’Antartide)