Città più verdi: Cagliari batte tutti

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Calano le emissioni da trasporto, ma la qualità dell’aria rimane critica. Acqua potabile: nel solo 2006, hanno consumato più di tutte le città di Torino, Brescia e Roma, mentre Livorno, Foggia e Prato si aggiudicano il podio, in quanto responsabili di un consumo di acqua più parsimonioso? L’inquinamento, il traffico, i PM e il mare

Presentata presso la sede romana dell’Apat, la IV edizione del Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano. Il convegno, a cui sono intervenuti il Presidente dell’Agenzia, Giancarlo Viglione, nonché i Presidenti delle regioni Lazio e Lombardia, Piero Marrazzo e Roberto Formigoni, è stato chiuso dal ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio.
A disposizione dell’ampio uditorio, importanti ed aggiornate informazioni sul verde pubblico urbano, le emissioni di PM10, il traffico veicolare, la qualità dei mari che lambiscono le città, lo sfruttamento dell’ target=”_blank”>acqua per uso domestico.
Interessanti i dati emersi, apportatori di utili spunti di riflessione sia per i cittadini sia per gli Amministratori, chiamati a gestire il territorio urbano, in funzione della necessità di tutelare, tra gli altri, il verde e la qualità dell’aria.

Aumentano i polmoni delle 24 città italiane con più di 150.000 abitanti: i migliori risultati a Napoli, che registra una crescita del verde cittadino del 19,5%, tra il 2000 e il 2006; seguono gli esempi virtuosi di Cagliari (8%) e Torino (5,6%).
Al 2006, è Cagliari a vantare il primato di città con la percentuale maggiore di verde urbano (53%), rincorsa da Verona (46%) e da Palermo (34%). Bassi i valori delle città meridionali: Taranto, Foggia, Messina, Bari e Reggio Calabria.
Il Rapporto, nella sua edizione 2008, introduce una novità: il focus dedicato alla natura in città, sia negli aspetti dedicati alla biodiversità animale sia alla componente vegetale. In quest’ultimo ambito si inserisce la segnalazione delle «Buone pratiche dalle città», ovvero le esperienze più significative avviate a livello locale, come il censimento dello stato di salute degli alberi a Genova e l’integrazione della Rete Ecologica nel piano regolatore del Comune di Roma.

Diminuisce il consumo di acqua per uso domestico, sceso dai 75,3 m3 del 2000 ai 64,9 del 2006. È soprattutto al Sud la diminuzione più significativa, grazie ad efficaci misure di razionamento: in cima alla lista, e in riferimento al periodo dal 2002 al 2006, Taranto, Bari, Reggio Calabria e Catania. Nel solo 2006, hanno consumato più di tutte le città di Torino, Brescia e Roma, mentre Livorno, Foggia e Prato si aggiudicano il podio, in quanto responsabili di un consumo di acqua più parsimonioso.

(Giuliana Bevilacqua)