La conferenza regionale della pesca e dell’acquacoltura

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Anche Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana), attraverso la sua «Area mare» porterà il proprio contributo alla prossima Comferenza regionale della pesca e dell’acquacoltura che si svolgerà a Castiglioncello (Livorno)

Da più di venti anni l’Area mare di Arpat (prima come Crip) ha in corso programmi di monitoraggio della consistenza e dello stato di sfruttamento delle risorse ittiche toscane. Le ricerche hanno permesso di mettere a punto consistenti banche dati, di acquisire informazioni sulla biologia delle risorse e sull’ecologia delle aree sfruttate, di effettuare esperimenti pilota sulla selettività degli attrezzi.
La ricerca scientifica sulla pesca e le risorse ittiche nei mari della Toscana, può essere considerata conseguente alla Legge 41 del 1982: solo da allora infatti sono iniziati studi scientifici realizzati continuativamente e in modo coordinato ed estesi all’intera regione. L’esempio più importante è costituito dal progetto Grund di valutazione delle risorse demersali (finanziato dal MiPaf) che dal 1984 ad oggi ha permesso di realizzare diverse migliaia di campionamenti ad opera di Arpat. Da metà degli anni ’90 è intervenuta nel settore l’Unione Europea che ha supportato vari altri programmi quali Medits e Sfop che hanno portato ad una approfondita conoscenza della distribuzione spaziale di centinaia di specie ittiche, delle loro variazioni di abbondanza nel tempo, delle caratteristiche biologiche di tali specie e
dell’impatto dell’attività di pesca sull’ecosistema.
Il programma Sfop ha permesso di realizzare in Toscana
numerosi progetti mirati a studiare peculiarità della pesca
locale, in particolare la pesca artigianale; sono stati sperimentati attrezzi più selettivi, tecniche di pesca a
ridotto impatto ambientale, sono stati acquisiti importanti
elementi conoscitivi per la gestione della pesca su piccola scala spaziale. A partire dal 2002, in seguito ai Regolamenti Comunitari n° 1543 e 1639 è iniziato il programma di raccolta dati (Dcr, Data Collection Regulation) che prevede, attraverso protocolli standardizzati a livello mediterraneo, la realizzazione di campagne sperimentali la raccolta di dati di sbarcato e socioeconomici, di dati biologici (struttura della cattura per età, periodo e taglie riproduttive) e, infine, stime quali e quantitative dello scarto. La ricerca sulla pesca in Toscana, a parte casi sporadici, da oltre 30 anni è stata realizzata principalmente da Arpat e Cibm (Consorzio Interuniversitario di Biologia Marina). La pesca in Toscana rappresenta una attività radicata nel territorio. Il naviglio da pesca toscano è disperso in un complesso di porti ed approdi e si presenta molto variegato per struttura e dimensioni. Contemporaneamente alla presenza di una flottiglia
peschereccia caratterizzata da un buon livello d’organizzazione industriale, esiste un gran numero di piccole imprese artigianali che operano con imbarcazioni di ridotte dimensioni. In Toscana sono presenti 25 porti pescherecci, ove sono registrate 617 imbarcazioni da pesca di cui 466 appartengono alla pesca artigianale, 136 allo strascico e 15 alla circuizione. I principali attrezzi da pesca utilizzati dalla marineria toscana sono le reti di posta, i palangari, la circuizione e lo strascico. La diversificazione degli ambienti, le caratteristiche oceanografiche e produttive dei mari toscani, fanno sì che il pool di risorse ittiche sia relativamente ricco e diversificato, come risulta dell’elevato grado di multispecificità riscontrabile nei prodotti della pesca. Anche lo sfruttamento delle risorse mostra un’elevata diversificazione, come risulta dalle interazioni-spazio temporali tra differenti attrezzi e tra differenti marinerie nello sfruttamento della stessa specie (pesca multiattrezzo). Il catturato complessivo della pesca si aggira intorno alle 11000 tonnellate annue con ricavi complessivi di circa 50 milioni di euro. La maggior parte delle catture proviene dalla circuizione (circa 6000 t); lo sbarcato dello strascico è minore (3800 t), ma con una maggiore importanza sui ricavi (58% del valore complessivo). La pesca artigianale sbarca circa 1000 t
annue (9% del totale), ma contribuisce al 22% nei ricavi. La
pesca sportiva è un settore molto rilevante nei mari toscani
ed ha sicuramente un’incidenza non trascurabile sullo stato di
sfruttamento di alcune specie costiere commercialmente importanti.
Il settore della pesca in Toscana, è soggetto da alcuni anni ad
una crisi che si manifesta sia con una progressiva diminuzione
della produzione sia con una sensibile riduzione degli addetti.
Le cause principali di questo fenomeno sono da ricercarsi nella diminuzione della redditività delle risorse causata dal sovrasfruttamento delle stesse, nell’aumento dei costi di operazione e nell’obsolescenza del naviglio. Dal punto di vista ambientale, l’attività non solo ha prodotto una riduzione dell’abbondanza di numerose specie, talvolta si è arrivato alla estinzione a livello locale (es. il caso di alcuni pesci cartilaginei, specie che sono molto sensibili alla pressione di pesca). Inoltre, la riduzione della biodiversità (sia riguardante le specie d’interesse commerciale e non) fa sì che questi ambienti siano più vulnerabili e meno inclini a reagire velocemente ed adeguatamente (recuperarsi) all’azione negativa di diverse fonti di stress de origine biotico o abiotico (prelievo ittico, inquinamento di vario tipo, cambiamento globale del clima, cementificazione delle coste, modifiche alla idrodinamica nella fascia costiera, distruzione delle praterie di Posidonia, prelievo di materiale dai fondali). L’Area Mare mantiene un monitoraggio continuo sulla biodiversità a diversi livelli delle comunità e della rete trofica dell’ecosistema marino (comunità di pesci pelagici e demersali, zooplankton,. fitoplankton, zoo e fito
benthos) e contribuisce a valutare il possibile impatto di qualsiasi intervento umano nella fascia costiera o sull’entità e
struttura demografica delle risorse marine rinnovabili.
Sono anche acquisite informazioni sulla biologia ed ecologia
delle specie ittiche, sui principali ambienti e popolamenti
sfruttati dalla pesca, sulla dinamica spazio temporale dello
sforzo di pesca e sulle caratteristiche dei principali attrezzi
in uso per capire meglio l’impatto antropico su questo ambiente e per promuovere iniziative mirate al miglioramento delle situazioni compromesse. L’Area Mare utilizza l’enorme knowhow acquisito durante una trentennale esperienza per modellizzare i processi e per fare previsioni delle conseguenze di misure gestionali alternative.
Costruzione di modelli per la valutazione dell’impatto della
pesca sulle e risorse Le valutazioni sullo stato delle risorse condotte nell’area ottenute con diversi metodi e in diversi periodi hanno mostrato risultati sostanzialmente convergenti, indicando, seppure in una condizione di sostanziale stabilità negli ultimi 20 anni, uno sfruttamento eccessivo (superiore a quello ottimale) di molte delle risorse presenti e una cattura troppo precoce . In particolare, la pesca usa attrezzi poco selettivi ed esercita una pressione troppo elevata sulle forme giovanili, tanto che lo sbarcato commerciale è, in molti casi, composto per la maggior parte da esemplari di piccola taglia.
Da rilevare che lo stato delle risorse toscane, pur evidenziando una sostanziale concordanza di risultati e di andamenti temporali, in alcuni casi presenta differenze tra settori geografici. Aspetti legati all’idrologia e alle caratteristiche delle masse d’acqua, alla biogeografia,
alla distribuzione dello sforzo di pesca e al successo nella produzione delle nuove generazioni (reclutamento) delle specie principali, indicano la presenza di realtà locali distinte identificabili attraverso gli assemblaggi di specie e i regimi di sfruttamento; questi aspetti suggeriscono quindi l’opportunità di calibrare gli interventi gestionali su determinati stocks, tenendo in considerazione anche le specificità a scala geografica più ridotta di quella delle acque regionali.
La creazione su base spaziale di Zone di Tutela Biologica per
proteggere aree di particolare pregio ambientale o critiche per
certe specie (aree di nursery, aree di riproduzione, ecc.) potrebbe essere per la tutela di alcune specie e per l’intero ecosistema un valido strumento gestionale. Attualmente in Toscana sono presente zone con diversi sistemi di protezione nell’area dell’Arcipelago Toscano. Principali aree di nursery di nasello individuate nelle acque della Toscana Inoltre, recentemente è stata istituita al largo dell’Isola del
Giglio una Zona di Tutela Biologica (Ztb) dove la pesca a strascico è proibita. La rimodulazione delle aree esistenti ed, eventualmente, la definizione di nuove aree, sono obiettivi primari delle ricerche da condure nell’immediato futuro.
Alla luce di questi risultati si evince la necessità di continuare
nell’opera di monitoraggio e valutazione dello stato delle risorse
e dell’ambiente marino. Esiste comunque la necessità di compiere maggiori sforzi al fine di ottenere un’informazione più esaustiva sulle tipologie di pesca praticate, per la quantificazione della pressione di pesca e anche su alcuni aspetti biologici delle specie, (es. sulle interazioni inter-specifiche), sulle interazioni fra i sistemi di pesca che possono competere nella catura di una certa specie, per la conoscenza degli assemblaggi di specie che sono spesso il
target dell’attività, e in fine sull’impatto della pesca
sull’ecosistema. In questo contesto è auspicabile un ruolo sempre più attivo della Regione Toscana attraverso gli strumenti previsti dalla Legge Regionale 66/2005. In particolare, appare ormai imprescindibile da una gestione adeguata delle risorse dei mari toscani la necessità
di mettere a punto progetti pilota che riguardino aspetti
quali la chiusura di aree, la gestione di aree attraverso la quantificazione dello sforzo di pesca che può essere esercitato, la sperimentazione di nuovi attrezzi più selettivi, ecc.